martedì 29 dicembre 2020

Varie Citazioni da Libri Amati 3

at dicembre 29, 2020 0 comments

Hai cambiato la mia vita (The Law of Moses)

"Immaginai il figlio del crack, Moses, con una crepa che gli correva lungo il corpo, come se si fosse spezzato durante il parto. Lo so che il termine si riferisce a un'altra cosa. Tuttavia, non riuscivo a togliermi l'immagine dalla testa. Forse, il fatto che fosse spezzato mi spinse sin dall'inizio verso di lui."


"Qualunque sia stata la ragione, quando Moses arrivò a Levan per me fu come trovare altra acqua: fredda, profonda, imprevedibile e, come la pozza del canyon, pericolosa, perché non sai mai cosa nasconde sotto la superficie. E, come facevo da sempre, mi buttai di testa, anche se me l'avevano proibito. Stavolta, però, andai a fondo."


"Barcollai leggermente, e iniziai a rendermi conto dell'esperienza orribile che avevo vissuto. Sempre più chiaramente, sempre di più. Dovevo andare a casa. Moses forse percepì che stavo lentamente precipitando nell'abisso, perché senza dire una parola allungò una mano e mi strinse il braccio, lievemente, offrendomi un sostegno. In quel momento lo amai, più di quanto credessi possibile. Molto più di quanto i nostri pochi incontri potessero giustificare. Il casinista, il delinquente, il bambino spezzato. Era diventato il mio eroe."


"Di nascosto, l'avevo guardata molte volte mentre si allenava. Dal giorno dell'incidente nel fienile, l'avevo evitata. Non sapevo come fare con lei. Era un cane sciolto. Una ragazza di paese che parlava e pensava in modo semplice, con una spiccata onestà che mi eccitava e mi respingeva insieme. Mi faceva venire voglia di scappare e, allo stesso tempo, la pensavo di continuo."


"Voleva viaggiare per il mondo e vedere i grandi capolavori dell'arte. Era il suo sogno. Lo lasciai parlare, in silenzio, dando il mio contributo solo nei momenti di stanchezza, quando aveva bisogno di una pausa. Volevo che continuasse a raccontare. Volevo sapere tutto di lui. Volevo che si confidasse. Di tanto in tanto, mentre dipingeva, soprattutto, mi donava degli attimi di confidenza di cui facevo tesoro, come una bambina che raccoglie fragili conchiglie e sassolini lucenti. E, quando non ero con lui, prendevo i miei tesori e li rigiravo nella mente, studiandoli da ogni prospettiva, imparando a conoscerlo."


"Pensai all'immagine di lei addormentata, la notte che avevo dipinto il soffitto della sua stanza. Avevo sbirciato fra le assi dell'impalcatura, e l'avevo vista proprio sotto di me. Era rannicchiata e stringeva un cuscino che aveva tolto da sotto le coperte. Era come se fluttuassi sopra di lei, con il corpo sospeso a quasi due metri d'altezza. Aveva i capelli sciolti sulle spalle, dello stesso colore dei campi di grano che circondavano il nostro paesino. Però non erano secchi e pungenti come le spighe, bensì setosi, folti e ondulati per via della treccia che aveva tenuto tutto il giorno. Era alta, non quanto me, slanciata e snella, con la pelle ambrata e occhi marrone scuro, che contrastavano con i capelli chiari. Il mio oppsto. Io avevo gli occhi chiari e i capelli scuri. Forse, messi insieme, avremmo appianato le nostre stranezze fisiche. Al pensiero mi irrigidii. Nessuno ci avrebbe messo insieme. Sicuramente non io."


"Rimasi a fissare Georgia a lungo, molto a lungo, quella ragazza tenace quanto i fantasmi nella mia testa. Per una volta, il mio cervello si riempì di immagini create da me, sogni che io avevo partorito. E, per la primissima volta, mi addormentai con Georgia sotto di me e la pace nel cuore."


"Fra le luci e le ombre, i suoi occhi marroni sembravano neri, dello stesso colore dell'acqua in cui eravamo immersi. Allungai una mano cieca per trovare un appiglio che mi impedisse di caderci dentro. La mano destra di Georgia era ancora appoggiata al muro, accanto alla mia, e mi sorpresi a tracciare il contorno delle sue dita, tutt'intorno, come fanno i bambini. Mi fermai alla base del pollice. Poi, continuai, salendo e sfiorandole il braccio, leggero come una piuma, fino ad arrivare alla spalla. Accarezzai le clavicole, prima una e poi l'altra, fino a ridiscendere sull'altro braccio. Quando arrivai alle dita, le intrecciai alle mie, stringendo forte. Aspettai che fosse lei ad avvicinarsi, a posare la bocca sulla mia, a guidare, come desiderava. Invece Georgia rimase ferma a guardarmi, stringendo la mia mano sotto la superficie dell'acqua. A quel punto, mi arresi. Ero impaziente.Le sue labbra erano fredde e bagnate, e immagino che anche le mie fossero uguali. Il calore della sua bocca, tuttavia, mi accolse come un abbraccio. Mi abbandonai al tepore con un sospiro che avrei trovato imbarazzante, se lei non avesse esalato uno del tutto simile."


"<<Mi piace la tua pelle. Amo il colore dei tuoi occhi. Dovrei forse ignorarlo?>>, sussurrò, e in quel momento il mio cuore corse fino al recinto, saltò la staccionata e tornò di corsa da me, felice e frastornato. <<Ti piace la mia pelle?>> bisbigliai, sorpresa. <<Sì>>, confessò lui, e tornò a guardare i cavalli. Era la cosa più bella che mi avesse mai detto. Rimasi immobile, muta e felice. <<Se dovessi dipingermi, quali colori sceglieresti?>>. Lo volevo sapere. <<Marrone, bianco, oro, rosa e pesca>>, sospirò. <<Dovrei sperimentare>>. <<Lo farai, un giorno?>>. Lo desideravo con tutta me stessa. <<No>>. Sospirò una seconda volta. <<Perché?>>. Cercai di non offendermi. <<E' più facile dipingere le cose nella mia testa delle cose che vedo con i miei occhi>>. <<Allora... disegnami a memoria.>>"


"La maggior parte del tempo, la trattavo di merda. E lei scrollava le spalle e tornava alla carica. Non la disturbava e, aquanto pareva, non la persuadeva a lasciarmi perdere. Il problema era che mi piaceva baciarla. Mi piaceva la sensazione dei suoi capelli fra le mani e anche il suo corpo, quando mi stava appiccicata e invadeva il mio spazio, chiedendo e dando attenzioni, ogni singolo minuto. E poi mi faceva ridere. Non ero uno che ride spesso. Più che sorridere, imprecavo. La vita non era affatto divertente. Invece, Georgia era estremamente divertente. Ridere e baciarsi non ti facilitano la vita se vuoi convincere l'altra persona a sparire. Infatti, lei non se ne andava."


"<<E queste sono le mie>>. Baciò il mignolo. <<Gli occhi di Moses>>. Passò all'anulare. <<Il sorriso di Moses>>. Un altro bacio sul dito più lungo. <<La risata di Moses>>. Aveva le labbra morbidissime. <<I dipinti di Moses>>. Arrivò al pollice e accostò la bocca al polpastrello. <<I baci di Moses>>. Alla fine, premette la bocca contro il palmo. <<Queste sono le cinque cose belle di Georgia per oggi. Erano anche le mie cose belle di ieri, e lo saranno anche di domani e di dopodomani, finché i tuoi baci non diventeranno vecchi. Poi, dovrò inventarmi qualcos'altro>>."


"Quando si perdeva, tuttavia, e iniziava a dipingere come un diavolo, raffigurando scene incredibili che venivano da un universo nascosto dietro i suoi occhi ambra e verdi, non riuscivo ad avvicinarmi. Volevo che mi ritraesse. Volevo stare in posa davanti a lui e lasciare che mi ricoprisse di colore, volevo essere una delle sue creazioni. Volevo fare parte del suo mondo. Volevo un cantuccio, là dentro. Era ironico, ma per la prima volta nella mia vita volevo integrarmi, se integrarsi significava essere inglobata dai suoi pensieri, risucchiata nella sua testa. Forse era l'età, diciassette anni, forse era il primo amore, il primo desiderio fisico. Fosse quello che fosse, lo volevo con una disprazione tale che mi consumava. Non avevo mai voluto niente con quella forza. E non riuscivo a immaginare di provare lo stesso in futuro per qualcun altro."


"Volevo fare tutto ciò che il mio corpo desiderava fare. Volevo dipingere il suo corpo di rosso e volevo che lui usasse il suo corpo per dipingere il mio, fino ad annullare qualsiasi differenza, senza più nero o bianco, senza passato e senza futuro, senza delitto né castigo. Solo un rosso vivo, vivo come il mio desiderio. Invece, le leggi esistevano. E le regole anche. Le leggi della natura e le leggi della vita. Le leggi dell'amore e le leggi della morte. Quando le infrangi, non puoi sfuggire alle conseguenze. E noi due, come tante coppie di amanti sfortunati prima di noi, e tante che sarebbero venute dopo, eravamo governati da quelle leggi, che decidessimo di rispettarle o no."


"Lasciai che mi raggiungesse. E quando arrivò, mi voltai verso di lei e la strinsi fortissimo, tanto che i nostri cuori si fusero e iniziarono a battere allo stesso ritmo. Il mio batteva contro i suoi seni, e il suo rispondeva contro il mio petto, sfidandomi come piaceva a lei. La baciai mille volte sulle labbra, lasciando che il colore della sua bocca inondasse la mia mente turbata, sommergendo le immagini nella testa, finché non restò solamente Georgia, solamente baci rosa e chiaro di luna, solamente calore. Toccai il suo corpo e scaldai le mani sulla sua pelle, finché le domande non volarono via con il vento. E la ragazza che avevo dipinto sul cavalcavia di cemento tenne il viso rivolto al cielo e ci lasciò soli."


"Ci muovevamo in uno spazio ancestrale, talmente immerso nel presente che i battiti dei nostri cuori divennero un metromono assordante che scandiva il tempo, che accompagnava il momento. Ero piena di meraviglia, non riuscivo a distogliere lo sguardo da lui. Non riuscivo neppure a chiudere gli occhi. <<Moses, Moses, Moses>>, gridava il mio cuore, e la mia bocca gli faceva eco. I suoi occhi erano sgranati, come i miei probabilmente. Aveva il fiato corto e le sue labbra, quando non erano premute sulle mie, rimanevano leggermente dischiuse, ansimanti, mentre ci aggrappavamo l'uno all'altra, con le dita intrecciate e gli occhi incollati. I nostri corpi si muovevano a un ritmo antico quanto la terra su cui eravamo distesi."


"Nessuno mi aveva detto che resistere sarebbe stato come respirare da una cannuccia. Inutile, impossibile, utopico. Infatti, avevo gettato via la cannuccia e respirato a pieni polmini, li avevo riempiti di Moses, ingoiando grosse boccate d'aria, incapace di rallentare o di concentrarmi su altro che non fosse il prossimo respiro. Forse avrei potuto stargli lontana. Forse avrei dovuto. Ma la sera prima non c'ero riuscita. E, alla luce del giorno, seduta al sole sbiadito di un mese di ottobre, con il volto di un'altra ragazza che mi fissava, dipinto dal mio amante, da colui che possedeva il mio corpo e la mia anima, rimpiansi di non averlo fatto."


"Non sapevo come dare loro la notizia, non sapevo come ammettere davanti ai miei genitori che avevano ragione, e io torto. Non ero un'adulta. Ero una ragazzina indifesa, un ruolo che avevo sempre odiato. Me ne ero sempre fatta beffe. Avevo sempre fatto la dura. Mi piaceva, mi piaceva essere forte come i ragazzi. Peccato che non ero forte come loro. Ero debole. Dannatamente debole. Ero stata debole, e la mia debolezza aveva generato un figlio, un figlio senza padre. Forse Moses non mi aveva abbandonato - come poteva, se non mi era mai appartenuto? Mi sentivo comunque abbandonata. Abbandonata e solissima. In sua difesa, potevo affermare che forse lui era ancora più solo, forse era lui quello abbamndonato. Ma non potevo pensare a Moses. Lui non tornò, ed essere arrabbiata divenne più facile."


"Non volevo tornare a Levan, da Georgia, o agli anni precedenti. Non ero mai voluto tornare, e negli anni avevo sepolto il suo ricordo sotto una pila di sassi, l'avevo sotterrata in fondo al mare. Nonostante questo, ogni volta che dividevo le acque e permettevo ai ricordi delle persone di raggiungermi, l'immagine di Georgia tornava in superficie, e la pensavo, la ricordavo. Ricordavo quanto l'avevo voluta e odiata, e desideravo che mi lasciasse in pace e allo stesso tempo non mi abbandonasse mai. Mi mancava. E quando mi mancava, facevo la lista delle cose che odiavo. Cinque cose che odiavo. Lei aveva sempre in serbo cinque cose belle, io cinque cose odiose."


"Molte cose che non potevo odiare. La sua focosità, la sua vena testarda, il modo in cui si aggrappava a me con le gambe, i suoi occhi nei miei, che mi chiedevano di darle tutto, mentre mi sforzavo di prenderla senza innamorarmi di lei. Lei mi aveva voluto, dal primo momento all'ultimo. Anche nelle pieghe più intime. Era ancora bellissima."


"L'urlo riverberò dentro di me quando la connessione fu interrotta e il flusso di immagini nel mio cervello si dissolse. Ma Eli non se ne andò. Piegò la testa di lato e attese. Poi accennò un sorriso triste, come se sapesse che ciò che mi aveva mostrato mi avrebbe fatto soffrire.  E io sprofondai la faccia nelle mani e piansi."


"Moses, chino al mio fianco, piangeva un figlio che non aveva mai conosciuto. Esprimeva apertamente il suo dolore, la sua disperazione, e niente avrebbe potuto sorprendermi più di questo. La sua sofferenza gli gocciolava dalle dita e bagnava la terra, addolcendomi il cuore. Infine si voltò e mi venne vicino e, anche se gli tremavano le labbra e aveva il respiro rotto, si calmò, smettendo di piangere. <<Perché sei qui, Moses?>>, mormorai. <<Perché sei tornato?>>. Lui girò leggermente la testa e mi guardò negli occhi. La rabbia era sparita. Anche l'odio, ma forse era solo una tregua. Sostenni il suo sguardo, pensando che lui stesse leggendo le stesse emozioni sulla mia faccia. Niente rabbia. Disperazione, accettazione, dolore. Ma non rabbia. <<E' stato lui a riportarmi qui, Georgia>>."


"Non potei che mostrarmi d'accordo: non volevo pensare alla vecchia Georgia e al vecchio Moses e alla passione di un tempo. Avevo seppellito i ricordi e il ritorno a Levan mi aveva fatto tornare la voglia di rivisitarli. Avrei voluto baciarla fino a bruciarle le labbra, fare l'amore con lei nel fienile e nuotare nella torre idrica, e soprattutto, avrei voluto liberarla dal dolore che la schiacciava."


"Chinai il capo e la baciai, prima che lei potesse aprir bocca o scappare via, prima guardarla o di poterci ripensare. Non volevo vedere. Volevo sentire. E udire. E gustare. La sua bocca mi riempì la mente di colori. Come tutte le altre volte. Rosa. I suoi baci erano rosa. Morbido rosa tramonto, striato d'oro. Spirali rosate sbocciarono sulle mie palpebre abbassate, e premetti con forza le labbra contro le sue, lasciandole i capelli e la vita per prenderle il viso tra le mani, per fissare i colori e non farli sbiadire. Poi le sue labbra si schiusero sotto le mie e i colori divennero correnti palpitanti di rosso e oro, pulsarono contro i miei occhi come se il soffice guizzo della sua lingua lasciasse strisce di fuoco."


"Ma i suoi disegni erano così: meravigliosi e terribili. Meravigliosi perché riportavano in vita i ricordi, terribili per lo stesso motivo. Il tempo sbiadisce la memoria, smussando le asperità del lutto. Ma i dipinti di Moses erano pieni di vita e ci ricordavano la nostra perdita." 


"Avevo paura di parlare. Mi limitai ad annuire, accettando il suo perdono. E lei sorrise. Ero troppo carico emotivamente per rispondere al sorriso, temevo che schiudere le labbra, anche solo di poco, avrebbe riaperto tutte le mie vecchie ferite. Le sfiorai una guancia, con tenerezza e gratitudine, poi lasciai cadere la mano. <<Ora sono cinque cose belle, Moses>>, disse. <<Il tuo perdono. E il mio>>."


"<<Chi sei , Moses? Non sei più lo stesso. Non credevo che fosse possibile innamorarmi di nuovo di te>>. Le lacrime mi rigavano la faccia, ma non le asciugai. <<Tu non sapevi amare. Non so cosa fare con la persona che sei diventato>>. <<Sapevo amare. Ti amavo già allora. Solo che non sapevo come dimostrartelo>>. <<E poi cosa è successo?>>, domandai. <<Eli. Me l'ha insegnato lui>>, rispose. Per fortuna, non sollevò la testa dai miei capelli. Avevo bisogno di un po' di tempo per pensare alla risposta. Sapevo che se l'avessi guardato con compassione, paura o incredulità, quello che avevamo appena costruito sarebbe crollato. E avevo finalmente capito che se volevo amarlo, nel vero senso della parola, non solo perché lo desideravo o perché avevo bisogno di lui, dovevo accettare quello che era. Così gli posai le labbra sul collo e mormorai: <<Grazie, Eli>>. Moses sussultò e mi strinse più forte. <<Ti amavo allora, Georgia. E ti amo ancora adesso>>."


"Non ricordo quando posai il pennello né se riavvitai i tappi dei miei colori a olio. Non ricordo nemmeno come arrivammo al letto né come mezzanotte divenne mattina. Ricordo solo come mi sentii ad accorciare le distanze e a posare le labbra sulle sue. Non fu un bacio violente né veloce. Non l'accompagnarono studiate carezze né altre pratiche di seduzione. Ma fu carico di promesse. Sincero. E non cercai di andare oltre. Anche se avrei potuto. Brillava tra noi il ricordo di com'era stato tuffarsi nel calore del bacio. Ma io non volevo ricordi. Volevo un futuro, così presi la tonalità tenue della speranza e la avvolsi intorno a noi."


"<<Posso stringerti, Eli?>>. Lui sorrise e si gettò subito tra le mie braccia. Affondai la faccia tra i suoi riccioli e sentii le seriche ciocche solleticarmi il naso. Profumava di borotalco, paglia pulita e calzini appena lavati. Colsi una traccia del profumo di Georgia, come se lei l'avesse tenuto stretto, poco prima di perderlo, e lui l'avesse portata con sé da allora. Era caldo, sinuoso, e la sua guancia, premuta sulla mia, era liscia e morbida. Quando sogniamo non sappiamo di sognare. Nei sogni il nostro corpo è solido, possiamo toccare, baciare, correre, sentire. I nostri pensieri creano la realtà. Era così anche là. Sapevo di non avere un corpo e che neppure Eli ce l'aveva. Ma non importava. Eli era solido e concreto tra le mie braccia e io stavo abbracciando mio figlio. E avrei voluto non lasciarlo andare mai più. Eli si allontanò leggermente e mi guardò con espressione seria. I suoi occhi castani erano così simili a quelli di sua madre che avrei voluto annegarvi. Poi sciolse l'abbraccio e mi prese il volto tra le sue manine. <<Devi scegliere, papà>>."


"Le prime parole di una storia sono sempre le più difficili da scrivere. E' come se tirarle fuori, metterle per iscritto, ti constringesse ad andare fino in fondo. Come se, una volta iniziato, dovessi finire per forza. Io e Georgia non avevamo finito. La nostra storia non era finita. Lo sapevo, come lo sapeva Eli. <<Devi andare adesso, papà>>, sussurrò. <<Lo so>>. Mi sentii trascinare via, quasi precipitando. Somigliava alla sensazione che avevo quando invocavo le acque. <<Buonanotte, Frank Fetente>>, disse Eli, in tono allegro. <<Buonanotte, Bart Beccamorto>>, risposi, sentendo la lingua così pesante che riuscivo a malapena a parlare. <<A presto, Papà il Duro>>. <<A presto, ometto>>, sussurrai. Era scomparso."


"Poi Georgia sussurrò parole tenere alla nostra bambina, cullandola e accarezzando le sue soffici guance. <<Ecco cinque cose belle per te,  Kathleen. Cinque cose belle per oggi e per sempre>>. Io e Georgia restammo per un po' in silenzio, a osservare la nostra piccolina. Aveva smesso di piangere e guardava alle nostre spalle, con gli occhi spalancati e la manina stretta intorno al mio dito. Mi voltai, chiedendomi cosa stesse guardando. E con la coda dell'occhio lo vidi. Solo di sfuggita. Solo per un istante. E colsi un lampo di quel sorriso."


9 Novembre (November 9)

"Sono traslucido, acquatico. Alla deriva, senza meta. Lei è un'ancora che affonda nel mio mare."


"Non so nemmeno cosa rispondere. Quest'uomo non ha un briciolo di rimorso. Lo detesto e lo invidio per questo. Per certi versi avrei voluto somigliare un po' più a lui e un po' meno a mia madre. mio padre è totalmente inconsapevole dei suoi numerosi difetti, mentre i miei sono il punto focale di tutta la mia vita: sono ciò che mi sveglia la mattina e mi tiene sveglia ogni notte."


"Non dovrebbe piacermi niente di ciò che mi ha strappato la vita così come la conoscevo, nemmeno la sensazione sotto le dita. Il loro aspetto, invece, è un'altra storia. Così come gli altri miei difetti, sono state sottolineate e messe in bella mostra così che tutto il mondo possa vederle. Per quanto provi a nasconderle con i capelli e i vestiti, sono lì. Saranno sempre lì, eterno memento della notte che ha distrutto le parti migliori di me."


"Si sistema meglio sulla sedia quando gli passo davanti, e il suo sguardo diventa di colpo...  troppo. Troppo invadente. Sento le guance avvampare e la pelle formicolare, così abbasso gli occhi e mi guardo i piedi, permettendo ai capelli di ricadere sul viso. Me ne porto perfino una ciocca in bocca, in modo da bloccare del tutto la sua visuale. Non so perché il suo sguardo mi sta mettendo in imbarazzo, ma è così. Solo qualche istante fa stavo pensando a quanto mi mancasse essere guardata, e ora che sta succedendo voglio solo che guardi altrove. Appena prima che esca dalla mia visuale, mi volto verso di lui e colgo l'ombra di un sorriso. Non deve aver notato le mie cicatrici. E' l'unico motivo per cui un ragazzo come lui può sorridermi."


"<<Tienilo pure>> risponde Fallon con un gesto della mano. Il cameriere sparecchia il tavolo, e quando si allontana non c'è più niente tra di noi. L'imminente fine del pranzo mi lascia una sensazione di disagio, perché non so cosa dire per tenerla ancora qui. Si sta per trasferire a New York e con ogni probabilità non la rivedrò mai più. Non so perché, questo pensiero mi mette ansia."


"La sua risata svanisce e lascia dietro di sé un sorriso. Si volta verso la porta. <<Ti chiami davvero Ben?>> mi chiede poi, tornando a guardarmi. Annuisco. <<Qual è il tuo più grande rammarico, Ben?>> Domanda bizzarra, ma decido di stare al gioco. 'Bizzarro' sembra la normalità con questa ragazza - e non fa niente se non direi mai a nessuno il mio più grande rammarico. <<Non penso di averlo ancora vissuto>> mento. Fallon mi guarda con aria assorta. <<In pratica, sei un essere decente? Non hai mai ucciso nessuno?>> <<Per ora.>>"


"Sorride e inizia a mangiare. Poi si sfila il cucchiaio di bocca e lecca lo yogurt che le è rimasto sul labbro inferiore. Non mi aspettavo davvero niente del genere, oggi. Starmene qui seduto di fronte a questa ragazza, a guardarla leccarsi lo yogurt dal labbro, cercando di mandare giù una boccata d'aria giusto per essere sicuro che sto ancora respirando."


"Respiro a fondo per calmarmi, ma mi blocco di colpo quando sento le sue dita sfiorare i capelli che mi coprono il viso. Quell'inatteso contatto fisico mi spinge a strizzare ancora di più gli occhi. Mi sento così stupida per non averlo sbattuto fuori di casa - o quantomeno dalla cabina armadio.  Ma chissà perché, non sembro in grado di muovermi né di parlare. Né, a quanto pare, di respirare. Ben mi scosta i capelli dalla fronte pettinandoli con le dita, mi scopre il viso. <<Porti i capelli in questo modo perché non vuoi che la gente veda bene il tuo viso. Porti le maniche lunghe e le magliette accollate perché pensi che sia meglio. Ma non è così.>> E' come se le sue parole si trasformassero in pugni e mi colpissero dritte allo stomaco."


"<<Fallon>> dice, richiamando la mia attenzione. Le sue dita si posano sul mio mento, sollevandomi il viso. Quando riapro gli occhi, è molto più vicino di quanto pensassi e mi sta guardando con espressione intensa. <<Le persone vogliono guardarti. Credimi, sono uno di loro. Ma se tutto di te grida'Distogliete lo sguardo', be', allora è esattamente quello che faranno. L'unica a cui frega qualcosa della manciata di cicatrici che hai in faccia sei tu.>> Vorrei disperatamente credergli. Se riuscissi a credere a tutto ciò che mi sta dicendo, forse tornerei a tenere alla mia vita molto più di quanto non faccia ora. Se gli credessi, forse non sarei più così nervosa al pensiero di affrontare di nuovo un'audizione. Forse farei esattamente ciò che mia madre sostiene dovrebbe fare una ragazza della mia età: scoprire chi sono. Non nascondermi da me stessa."


"Sento la sua fronte posarsi piano sulla mia, e il suo respiro affannato è l'unica cosa che mi dà un senso di conforto in questo momento. Quando le sue mani si posano sulla fascia dei miei jeans, sento lo stomaco serrarsi. Questa cosa sta andando troppo oltre. Troppo, troppo, troppo oltre. Eppure non riesco a fare altro che cercare di respirare e lasciare che le sue dita aprano il primo bottone dei jeans. Perché per quanto vorrei che si fermasse, ho la sensazione che non mi stia spogliando per piacere. Non so bene cosa stia facendo, ma sono troppo immobile per chiederglielo. Respira, Fallon. Respira. I tuoi polmoni hanno bisogno di aria."


"Non riesco a credere che mi abbia appena spogliato solo per dimostrarmi qualcosa. Non riesco a credere di averglielo permesso. Ora capisco esattamente cosa intendeva quando ha detto di avere difficoltà a controllare l'indignazione in presenza dell'assurdità. Pensa che le mie insicurezze siano assurde, e si è messo in testa di dimostrarmelo. Ben fa un passo avanti e mi prende tra le braccia. Ogni cosa in lui è calda e confortante, e non ho idea di come reagire. Mi posa una mano sulla nuca e attira il mio viso contro il suo petto. Mi ritrovo a ridere delle mie lacrime, perché sono ridicole. Chi mai si metterebbe a piangere quando un ragazzo la spoglia per la prima volta?"


"Fallon scoppia a ridere e si concentra sui miei occhi per una frazione di secondo; poi il suo sguardo si posa sulla mia bocca e, dio santo, voglio baciarla. Voglio baciarla così tanto da stare male - e adesso dal dolore non riesco nemmeno più a sorridere. <<Che succede?>> Faccio una smorfia e stringo la presa sullo stipite della porta. <<Voglio baciarti davvero, davvero tanto, e sto facendo tutto il possibile per non farlo, ancora.>>"


"Avrei quasi preferito non averla mai incontrata. Perché non sono un tipo da fidanzamento, e lei sta per trasferirsi a New York, e abbiamo solo diciotto anni, e tanti... tanti... altri motivi. Fisso il soffitto e mi chiedo come andrà. Come diavolo faccio a dirle addio questa sera, sapendo che non le parlerò mai più? Mi copro gli occhi con il braccio. Se solo non fossi entrato in quel ristorante oggi. Non ti può mancare qualcosa che non hai mai consciuto."


"<<Abbiamo solo diciotto anni. Sto per andare a New York. Ci conosciamo appena. E ho promesso a mia madre che non mi sarei innamorata di nessuno fino ai ventitré anni.>> Giusto, giusto, giusto, e... cosa? <<Perché ventitré?>> <<Mia madre sostiene che la maggior parte della gente verso i ventitré anni ha capito cosa vuole. E io, prima di innamorarmi di qualcuno, vorrei essere sicura di sapere chi sono e cosa voglio dalla vita. Perché è facile innamorarsi, Ben. La parte più difficile arriva quando vuoi uscirne.>>"


"Nonostante le cicatrici e l'espressione triste dipinta sul suo viso, resta una delle ragazze più belle che abbia mai visto. Ha le labbra morbide e invitanti, e anche se sto cercando di ignorare il nodo allo stomaco, ogni volta che guardo la sua bocca mi ritrovo a stringere i denti dall'intensità con cui mi sto trattenendo. Provo a non immaginare come sarebbe chinarmi verso di lei e baciarla, ma è così vicina che vorrei aver già letto ogni romanzo rosa mai stato scritto per sapere cosa diavolo renda un bacio 'degno di un libro'. Ho bisogno di saperlo per fare in modo che accada."


"Le accarezzo la spalla, scendo lungo il braccio, poi torno su. Quando i miei occhi incontrano i suoi, vedo la scia che una lacrima ha lasciato sulla sua guancia. <<Una delle cose che cerco di non dimenticare mai è che tutti noi abbiamo delle cicatrici>> mi dice. <<Molti ne hanno di peggiori rispetto alle mie. L'unica differenza è che le mie sono visibili, mentre quelle della maggior parte della gente non lo sono.>> Non le dico che ha ragione. E non le dico che mi basterebbe essere bello dentro una frazione di quanto è bella fuori."


"Siamo quasi in salotto quando Ben si blocca e si volta. Ancora una volta sembra sul punto di vomitare. Resto immobile e aspetto di vedere cosa sta per dire. <<Non sarà da libro, ma devo farlo.>> Fa due passi verso di me, intreccia le mani ai miei capelli e mi bacia. Sussulto sorpresa e mi aggrappo alle sue spalle, ma immediatamente mi adeguo al ritmo e faccio scivolare le mani sul suo collo. Mi spinge spalle al muro, le mani, il petto, le labbra premute contro di me, insaziabili. Mi tiene il viso come se avesse paura a lasciarmi andare, e io sto lottando per respirare, perché è passato così tanto tempo dall'ultima volta che ho baciato qualcuno che potrei aver dimenticato come farlo nel modo giusto." 


"Mi spinge di nuovo contro il muro e si comporta come se gli ultimi dieci secondi di incertezza non fossero mai esistiti. Mi gira la testa. Mi gira la testa, ed è bellissimo, e mia madre è pazza. Stupida, folle assurda; e si sbaglia. Perché una ragazza dovrebbe preoccuparsi di trovare sé stessa se non riuscirà mai a sentirsi bene come riesce a farla sentire bene un ragazzo? Okay, ho appena detto una stupidaggine. Ma Ben mi sta facendo sentire davvero bene in questo momento. Lo sento gemere, ed è la fine. Intreccio le mani ai suoi capelli, mentre la sua bocca mi divora il collo."


"Getta uno sguardo verso la camera da letto, poi incrocia di nuovo i miei occhi. Vuole che sia io a scegliere, ma non voglio farlo. Mi è piaciuto quando ha assunto il controllo della situazione e mi ha baciato. Non voglio che la prossima decisione ricada su di me. Continuiamo a fissarci per un minuto buono, Lui spera che lo inviti a tornare in camera; io vorrei che mi ci spingesse. Tutti e due sappiamo che la cosa migliore sarebbe andare alla porta."


"Mi bacia come se volesse imprimerlo nella memoria. Di chi di noi due, non lo so, ma lascio che prenda tutto ciò che vuole e gli do tutto ciò che ho. Ed è perfetto. Bello. Veramente bello. E' come se fosse davvero il mio ragazzo e se questo bacio fosse qualcosa che dovessimo fare continuamente. Il che mi riporta al concetto che sentirsi troppo a proprio agio può trasformarsi in un erroneo sostegno. Con baci come questo non fatico a immaginare di calarmi nella vita di Ben, dimenticandomi di vivere la mia. Il che è esattamente il motivo per cui devo andare dritta per la mia strada e salutarlo."


"Lascio penetrare le sue parole per un istante. Cerco di eguagliare la sua espressione seria, ma la prospettiva di vederlo una volta l'anno mi riempe di gioia e sto facendo del mio meglio per non mettermi a saltellare. <<Incontrarsi una volta l'anno nello stesso giorno mi sembra un gran bel punto di partenza per un romanzo. E se racconterai la nostra storia, non potrà che saltare in cima alla mia lista di libri da leggere.>> Adesso Ben sta sorridendo. E anch'io, perché non avrei mai immaginato di poter aspettare con impazienza un nostro futuro appuntamento. Il 9 novembre è un anniversario di cui ho timore dalla notte dell'incendio, ed è la prima volta che pensare a questa data mi lascia una sensazione positiva."


"Preme la sua bocca sulla mia e mi bacia con così tanta emozione da farmi dimenticare tutto. Tutto. Mi dimentico dove sono. Chi sono. C'è un ragazzo e io sono una ragazza e ci stiamo baciando e le sensazioni e i nodi allo stomaco e i brividi sulla pelle e la mano nei miei capelli e le braccia che mi sembrano troppo pesanti e adesso sta sorridendo contro le mie labbra. Apro le palpebre, le sento tremare, e non sapevo nemmeno che le palpebre potessero tremare. Ma è così e le mie stanno tremando."


"Sta stringendo tra i pugni il tessuto della mia maglietta, e io sto cercando di fare in modo che non sia troppo ovvio che sono lievemente ossessionato dal suo nuovo taglio di capelli. Sono più morbidi. Più lisci. Freschi, e cazzo se fa male. Di nuovo. Perché è l'unica che riesce a farmi trasalire in questo modo? Sospira ancora una volta contro il mio petto e quasi la spingo via, perché maledizione, è troppo. Non so cosa mi disturba di più: il fatto che sembriamo aver ripreso esattamente da dove abbiamo lasciato lo scorso anno, o il fatto che lo scorso anno non sia stato un caso. Se devo essere onesto, penso sia quest'ultima cosa. Perché gli ultimi didici mesi sono stati un inferno avendola in testa ogni minuto del giorno senza sapere se l'avrei rivista, e ora che so che anche lei ha in mente di rispettare questo piano idiota di incontrarci una volta l'anno, vedo già davanti a me altri dodici mesi di agonia. Già mi terrorizza pensare al momento in cui andrà via, ed è appena arrivata."


"<<Fallon, sono così su di giri, cazzo. Devo baciarti, e non ti chiederò scusa.>> E poi le sue labbra catturano le mie. Mi gira la testa, è come se il mio corpo stesse galleggiando e non riesco a muovere le braccia. Ma non devo, perché mi solleva le mani sopra la testa e intreccia le dita alle mie, bloccandole contro il materasso. La sua lingua scivola contro la mia, e c'è così tanto trasporto in questo gesto. E' come se mi stesse baciando come mi guarda: attraversandomi. Disegna una scia di piccoli baci sul mio collo continuando a tenermi ferme le mani, non lasciando che lo tocchi a mia volta, mentre esplora la mia pelle. Dio, mi è mancato. Mi è mancato il modo in cui mi sento quando sono con lui. Vorrei poterlo provare ogni giorno. Una volta l'anno non è minimamente sufficiente."


"Restiamo così per oltre due minuti, nessuno dei due vuole lasciare andare l'altro. La sua mano è poggiata sulla mia nuca, e cerco di memorizzare quella sensazione. Memorizzo anche il suo odore, così come ho fatto con la spiaggia dove questa sera abbiamo passato più di tre ore. Cerco di memorizzare la mia bocca appoggiata all'altezza del suo collo, come se le sue spalle fossero fatte perché vi appoggi sopra la testa."


"Gli bacio il collo. Un piccolo tocco delle labbra e niente di più. Lui alza il mio viso dalla sua spalla, mi solleva il mento e osserva i miei lineamenti. <<Pensavo di essere più forte di così>> dice. <<Ma ho scoperto che doverti salutare è una delle cose più difficili che io abbia mai dovuto fare.>> Vorrei dirgli 'Allora chiedimi di restare', ma la sua bocca è sulla mia e mi sta baciando. Forte. Mi sta salutando con il modo in cui le sue labbra si muovono contro le mie, con il modo in cui le sue mani mi accarezzano le guance, con il modo in cui la sua bocca si sposta sulla mia fronte premendo al centro un singlo bacio lieve, prima che mi lasci andare. Poi mi spinge letteralmente via, come se frapporre fra noi distanza rendesse le cose più facili. Cammina all'indietro fino al bordo del cordolo, e sento tutte le parole che vorrei dirgli accalcarsi nella gola. Stringo forte le labbra e cerco di non lasciarle uscire. Restiamo a fissarci per parecchi secondi; nell'aria tra noi è evidente il dolore di questo saluto. Poi si volta e corre verso il parcheggio. E io cerco di non piangere, perché sarebbe sciocco. Giusto?"


"Forse non so niente dell'amore, perché continuo a ripetermi che non mi sono ancora innamorata di lui. Che è troppo presto. Ma non lo è. Ciò che sta succedendo nel mio cuore in questo momento è troppo forte per essere negato. Comincio a pensare di aver giudicato male l'instalove. Ora devo solo capire come fare per concludere questi anni con un happy ending."


"Avverto chiaramente il suo dolore per questa nostra conversazione, e mi fa star male per lui. <<Stessa ora l'anno prossimo?>> mi chiede. <<Stesso posto?>> <<Certo.>> cerco di rispondere prima di scoppiare in lacrime, prima di dirgli che non ce la faccio ad aspettare un altro anno. <<Okay>> dice lui. <<Ora devo andare. Mi dispiace davvero.>> <<Va tutto bene, Ben. Ti prego, non sentirti in colpa per me...lo capisco.>> Il silenzio ci avvolge entrambi. Poi Ben sospira. <<Arrivederci, Fallon.>> La chiamata s'interrompe prima che possa rispondere. Abbasso lo sguardo sul telefono, le lacrime mi annebbiano la vista. Ho il cuore a pezzi. Sono distrutta. E mi sento una stronza, perché per quanto voglia convincermi che sto piangendo per la sua perdita, non è così. Sto piangendo per motivi del tutto egoistici, e rendermi conto che sono un essere umano così patetico mi fa piangere ancora più forte."


"E per quanto volessi rassicurarla che l'anno prossimo ci sarei stato, ciò che avrei voluto davvero fare era mettermi in ginocchio e implorarla di venire qui. Oggi. Non ho mai avuto così bisogno di stringere qualcuno tra le braccia come in questo momento, e darei qualsiasi cosa per averla qui con me. Per poter seppellire il viso tra i suoi capelli e sentire le sue braccia attorno alla vita, le sue mani sulla schiena. Niente al mondo avrebbe potuto darmi conforto quanto lei, ma non gliel'ho detto. Non potevo. Forse avrei dovuto farlo, ma chiederle di venire qui all'ultimo minuto sarebbe stata una richiesta troppo grande anche per me."


"La porto su per le scale, verso la mia stanza. Lontano dal resto del mondo che in questo momento non voglio né vedere né sentire. Fallon è l'unica persona che avrei voluto con me oggi, ed eccola qui. Con me. Solo per me. Perché le mancavo. Se non sta attenta, potrei innamorarmi di lei. Stanotte."


"Chiuo gli occhi e tengo la testa premuta contro il suo petto. Una delle sue mani è poggiata alla mia nuca, e l'altra dietro la mia schiena. Potrei restare così tutta la notte. Se non facessimo nient'altro, se non mi dicesse neanche una parola, ne sarebbe comunque valsa la pena. Chissà se anche lui prova la stessa cosa. Se pensa a me ogni singolo giorno come io penso a lui ogni singolo giorno. Se qualunque cosa fa e ovunque va vorrebbe condividerlo con me. Mi dà un bacio sulla testa, poi mi prende il viso tra le mani e lo solleva verso di sé. <<Non riesco a credere che tu sia qui>> dice. Vedo un sorriso lottare contro la devastazione nei suoi occhi. Gli accarezzo una guancia e sfioro con il pollice le sue labbra."


"Restiamo sdraiati in silenzio così a lungo che inizio a pensare possa essersi addormentato, ma dopo qualche minuto l'abbraccio si fa più intenso, quasi disperato, come se si stesse aggrappando a me. Ruota il viso fino a nasconderlo nella mia maglietta, e le sue spalle iniziano a essere scosse dal pianto. E' come se il cuore mi esplodesse in un milione di minuscole lacrime. Vorrei avvolgermi attorno a lui e dirgli di sfogarsi, ma il suo è un pianto così quieto, così pacato, che credo preferisca non parlarne. Ha solo bisogno che lo lasci piangere, ed è esattamente quello che farò."


"Non mi ero mai, mai, nemmeno prima dell'incendio, sentita così bella. Ben mi sta guardando come se fosse un privilegio, piuttosto che un favore. E quando si china per cingermi il viso con le mani, schiudo le labbra e aspetto il suo bacio. Perché non l'ho mai voluto quanto lo voglio in questo momento. Le sue labbra sono umide, e sento che mi bacia senza tanti complimenti. La sua lingua è ruvida e inclemente, e l'adoro.Adoro sentirmi desiderata in questo modo. Mi rendo conto, mentre le sue dita scendono lentamente lungo la mia schiena, che dopotutto non serve l'ansia perché un bacio sia da dieci. Perché non c'è alcuna ansia in questo bacio, ed è già da nove. Ben mi stringe forte a sé, il mio petto nudo contro il suo. Okay, ora è da dieci."


"I suoi occhi tornano subito seri e il sorriso si trasforma in una linea severa. Scuote appena la testa. <<Non voglio essere il tuo primo, Fallon. Voglio essere il tuo ultimo.>> Resto senza fiato nel processare ciò che ha detto. Non mi sta nemmeno baciando, e le sue parole hanno appena reso questo momento da dodici. Gli sfioro la guancia con la punta delle dita e sorrido. <<Io voglio che tu sia il mio primo e ultimo.>>"


"Per la prima volta mi rendo conto che non mi importano quei cinque anni. Non m'importa non averne ventitré. M'importa solo di Ben, di come mi sento quando sono con lui e di quanto non possa più farne a meno. <<Voglio che tu sia l'unico>> dico a voce più bassa, ma con tono più risoluto. Ben fa una smorfia come se sentisse dolore, ma ormai so che è un buon segno. Un ottimo segno. Mi sfiora le labbra con il pollice. <<Anch'io voglio essere l'unico per te, Fallon. Ma stanotte non accadrà niente a meno che tu non mi prometta che potrò sentire la tua voce domani, e tutti i giorni a seguire.>> Faccio segno di sì con la testa, sorpresa dalla conversazione. Non l'avevo previsto quando sono salita sull'aereo stamattina, ma so che è la cosa giusta. Non incontrerò mai nessuno che mi faccia sentire come mi fa sentire lui. Non si può essere così fortunati più di una volta nella vita. <<Te lo prometto.>>"


"<<Fallon>> sussurra, sfiorandomi lentamente le labbra con le sue. <<Grazie per questo bellissimo dono.>> Le sue parole accarezzano appena la mia bocca che subito copre con un bacio appassionato. Il mio corpo si tende da capo a piedi dall'improvviso dolore che mi attraversa nel momento in cui si spinge dentro di me, ma la perfezione con cui i nostri corpi si incastrano lo rende un mero fastidio. E' una sensazione bellissima. Lui è bellissimo. E chissà come, dal modo in cui mi guarda, finisco per credere di essere bellissima perfino io. Preme la bocca contro il mio orecchio e sussurra: <<Nessuna combinazione di parole potrebbe mai rendere giustizia a questo momento.>> Sorrido tra i gemiti. <<E allora come farai a scriverne?>> Mi bacia dolcemente, allangolo della bocca. <<Mi toccherà sfumare...>>"


"Non so se è normale che il sesso ti faccia sentire come se avessi appena perso una parte di te nella persona che hai dentro, ma è esattamente così che mi sento. Come se, nel momento in cui ci siamo uniti, le nostre anime si fossero confuse e un pezzetto della sua fosse finita in me e un pezzetto della mia in lui. E' stato di gran lunga il momento più intenso che abbia mai condiviso con un'altra persona. Sento una sorta di calore risalire piano il viso come se volessi piangere, ma riesco a tenere a bada le lacrime. E' che so che dopo tutto questo non potrei mai salutarlo per un anno intero. Mi devasterebbe, ancora più dell'anno scorso. Non riesco a pensare di trascorrere un altro giorno senza che Ben ne faccia parte. Non dopo stanotte."


Mi sfiora con il naso la linea del viso finché le sue labbra sono contro il mio orecchio. <<Be',>> continua <<pensavo ad alcune delle cose che dicono i protagonisti di quei libri quando sono con una ragazza. Sai quelle cose che giuravamo non avremmo mai detto, tipo quando lui dice a lei che gli appartiene? So che ci abbiamo riso su, ma... cazzo.>> Si tira indietro e mi intrappola in uno sguardo appassionato. >>Non ho mai voluto tanto dire qualcosa quanto avrei voluto dirti quelle cose mentre ero dentro di te. C'è voluto tutto me stesso per trattenermi.>> Non ho mai pensato che una frase potesse farmi gemere, ma è appena successo. <<Se l'avessi fatto... non ti avrei chiesto di smettere.>>"


"Non so da dove viene tutto questo. Non sono mai stato arrabbiato con lei, e adesso sono furioso. Perché fa male, cazzo. Fa male sapere che dopo aver condiviso ciò che abbiamo condiviso nella mia stanza, le siano bastati cinque minuti per decidere che non ha significato un cazzo. Che io non significo un cazzo."


"Un'altra lacrima scende, ma stavolta dal mio occhio. Faccio un passo indietro e la lascio andare. Quando sale sul taxi, abbassa il finestrino; ma non ho intenzione di guardarla in faccia. Fisso invece il terreno sotto i miei piedi, aspettando di vedere se si aprirà in due e mi inghiottirà vivo."


"Nel suo buio, è in silenzio. Nel mio buio, sta gridando."


"Non sono preparata. Non ho idea di come affrontarlo. E' come se il mio cuore stesse letteralmente andando in pezzi. Come se si stesse crepando esattamente al centro, e stesse sanguinando nel mio petto riempendo i polmoni e rendendomi impossibile respirare. Trattenere le lacrime si dimostra ancora più difficile quando la porta del bagno si apre e si richiude. Alzo gli occhi e vedo Ben con Oliver in braccio, che mi sta guardando con profondo rammarico. Chiudo gli occhi per non dover vedere il suo riflesso nello specchio. Chino la testa tra le spalle, e inizio a piangere."


"<<Non volevo che accadesse.>> Come se potessero consolarla, le parole mi escono di bocca prima che riesca a fermarmi. E vorrei rimangiarmele subito. Non importa che Fallon abbia scavato un buco talmente grande nel mio cuore da non aver potuto impedire che qualcun altro trovasse la strada per insinuarvisi. Non importa che io e Jordyn fossimo distrutti dopo la morte di Kyle. Non importa che le cose non siano progredite se non parecchi mesi dopo la nascita di Oliver. Non importa che con Jordyn non sentirò mai lo stesso legame che sento con Fallon, e che sia Oliver a compensare qualsiasi cosa manchi alla nostra relazione. L'unica cosa che le importa è l'inaspettata svolta nella nostra storia. Una svolta che nessuno dei due si aspettava. Una svolta che nessuno dei due nemmeno voleva. Una svolta in cui lei è in parte responsabile. Non devo dimenticarlo. Per quanto stia soffrendo in questo momento, non devo dimenticare che ho sofferto allo stesso modo - se non di più - quando ha scelto New York invece di me."


"Lei scuote la testa. <<Lo so che avevo promesso, ma... non ce la faccio. Non esiste che io mi sottoponga a una cosa del genere un'altra volta. Non hai idea di cosa si provi>> dice portandosi una mano al petto. <<A dire il vero, Fallon, so esattamente cosa si prova.>> Le rivolgo uno sguardo fermo e risoluto, volendo che capisca che non ho intenzione di prendermi per intero la colpa di questa situazione. Se non se ne fosse andata devastandomi, non avrei passato gran parte dell'anno ad avercela con lei, e non mi sarei mai avvicinato a nessuna, men che meno a Jordyn, mettendo a repentaglio quello che avrei potuto avere con Fallon. Ma pensavo che provasse solo una frazione di ciò che provavo io per lei. Non ha la minima idea di quanto mi abbia spezzato il cuore."


"Resto lì immobile, raggelato, incapace di fermarla. Incapace di parlare. Incapace di implorarla. Perché so che non c'è niente che io possa dire per cambiare le cose. Non oggi quantomeno. Non prima di aver sistemato le cose in ogni altro ambito della mia vita. Fallon tira giù il finestrino e si asciuga un'altra lacrima. <<Non verrò l'anno prossimo. Mi dispiace per aver rovinato il tuo libro, era l'ultima cosa che volevo. Ma non posso continuare così.>> Non può mollare per sempre. Afferro la maniglia della sua auto e mi avvicino al finestrino aperto. <<Fanculo il libro, Fallon. non si è mai trattato del libro. Si è sempre trattato di te. Sempre.>>"


"Sentirlo in questo modo, la bocca pericolosamente vicina alla mia, mi riporta alla notte passata insieme. L'unica notte in cui abbia mai permesso a un uomo di consumarmi completamente, cuore, corpo e anima. E mi ritrovo quasi a gemere al pensiero di cosa è stato in grado di farmi quella notte. Ma sono più forte dei miei ormoni. Devo esserlo. Non posso affrontare un'altra delusione come quella dalla quale sto ancora cercando di riprendermi. Le ferite sono ancora troppo fresche, è come se le stesse riaprendo a mani nude."


"<<Due anni fa... quando ho fatto l'amore con te... ti ho dato tutto, cuore e anima. Ma quella notte, quando hai deciso di passare di nuovo un anno intero senza vedermi, non sono riuscito a capire cosa fosse successo. Non riuscivo a capire come potessi aver provato quello che avevo provato, se tu non avevi provato niente. E cazzo quanto a fatto male, Fallon. Te ne sei andata, ed ero arrabbiato, e non saprei come spiegarti quanto sono stati duri i mesi seguenti. Non ero in lutto solo per la morte di Kyle, ma anche per aver perso te.>>"


"Abbasso anch'io lo sguardo sul tatuaggio e mi chiedo se dovrei scendere nei dettagli del perché l'ho scelto. Ma quel momento oscurerebbe questo, e non voglio che accada. <<Motivi personali>> rispondo sforzandomi di sorridere. <<e un giorno te ne parlerò, ma ora voglio solo che continui a baciarmi.>> Dopo neppure dieci secondi Fallon è sotto di me, e io sono sepolto fino in fondo dentro di lei. Facciamo l'amore lentamente, stavolta, non con l'impeto delle due volte precedenti. La bacio dalla bocca al seno e di nuovo su, premendo dolcemente le labbra su ogni centimetro della pelle che ho il privilegio di toccare. E questa volta, dopo aver finito, non restiamo a parlare, ma chiudiamo entrambi gli occhi. E domani mattina, quando mi sveglierò con lei al mio fianco, la mia missione sarà perdonare me stesso per tutte le volte che le ho nascosto la verità in passato."


"Era lì per me? Una valanga di sangue, tutto quello che ho, mi sale al cervello, e perfino le orecchie iniziano a farmi male dalla pressione. La paura si aggrappa al mio corpo come ci si aggrappa a una rupe sull'orlo di un precipizio. Si tiene a ogni parte di me. Devo uscire di qui. Prendo il cellulare e chiamo un taxi senza fare rumore. L'operatore dice che ce n'è uno in fondo alla strada e sarà qui tra pochi minuti. Sono consumata dalla paura. Paura delle pagine che ho tra le mani. Paura di essere stata ingannata. Paura dell'uomo addormentato nella stanza accanto a cui ho promesso tutti i miei domani."


"Ben è di fronte alla porta del suo appartamento, le mani tra i capelli. Mi guarda andare via. Prendo tutte le pagine del manoscritto che riesco a recuperare e le butto fuori dal finestrino. Prima che il taxi prenda velocità, mi giro di nuovo e lo vedo crollare in ginocchio, sconfitto. Sono serviti quattro anni per innamorarmi di lui. Sono bastate quattro pagine per smettere."


"Mi fidavo di quell'uomo. Lo amavo. Credevo con tutto il cuore che il legame tra di noi fosse raro, e vero, e che fossimo tra i pochi fortunati ad aver trovato un amore del genere. Scoprire che non aveva fatto che mentire per tutto il tempo è qualcosa che sto ancora cercando di elaborare. Ogni giorno mi sveglio e mi impongo di allontanare il suo pensiero. Sono andata avanti con la mia vita come se Benton James Kessler non vi fosse mai entrato. A volte funziona, a volte no. La maggior parte delle volte no."


"Quando te ne sei andata, l'anno scorso, l'hai fatto con la mia anima tra le mani e il mio cuore tra i denti, e sapevo che non li avrei mai riavuti indietro. Puoi tenerli, non mi servono più. Non ti scrivo per chiederti di perdonarmi. Meriti di meglio. E' sempre stato così. Niente di ciò che posso dire renderà mai i miei piedi degni di calpestare lo stesso terreno calpestato dai tuoi. Niente di ciò che posso fare renderà il mio cuore degno di condividere il tuo amore. Non ti sto chiedendo di cercarmi. Ti chiedo solo di leggere le pagine contenute nella scatola, nella speranza che ti permettano - e che forse permettano anche a me - di andare avanti limitando i danni causati da questa storia. Puoi non credermi, ma voglio che tu sia felice. Non ho mai voluto altro. E farò di tutto perché questo accada, anche se significherà aiutarti a dimenticarmi. Le parole che stai per leggere non sono mai state lette da nessuno tranne te, né verrano mai lette da nessuno tranne te. E' l'unica copia. Puoi farne ciò che vuoi una volta finito. E so che non mi devi niente, ma non ti sto chiedendo di leggere questo manoscritto per me. Voglio che tu lo legga per te stessa. Perché quando ami qualcuno, hai il dovere di aiutarlo a essere la migliore versione di sé. E per quanto mi devasti ammetterlo, la migliore versione di te non include me."


"<<Non fingerò di sapere cosa stai passando, ma dopo aver letto quelle pagine, ti assicuro che non sei stata l'unica a essere rimasta segnata da quell'incendio. Il fatto che abbia deciso di non farti vedere le sue cicatrici non vuol dire che non esistano.>> Prende la scatola e me la mette sulle gnocchia. <<Sono tutte qui. Ha messo in mostra le sue cicatrici perché le vedessi, e tu devi dimostrargli il rispetto che ha dimostrato a te non voltandoti dall'altra parte."


"'E finalmente, per la prima volta da quando ho trovato il suo corpo questa mattina, mi spunta una lacrima. E poi un'altra. E un'altra. Mi metto a piangere così forte che inizia a essere difficile scorgere la strada davanti a me. Mi fermo su una collinetta. Mi accuccio sul volante e il pianto si trasforma in singhiozzi, perché mi manca. Non è passato neanche un giorno e già mi manca da morire, cazzo, e non ho idea del perché mi abbia fatto questo. Sembra una cosa così personale, e odio essere così egoista da credere che abbia qualcosa a che fare con me, ma non è così? Vivevo insieme a lei. Ero l'unico rimasto in casa. Sapeva che sarei stata io a trovarla. Sapeva cosa mi avrebbe fatto e l'ha fatto lo stesso. Non ho mai amato nessuno che odio così tanto, e non ho mai odiato nessuno che amo così tanto.'"


"'Chissà, magari finirò per soffrire di disturbo post traumatico da stress, o depressione. Ma niente di tutto questo ha importanza. Perché mentre corro su per le scale, spalanco la porta e rimetto tutto il contenuto del mio stomaco nel bagno, l'unica cosa a cui riesco a pensare è quella ragazza, e come le abbia appena rovinato la vita.  Appoggio la fronte al braccio mentre resto lì seduto, aggrappato alla porcellana del bagno come se dovesse sorreggere tutto il mio essere. Non merito di vivere. Non merito di vivere.'"


"'Quando mi piego in due dai singhiozzi, Ian mi passa un braccio attorno alle spalle e mi attira in un abbraccio. So che pensa che stia piangendo per quello che ho appena letto, e in parte ha ragione. Probabilmente crederà anche che io stia piangendo per aver detto quelle cose orribili su mia madre, e in parte ha ragione anche su questo. Ma quello che non sa è che gran parte delle lacrime non sono per la morte di mia madre. Sono il frutto del senso di colpa per aver rovinato la vita di una ragazza innocente.'"


"'Continuo a guardarla, perché non farlo sarebbe un dolore fisico. Penso a come dev'essere stata quella notte per lei. A quanta paura deve aver avuto. A che agonia devono essere stati i mesi successivi. Stringo forte i pugni. Non ho mai avuto così tanto bisogno di sistemare le cose. Vorrei crollare in ginocchio davanti a lei e dirle che mi dispiace da morire per le sofferenze che le ho causato. Per aver rovinato la sua carriera. Per averla costretta a coprirsi il viso con i capelli nonostante sia bellissima, cazzo. Non lo sa, non sa che sta guardando negli occhi il ragazzo che le ha rovinato la vita. Non sa che darei di tutto per premere le labbra su quella guancia, per baciare le cicatrici che le ho procurato io, per dirle quanto mi dispiace. Non sa che sono a un passo dalle lacrime solo guardando il suo viso, perché è tanto straordinario quanto straziante. Ho paura che, se non le sorriderò, mi metterò a piangere per lei.'"


"La giovinezza e la bellezza svaniscono. L'umanità no. So che nella mia lettera precedente ti ho detto che non l'ho scritto per avere il tuo perdono. E anche se è la verità, non intendo far finta che non ti implorerò in ginocchio di perdonarmi, sperando nel miracolo. Non farò finta che non andrò in quel ristorante e ci resterò per ore, nella speranza di vederti entrare dalla porta. Perché è esattamente quello che farò. E se oggi non verrai, mi troverai lì l'anno prossimo. E il successivo. E quello dopo ancora. Ogni 9 novembre ti aspetterò, sperando che un giorno riuscirai a perdonarmi al punto da amarmi di nuovo. Ma se non accadrà e non verrai, ti sarò ugualmente grato fino alla fine dei miei giorni. Tu mi hai salvato il giorno in cui ci siamo conosciuti, Fallon."


"Se le bugie fossero scritte, le cancellerei Ma sono dette; incise dentro Verità convalescenti, grido la mia espiazione Lasciami pentire contro la tua pelle."


"E' in piedi di fianco alla sua auto, il vento le soffia i capelli davanti al viso, mi sta guardando dall'altra parte del parcheggio. Temo che se farò un passo verso di lei, il terreno cederà sotto il peso del mio cuore."


"Sta sorridendo. Non appena mi rendo conto che sta sorridendo, inizio a correre. Attraverso il parcheggio in una manciata di secondi. L'abbraccio e la stringo forte, e nel momento in cui sento le sue braccia ricambiare, faccio l'ultima cosa che farebbe un maschio alfa. Mi metto a piangere come un bambino. La stritolo con le braccia, le mie mani la tengono per la nuca, la mia faccia è sepolta nei suoi capelli. La tengo stretta per un lasso di tempo infinito. Non so nemmeno se è ancora il 9 novembre o siamo già al 10, ma la data non conta, perché l'amerò ogni cazzo di giorno."



domenica 27 dicembre 2020

Varie Citazioni da Libri Amati 2

at dicembre 27, 2020 0 comments

Oblivion 1 (The Lux saga)

"<<Si può essere... sporchi in molti altri modi.>> Mi ricomposi. E quella da dove mi era uscita? Dovevo rimediare. <<Ma non ho intenzione di mostrarli a te.>> Quel rossore le scivolò giù fino al collo. <<Preferirei rotolarmi nel letame piuttosto che dove dormi tu.>> Ne dubitavo. Una parte di me avrebbe voluto farla finita con quella farsa, abbassare la testa e assaggiare il sapore della sua bocca. Ero pronto a scommettere un braccio che non mi avrebbe respinto, ma pensai che non valeva la pena prendersi quella piccola soddisfazione."


"Kat alzò lentamente la testa e i suoi occhi grigi incrociarono i miei. Aprì leggermente le labbra, ma non disse nulla. La cosa mi andava benissimo, le parole erano assolutamente superflue in quel momento, con i nostri corpi stretti l'uno contro l'altro. L'elettricità statica mi correva sulla pelle e non avevo idea se la sentisse anche lei o meno. Se era così, forse credeva che fosse solo la sua immaginazione, ma quando la brazza ci accarezzò dovetti soffocare un gemito. Il suo petto si alzava e si abbassava contro il mio, dovevo lasciarla andare, o...o cosa? Non c'era altra scelta."


"Kat sussurrò qualcosa e si avvicinò di più a me, premendo la guancia contro il mio petto. Era praticamente fusa con il lato destro del mio corpo, coscia contro coscia. Teneva la mano rilassata all'altezza del mio fianco e, per distrarmi, decisi di contare alla rovescia da cento. Non ero arrivato neanche a settanta che mi sorpresi a fissarle le labbra. Dovevo farla finita con quella storia delle labbra. Aggrottò le sopracciglia e le sue palpebre si agitarono come se stesse facendo un brutto sogno. Una parte di me, una parte minuscola di me, si allarmò alla vista dell'espressione sofferente che le si era dipinta sul volto. Iniziai a sfiorarle la schiena con il pollice, a disegnare piccoli cerchi. Passò qualche secondo e il suo respiro si calmò, sembrò rilassarsi al mio tocco. Per quanto avrebbe dormito? Sarei rimasto seduto lì con lei anche per ore intere. C'era qualcosa di confortante in quella nostra posizione, ma anche l'esatto opposto, perché ogni centimetro del mio corpo era consapevole delle sue mani, del suo respiro." 


"<<Non mentirei mai su quello che penso.>> Kat batté piano le palpebre e, ancora una volta, le guardai le labbra. Dovevo davvero farla finita. Davvero. All'idea di sentirne il sapore, mi irrigidii. Probabilmente mi avrebbe preso a pugni per poi vomitarmi addosso una serie di insulti irripetibili. L'idea mi fece quasi sorridere. Mi chinai su di lei. <<Ora capisco.>> <<Cosa?>> sussurrò. Perché sono attratto da te, avrei voluto dirle. Lei non era come gli altri. Ero circondato da persone che da me si aspettavano tutte le risposte, che le proteggessi, che non mi mostrassi mai spaventato. Così avevo messo su quella facciata arrogante e me ne andavo in giro come se nulla al mondo mi facesse paura. Era stancante, a volte. Ma Kat mi leggeva dentro, smascherava i miei bluff, mi spingeva ad essere onesto. E la cosa mi piaceva, mi piaceva molto."


"Il rossore le tinse le guance. Le sfiorai con il pollice. <<Mi piace quando arrossisci.>> Trasalì, e questo mi fece sciogliere. Accostai la fronte alla sua. Avevo raggiunto il limite, era pura follia, ma lei profumava di pesche, la sua pelle era morbida e le sue labbra sembravavano ancora più morbide. Ero caduto prigioniero di una rete cui non potevo sfuggire.  Ed ero certo che Kat non avesse idea di averla tessuta. Era una bellezza ingenua, e nei miei diciotto anni sulla Terra ne avevo viste abbastanza per sapere che era una rarità. Una qualità da apprezzare."


"Un altro lampo illuminò il cielo e stavolta Kat non sobbalzò.  Era concentrata su di me. Metteva alla prova il mio autocontrollo e mi stuzzicava lasciandomi intravedere qualcosa che non avrei mai potuto avere. Che non avrei neanche mai dovuto desiderare. E se avessimo continuato in quella direzione le cose si sarebbero complicate ancora di più. Sapevo cosa succedeva quando i Luxen si facevano coinvolgere dagli umani. Avevo troppe responsabilità per perdere tempo con lei. C'era così tanto in gioco... Ma lo volevo lo stesso."


"Quella ciocca ribelle che le ricadeva sul viso mi stava facendo diventare matto, perciò la presi tra le dita. Aveva capelli soffici come seta. La guardai negli occhi. Da vicino erano straordinari, una tonalità di grigio davvero sorprendente, e le pupille erano grandi. Con attenzione, per non toccarle il livido sulla guancia, le sistemai la ciocca dietro l'orecchio. Il gonfiore all'occhio si era ridotto e i lividi erano quasi tutti svaniti, ma c'era un punto più scuro degli altri. Come se il tutore al braccio non bastasse a ricordarle quella brutta avventura. All'improvviso la rividi di nuovo riversa sulla strada, immobile e impotente. Mi si strinse il cuore. Scacciai quell'immagine e mi chiesi quando avrebbe smesso di tormentarmi."


"<<Daemon?>> sussurrò lei. Sentirle pronunciare il mio nome senza una nota di rancore era un evento raro ed ebbe un effetto elettrizzante su di me. Le sue splendide labbra rosa lo facevano suonare perfetto, volevo capire che sapore aveva su di lei, sulla sua lingua. Avevo già fantasticato di baciarla, prima d'ora? Probabilmente sì, perché quell'improvviso bisogno, il desiderio quasi travolgente di quelle labbra non mi sorprese. Me lo avrebbe permesso? Probabilmente no. Avrei dovuto farlo? Probabilmente no. Sa l'avessi fatto comunque, sarebbe stato un errore? Assolutamente sì. Lasciai ricadere la mano e feci un passo indietro. Quando respirai di nuovo, sentii quell'odore di pesche e...vaniglia. Non dissi nulla e scesi dalla veranda. E Kat non mi fermò. Non mi voltai, ma non sentii neanche il rumore di una porta che si chiudeva. Sapevo che era rimasta lì a guardarmi. E sapevo anche che per una parte di me questo voleva dire molto."


"Mi si spense il cervello non appena la vidi arrossire ancora di più. Prima di rendermene conto, le afferrai un braccio. Non la stavo stringendo, la stavo toccando, e aveva lapelle calda. La guardai negli occhi e non riuscii più a distogliere lo sguardo. Il mio corpo fu percosso da una scarica di energia, tanto che la mia pelle prese a vibrare. La tensione sfrigolava tra noi ed era difficile ignorarla. Una parte di me non voleva farlo, ma dissi: <<Non riesco a togliermi dalla testa la tentazione di provarci>>. Lo sguardo le scivolò sulla mia bocca. <<Provare cosa?>> <<Potrebbe piacerti...>> Le accarezzai il braccio, soffocando un gemito quando la sentii rabbrividire. Mi fermai all'altezza del suo collo, sotto i capelli. Alla luce della cucina aveva i capelli di un marrone scuro, ma sapevo che al ssole erano striati di rosso. <<Hai dei bei capelli.>> <<Cosa?>> Ma a che stavo pensando? <<Niente.>> Le accarezzai piano i capelli, ed erano soffici come mi ero immaginato. Perché me l'ero immaginato eccome. Maledizione. Quando abbassai di nuovo lo sguardo, vidi che aveva le labbra dischiuse. Sembrava come in attesa di...di un bacio, ed era... Così bella. Un bellissimo problema."


"La afferrai per la vita e le presi una mano. E tra le mie braccia sembrava perfetta, come se fosse nata per quello. Stupido cervello, basta fare pensieri del genere. Cercò i miei occhi con il suo sguardo gentile, sotto le ciglia lunghissime. Le guance e il collo le si tinsero di rosso. Avrei dato qualsiasi cosa per sapere a cosa stava pensando. La strinsi più forte a me."


"Non avevo idea di cosa le passasse per la testa in quel momento, ma, se i suoi pensieri assomigliavano anche solo un po' ai miei, be', probabilmente stava impazzendo. Perché io stavo ancora pensando a uccidere Simon. Stavo pensando a Kat con gli occhi pieni di lacrime. Pensavo al suo vestito strappato e a quanto era andata vicina...a qualcosa di orribile. Sì, volevo ammazzare Simon. Ma ripensai all'instante in cui le nostre labbra erano state così vicine... E al fatto che volevo baciarla. Non avrei dovuto volerlo. Non potevo volerlo."


"Esitai, poi andai nella stanza degli ospiti, dove mi sedetti sul bordo del letto. Kat avrebbe voluto restare un po' da sola, probabilmente, ma io...merda! Mi alzai e mi strofinai il petto, là dove l'Arum mi aveva colpito. Non volevo lasciarla sola. E nemmeno io volevo restare solo. Dopo alcuni minuti Kat entrò in camera. Aveva i capelli bagnati e l'acqua le gocciolava sulle spalle della maglietta grigia che si era messa. Le si erano formate due profonde occhiaie ed era ancora molto pallida. Eppure, era bellissima. Diversa da chiunque avessi mai conosciuto. Quella consapevolezza ebbe su di me l'effetto di un colpo sferrato da un Arum. Non sapevo cosa fare."


"Non capivo se stessi sognando, ma in quel caso non volevo svegliarmi. Il profumo di pesca e vaniglia mi stuzzicava, mi travolgeva. Kat. Solo lei aveva quell'odore magnifico, di estate e di tutte le cose che desideravo e che non potevo avere. Teneva il corpo premuto contro il mio, la mano sulla mia pancia. Il sollevarsi e abbassarsi del suo petto divenne il mio intero mondo, e nel sogno - perché doveva per forza essere un sogno - sentivo che il mio respirio si adattava al ritmo del suo. Ogni cellula del mio essere bruciava e brillava. Se fossi stato sveglio, avrei di certo assunto la mia vera forma. Ero in fiamme. Forse era un sogno, ma sembrava proprio reale. Non resistetti e intrecciai la mia gamba alle sue, infilai la testa tra il suo collo e la sua spalla, e inspirai profondamente. Divina. Perfetta. Umana. Ero pervaso dal desiderio, che mi consumava dentro. Assaggiai la sua pelle, la sfiorai appena con le labbra, un tocco della lingua. Mi mossi su di lei, contro di lei, e adoravo il suono che emetteva, un lieve gemito tutto femminile che mi faceva stare male. <<Sei perfetta per me>> le sussurrai nella mia lingua."


"La volevo, volevo Kat. Non era una consapevolezza del tutto nuova, in realtà. Dal momento in cui avevo visto quelle gambe, me le ero immaginate spesso avvinghiate alla mia vita, intrecciate alle mie. E poi, quel bikini rosso? Lo volevo anche da prima, ma l'intensità di quello che provavo adesso era diversa. Il desiderio mi procurava un dolore fisico. Era per via di quello che era successo la notte scorsa? Per il fatto che mi aveva salvato? Oppure era iniziata quando l'avevo vista con Simon e con quel vestito addosso? O sin dal primo giorno? Non importava. Era sbagliato. Sbagliatissimo. Pensa a Dawson. Guarda cosa gli è successo. Vuoi correre lo stesso rischio? Lasciare Dee tutta da sola? Ma, perfino mentre pensavo a quelle cose, riuscivo a percepire la sua pelle sotto le labbra, a sentirne il sapore, dolce e zuccherino. Riuscivo a sentire il meraviglioso gemito che aveva emesso a letto, e che mi perseguitava a ogni passo."


"La baciai...solo per farla stare zitta. O almeno era quello che mi ripetevo. Continua così, Daemon, bravo, illuditi. E' per questo che la stai baciando. Solo per questo.  Non appena le nostre labbra si toccarono, il mio corpo fu pervaso da un brivido ed emisi un suono a metà tra un ringhio e un gemito. Avevo ragione, la sua bocca era una squisita caramella piccante. Kat ora tremava. Avrei dovuto fermarmi, ma lei si staccò dalla parete e mi strinse forte. Infilò le dita fra i miei capelli e gemette contro le mie labbra.  Non potevo smettere. Dentro di me qualcosa si sbloccò, come se si fosse aperta una serratura. O si fosse rotta una diga. Era come essere colpito da un fulmine, investito da un camion e riportato in vita tutto in un istante . Agivo senza neanche rendermene conto. Le afferrai i fianchi e la sollevai. Mi cinse la vita con le gambe e ricambiò il bacio con una passione che quasi mi spaventò. Speravo che non notasse quanto mi tremavano le mani. Anzi, quanto tremavo tutto, dalla testa ai piedi. Avevo il fuoco sotto la pelle e stavo per perdere il controllo. Rischiavo di assumere le mie sembianze di Luxen, e di certo non sarebbe stato un bene. Non m'importava. Mi schiacciai più forte contro di lei e gemette di nuovo. A quel punto persi la testa, sentivo il sangue ribollirimi dentro. Non avevo scelta, dovevo liberarmi di quell'energia. Ci giravamo intorno da mesi. Sin dal primo istante.  Non avevo mai desiderato nessuna ragazza tanto quanto desideravo Kat."


"Le presi il viso fra le mani e ricomiciai a baciarla con passione. Non mi bastava mai, non mi bastava il suo sapore, il modo in cui rispondeva ai miei baci. Le sue mani presero ad armeggiare con il bottone dei miei jeans. Si udì uno scoppiettio. Qualcosa doveva aver preso fuoco in casa. Ma noi ci stavamo muovendo verso il divano e poi ci sdraiammo, le mani ovunque, che cercavano di sbarazzarsi dei vestiti. I nostri fianchi e le nostre labbra sembravano fusi insieme. Kat sussurrò il mio nome. Io la stringevo forte a me e contemporaneamente la tenevo a distanza per poter toccare il suo corpo. Feci scivolare la mano lungo il suo braccio, sul petto e poi, senza neanche rendermene conto, le tolsi la maglietta. <<Sei così bella>> dissi. Lo era davvero e quel rossore che le vedevo sempre sulle guance si diffuse ovunque. Quando alzai di nuovo lo sguardo sul suo viso tornai a baciarla, e continuai a farlo finché non capii che aveva bisogno di respirare. Ormai mi ero lasciato andare ed eravamo avvinghiati l'uno all'altra, ma all'improvviso in me scattò qualcosa. Si stava aprendo una porta nascosta nella mia mente e rallentai, mi presi il mio tempo. Finora era stato tutto così frenetico, folle, mentre ora era diventato più tenero e controllato. Tremavo ancora, però, ed ero sul punto di... Di non riuscire più a fermarmi. Non volevo farlo, la desideravo più di quanto avrei dovuto."


"Non avevo pianificato di baciarla. Non avevo pianificato nulla di quello che era successo. Ero un idiota, certo, ma non fino a quel punto. Ciò che era accaduto fra noi era la dimostrazione che io la volevo e che lei voleva me. Non aveva nulla a che fare con la traccia o con chi eravamo. In quel momento non importava a nessuno dei due che fosse sbagliato, o che passassimo gran parte del tempo a litigare. L'unica cosa che contava era la sensazione del suo corpo, della sua bocca, e i suoi gemiti. Ma era stato un errore."


"Più di ogni altra cosa volevo tornare indietro e cambiare il modo in cui mi ero comportato con lei. Perché ora, mentre tremava sul terreno umido, con la morte che incombeva su tutti noi, ero pronto ad ammettere ciò di cui avevo più paura. Non volevo tenerla lontano da me. Per quanto fosse egoista, ero contento che si fosse trasferita accanto a casa nostra. Era troppo tardi per noi, ma a lei tenevo...più di quanto avrei dovuto. E ormai era troppo tardi. Troppo tardi per dirle quello che provavo, per toccarla, per stringerla tra le braccia, per rimediare a tutte le cose terribili che le avevo detto e fatto. Era troppo tardi per me.  Ma lei si sarebbe salvata. L'avrei salvata, fosse stata l'ultima cosa che facevo."


"Mi concentrai ancora di più e sentii la mia essenza scivolare dentro di lei. Poi riuscii a vedere tutto: ossa risaldarsi, tagli rimarginarsi, muscoli strappati ricostruirsi, e il sangue scorrere di nuovo nelle sue vene, senza ostacoli. Mi uccideva sapere che avesse sofferto tanto. Sentii qualcosa scattare dentro di me. Per un istante provai una sensazione strana: uno sfarfallio nel petto, come se i nostri cuori fossero diventati una cosa sola. Battevano all'unisono. Ma poi...poi accadde qualcos'altro. Avvertii uno strappo dentro, come se il mio essere...si fosse spaccato a metà. Con le labbra, Kat sfiorò le mie. Intorno a me vorticava una moltitudine di colori, luminosi e vivaci. Era come se non esistesse più un io o un lei...eravamo noi, soltanto noi."


"La guardai negli occhi e sorrisi, sorrisi davvero come non facevo da tempo, tanto tempo. Poi smisi di pensare. Mi chinai e la baciai piano, con gesti lenti e delicati, una cosa che non avevo mai fatto ma che con lei mi veniva naturale. La parte di me che fino a quel momento era rimasta nascosta venne allo scoperto. Le inclinai la testa all'indietro e fu come la prima volta. Era la prima volta, perché era ciò che volevo. Quello di cui forse avevo bisogno. L'innocenza di quel bacio mi lasciò senza fiato. C'è una prima volta per tutto."


Oblivion 2 (The Lux saga)

"Ormai non pensavo più di non poter prendere quello che desideravo a causa della natura mia e di Kat. No, maledizione, sapevo bene che conquistare quello che volevo non sarebbe stato facile. Nulla lo era, nella vita, ma questo non cambiava ciò che provavo. Io volevo lei. E sapevo che, al di là degli ostacoli e delle liti, anche Kat mi voleva. Dovevo soltanto farglielo ammettere, ma ora come ora desideravo solo caricarmela in spalla, portarla a casa di peso e chiuderla in una stanza."


"Kat schiuse le labbra e mi guardò negli occhi mentre continuavo ad accarezzarla con il pollice. Indugiai in quel punto anche se ormai lo avevo ripulito, accarezzandole la guancia e il lato del collo. A giudicare dalla posizione in cui ci trovavamo, così vicini, lei con il viso sollevato e io con la mano sulla sua guancia, sembravamo sul punto di baciarci. Avrei dovuto soltanto chinare la testa. Mi immobilizzai al solo pensiero. Dio, quanto avevo voglia di assaggiare di nuovo quelle labbra."


"Kat mi voleva, però non era pronta ad ammetterlo. Proprio per nulla. Credeva che quello che provavo per lei non fosse un sentimento profondo come quello che c'era stato tra i suoi genitori, e non voleva cedere. Non potevo biasimarla, perché a dire la verità non ero sicuro neanche io di quello che provavo nei suoi confronti. Desiderio? Oh, sì. La volevo da morire, ma c'era anche qualcosa di più. Provavo un profondo affetto per lei. La rispettavo. Quando le stavo vicino sentivo degli strani movimenti nel petto. Anche solo se pensavo a lei. Tenevo a lei. Solo che non sapevo come definire tutto quello. Ma volevo scoprirlo. Dovevo."


"Avevo infranto così tante regole. Avevo mostrato chi ero davvero. E avevo detto la verità a Kat. L'avevo curata, e non una sola volta. Quasi mi venne da ridere, anche se non c'era nulla di divertente. L'avevo messa in pericolo e lo sarebbe stata sempre, specialmente se fosse rimasta con noi - con me -, ed ero un tale coglione egoista, perché ora... Ora non potevo più starle lontano."


"Sapevo che non poteva sentirmi, ma era l'unica cosa che potessi fare. E dopo aver finito di riassumerle il programma, chiusi gli occhi e le dissi la verità, nella mia lingua. 'Non so come farti stare meglio. Vorrei saperlo ma, ti prego, resta con me. Ho bisogno di te e non posso perderti. Né adesso né mai'"


"Kat era lì. La trovai subito, senza neanche doverla cercare con lo sguardo. Vederla lì a chiacchierare con Lisa e Carissa fu come ricevere un pugno nel petto, uno di quelli che ti danno per farti ripartire il cuore. E sembrava stare bene, anzi, più che bene. I capelli del colore del cioccolato fondente le ricadevano sulle spalle, folti e lucidi. Aveva le guance rosee e sorrideva, e accidenti se era bella. Volevo andare da lei, sollevarla e stringerla forte. Volevo sentire il suo respiro sulla pelle e baciare quelle labbra."


"Le sfiorai i capelli con il mento, assaporando quella sensazione mentre scendevo verso la guancia. Il suo cuore prese a battere più forte. Dio, se la volevo. Qualcuno avrebbe detto che era sbagliato, ma la volevo troppo."


"Incrociai il suo sguardo e, nonostante il calore che mi si era diffuso in tutto il corpo, la rividi senza vita, inerte tra le mie braccia. Provai di nuovo la stessa, immensa paura e pronunciai le parole che non ero riuscito a dire ad Adam. <<Mi hai...spaventato.>> Scorsi la sorpresa dipingersi sul suo volto, ma non le diedi il tempo di pensare. Appoggiai la mia bocca alla sua e, appena le nostre labbra si toccarono, sentii che mi infilava le dita sotto il maglione. Poteva ripetermi quante volte voleva che non lo desiderava, ma sapevo che voleva farlo tanto quanto me, se non di più."


"Con la lingua mi concentrai sulle sue labbra, giocando con lei, spingendola pian piano ad aprire la bocca. E quando si lasciò andare avrei voluto gridare per la felicità, anche se per farlo avrei dovuto interrompere il bacio. Mi buttò le braccia al collo e rispose al mio bacio con altrettanta avidità, con foga. Ma io volevo di più. Le feci scivolare le mani sotto la maglietta, toccandole i fianchi nudi. Non mi ero scordato la sensazione che mi dava il contatto con la sua pelle. Non riuscivo a togliermela dalla testa. E sapevo che valeva lo stesso per lei."


"Scoppiai a ridere e, quando lei scosse la testa, una ciocca di capelli le ricadde sulla guancia. Gliela risistemai dietro l'orecchio e lessi la tensione sul viso mentre le sfioravo la guancia con le nocche. Indugiai con le dita sulla pelle soffice dietro l'orecchio. Cavolo, quanto la volevo... La volevo da morire. Arretrai e mi voltai prima di spingermi troppo oltre, anche se avrei voluto far saltare con la dinamite il muro invisibile che ci divideva."


"Kat guardò verso di me e, anche se c'era una mare di persone tra noi, i nostri sguardi si incrociarono subito. La sensazione al petto si intensificò. Non so per quanto tempo rimanemmo a fissarci, ma l'unica cosa che ci interruppe fu il suono della campanella che segnalava la fine del pranzo."


"Calò il silenzio e con la mente corsi subito alle sensazioni che avevo provato quando ci eravamo baciati. Nulla, in questo universo, era mai stato così...bello."


"Le misi le mani sui fianchi, mi chinai in avanti e appoggiai la fronte contro la sua. Kat sostenne il mio sguardo. La tensione crebbe fra noi, dentro di noi. Il suo cuore accellerò i battiti, e il mio lo imitò. Era come se facessero una gara a chi andava più veloce. Continuavo a fissarla, in attesa che distogliesse lo sguardo o che mi allontanasse. Non fece niente, però, e capii che anche lei aspettava. Aspettava me. Gli occhi mi si tinsero di una luce biancastra e persi il controllo. Non c'era neanche un millimetro tra le nostre bocche, riuscivo già a sentire il suo sapore. Inspirai profondamente e, quando parlai, riconobbi a malapena la mia stessa voce. <<Lo sai che effetto mi fai?>> <<Nessuno?>> E poi le nostre labbra si sfiorarono. Una volta, due... Aspettavo che si ritraesse. Ma non lo fece, e avevo voglia di gridare per la gioia. Aumentai la pressione, e questo bacio fu diverso. Non stavo cercando di dimostrarle qualcosa. Non era un bacio di rabbia. La stavo baciando per il semplice piacere di farlo, e non c'era nulla di altrettanto bello al mondo."


"Kat non rispose e mi abbracciò a sua volta, e in quel momento percepii un cambiamento in lei. La sentii finalmente rilassarsi, come se per tutto quel tempo si fosse trattenuta. E io bramavo quel momento, mi ci crogiolavo come sotto il sole di primavera dopo un inverno rigido. Poi si mosse. Alzò lo sguardo, mi prese le guance e mi attirò a sé. Mi si fermò il cuore quando mi baciò. Fu rapido e finì molto prima di quanto volessi, ma mi colpì. Mi colpì forte. <<Grazie>> disse, senza fiato. <<Davvero. Grazie.>> Attinsi a tutto il mio autocontrollo per non baciarla di nuovo, e in qualche modo ce la feci. Le asciugai le ultime lacrime. <<Non dire a nessuno che so essere dolce. Ho una reputazione da difendere.>>"


"<<Non sopportavo l'idea che fossi sola>> ammisi piano. Kat trasalì e, nonostante il buio, mi guardò negli occhi. Io non riuscivo a distogliere lo sguardo. Solo lei aveva questo potere su di me. Come faceva a non rendersene conto? Allungai una mano e le presi una ciocca di capelli, risistemandogliela delicatamente dietro l'orecchio. Subito sentii una scossa elettrica corrermi su per le dita. Mi fissò la bocca e seppi che provava esattamente quello che provavo io."


"Sollevò una mano e mi sfiorò le labbra con le dita. Quel tocco mi causò un'esplosione incontrollabile di passione. Spostai la testa e scesi con la mano lungo il suo collo. Il battito dei nostri cuori accellerò all'unisono. Chinai il capo e le sfiorai il naso con le labbra. Poi la baciai. Mi presi il mio tempo. Fu un bacio lento e intenso. Mi fece bruciare tutto dentro, e volevo di più. Molto di più. La volevo. La volevo in ogni modo possibile. Ma non era mia. Alla fine mi appellai a tutto il mio autocontrollo e mi staccai, mettendomi supino. Ma la tenni abbracciata. <<Buonanotte, Kitty.>> <<Tutto qui?>> disse sospirando. Maledizione. Mi venne da ridere. <<Per ora...>> Il battito del suo cuore non aveva rallentato. E nemmeno il mio. Dopo qualche istante sospirò di nuovo e si strinse a me, rannicchiandosi con il capo contro il mio petto. Le misi un braccio sotto la testa e restammo lì. Ci guardammo nel buio. Il suo profumo mi avvolse e, benché avessi chiuso gli occhi, sapevo che non sarei riuscito a addormentarmi per un bel po'. E sapevo pure che, anche se per il momento non era mia, un giorno lo sarebbe stata."


"Mi sembrava passata un'eternità dall'ultima volta che l'avevo tenuta fra le braccia. La sera del Ringraziamento. Troppo tempo. Kat si accoccolò su di me e mi posò la mano sulla pancia. Chiusi gli occhi e mi godetti quel momento, A un certo punto sapevo di averla ormai guarita, ma non volevo disturbarla. Era completamente rilassata tra le mie braccia, ed era quello il suo posto. Sì, il suo posto era tra le mie braccia."


"Aveva i capelli scompigliati e l'aria stanca. Scostai le coperte senza toccarle e la misi a letto, poi le rimboccai le lenzuola e rimasi a guardarla. <<Ti senti meglio?>> <<Sì>> sussurrò senza distogliere lo sguardo dai miei occhi. Il cuore prese a pulsarmi nel petto come non ricordavo avesse mai fatto. Ne passavamo talmente tante, insieme, che a volte avevo la sensazione che non saremmo mai andati d'accordo. Eppure c'erano dei momenti - momenti come quello - in cui fra noi non esistevano ostacoli. Eravamo solo lei e io, e il mondo esterno non esisteva. <<Posso...? Posso tenerti un po' fra le braccia? Non voglio altro.>>  chiuse delicatamente le labbra, ma non disse nulla. Annuì in silenzio. Provai un sollievo profondo, come se mi fossi liberato da un peso. Il cuore cominciò a battermi forte e sapevo che lo sentiva anche lei. Mi tolsi le scarpe e mi misi a letto scivolando accanto a Kat, che si girò, raggomitolandosi contro di me, con la guancia sul petto. <<Mi piace essere il tuo cuscino.>>"


"Non riuscii a finire la frase, e dal lampo che le vidi negli occhi grigi mi resi conto che aveva capito. Avrei potuto uccidere, per lei. Avevo già ucciso. Non volevo che si trovasse mai e poi mai costretta a fare a sua volta quella scelta. Senza distogliere lo sguardo mi posò la mano sulla guancia. La mia pelle reagì subito, cominciando a ronzare. Spalancai gli occhi quando vidi che avvicinava le labbra. I miei polmoni smisero di funzionare. Chiuse gli occhi e poi mi sfiorò le labbra con le sue, lasciandomi profondamente emozionato. <<Kitty...>> dissi, con la voce strozzata. Mi baciò passandomi una mano tra i capelli. Fu un bacio morbido, esitante. Così tenero, era come sa aspettassi quel momento da sempre, il momento in cui si sarebbe decisa a farlo. Ed era quasi come la prima volta. In quel bacio c'era tutta Kat, ed era la cosa più dolce del mondo. Si ritrasse, le dita ancora tra i miei capelli. <<Kitty...>> ripetei. <<Non puoi fermari ora.>> Arretrai fino a trovarmi con la schiena contro la parete. Scivolai giù tenendola tra le braccia, seduta sulle mie gambe. <<Tu sei mia. Mia.>>"


"Non ribatté, perché non c'era proprio niente da aggiungere. Avevo ragione. Lanciai una sfera di energia contro una quercia, che si spezzò con uno scricchiolio sinistro e cadde su un altro albero poco distante. Kat trasalì e trattenne il fiato. <<Tutto questo poteva essere evitato. Perché non hai voluto fidarti di me?>> Mi si spezzò la voce, e le lacrime ripresero a scorrerle copiose lungo il viso. Feci per avvicinarmi, ma cambiai idea. La guardai negli occhi. <<Ti avrei protetta.>> Le vidi il dolre nello sguardo. Allungò una mano come per toccarmi, ma io mi ritrassi. Mi voltai e la lasciai lì, il petto pervaso da un gelo mortale."


"Mi guardò intensamente. <<Tu la ami.>> Aprii la bocca, e per un istante non riuscii a parlare. Poi lo feci, con una voce che riconobbi a malapena. <<Sì. La amo.>> <<Ma certo>> disse con un sorriso triste. <<Non saresti riuscito a cambiarla, altrimenti.>> Sentii affievolirsi la tensione che mi attenagliava il petto. Amavo Kat. Ero innamorato di lei ed ero fortunatissimo che fosse viva. Nonostante tutte le situazioni folli, i litigi e le discussioni, le menzogne e i fraintendimeti, ero innamorato di lei. Era davvero uno shock rendersene conto? Non proprio. A dire la verità, mi ero innamorato di lei la prima volta che mi aveva insultato. Solo che non l'avevo ancora ammesso con me stesso." 


"La guardai in silenzio. Un singhiozzo la constrinse a interrompersi e le si riempirono gli occhi di lacrime. <<Non mi sono mai sentita così con nessun altro, tipo che non riesco a respirare quando sei vicino a me, e mi sento viva, sento il sangue che mi scorre nelle vene. Non ho mai provato nulla di simile.>> Il mondo intero si stava abbattendo su di noi. Blake, quel figlio di puttana, avrei dovuto ammazzarlo la prima volta che l'avevo visto. Kat mi aveva mentito. Adam era morto. Dee era distrutta. Il Dipartimento della Difesa poteva venire a bussare alla nostra porta da un momento all'altro e non avevo ancora idea di dove fosse Dawson. Eppure l'unica cosa cui riuscivo a pensare, l'unica cosa di cui mi importava, era quello che mi stava dicendo Kat. Che non aveva mai provato niente di simile. Che non riusciva a respirare e si sentiva viva. E che provava quelle cose quando era con me."


"<<Ma sai a cosa ho pensato tutto il giorno, ieri? Sai qual è l'unica cosa a cui penso sempre anche quando mi fai andare in bestia?>> <<No>> mormorò. Mi si strinse il petto in una morsa. <<Che sono fortunato, perché la persona più importante, quella a cui tengo più di ogni altra cosa al mondo, è ancora viva. E'ancora qui. E quella persona sei tu.>> Le scese una lacrima lungo la guancia. <<E adesso...che facciamo?>> <<Non lo so...>> Le asciugai la lacrima con il pollice. <<Non so cosa succederà, che razza di anno aspettarmi dopo tutto questo. Magari finiremo a litigare a morte la prossima settimana, chi può dirlo. Ma per adesso so solo cosa provo per te.>> Pianse più forte e per poco non mi cedettero le ginocchia. Chinai la testa e le asciugai le lacrime con tanti piccoli baci, finché anche quello non mi bastò più e sentii un estremo, incontrollabile bisogno di lei. La baciai sulle labbra, gemendo a quel contatto."


"<<Tu provi la stessa cosa?>> chiese. La mia risposta fu un bacio, e poi un altro. Il tocco delle sue labbra fu come attingere alla Fonte, mi trasmetteva scariche elettriche nell'anima. Il bacio aumentò di intensità finché non ci fummo più io o lei, singolarmente. C'eravamo soltanto noi, insieme, e non era sufficiente. Non sarebbe mai stato sufficiente. Mi muovevo senza neanche rendermene conto, e in un lampo ci ritrovammo sul letto. Lei era proprio dove volevo che fosse: sopra di me. E poi mi si sdraiò accanto, e il mio cuore faceva i salti mortali per l'emozione. Era una cosa così umana... eppure stava accadendo davvero." 


"Riversavo i miei sentimenti in ogni carezza, e ci misi anche tutte le parole non dette. E a ogni respiro, ogni gemito che le sfuggiva dalle labbra, restavo un po' più intrappolato nella sua dolce ragnatela. Mi tremavano le mani mentre accarezzavo il suo corpo, speravo che non se ne accorgesse. Ero stordito da quello che mi stava consentendo di fare. I nostri vestiti piano piano scomparvero. La mia maglietta, La sua. La mano di Kat mi scivolò sulla pancia, e strinsi i denti così forte che temetti di romperne qualcuno. Quando le sue dita trovarono il bottone dei miei jeans ero ormai completamente perso, in un modo che non mi sarei mai e poi mai aspettato. <<Non sai da quanto desidero tutto questo>> le sussurrai, sfiorandole la pelle della pancia. Era bellissima. <<Lo sogno da sempre.>> Mi accarezzò la guancia e mi voltai, baciandole il palmo della mano, e poi trovai di nuovo la sua bocca. Questo bacio fu diverso, più intenso, e Kat... sembrò prendere vita. I nostri fianchi si muovevano all'unisono ed ero talmente eccitato che ero sicuro di perdere il controllo, assumere le mie vere sembianze e causare un black-out in tutto lo Stato."


"Esplorammo più a fondo i nostri corpi. Le sue mani erano ovunque, e io la spronavo ad andare avanti con le parole e le carezze. Strinse una gamba intorno ai miei fianchi - oh, accidenti - ed ora ormai fuori di me. Quando pronunciò il mio nome sentii che non c'era quasi più nulla a separarci, persi il poco autocontrollo che mi restava. Irradiai una luce bianco-rossastra, avvolgendo Kat in quel bagliore. Le mie mani la toccavano dappertutto e il modo in cui il suo corpo rispondeva al minimo sfioramento mi consumava, mi sbalordiva. La baciavo e la attiravo sempre più nella mia luce. Avrei voluto che non finisse mai. Era perfetta per me. Era mia, e la volevo più di quanto avessi mai voluto chiunque altro."


"Kat mi guardò negli occhi. <<Io credo di amarti>> disse. Tutta l'aria mi uscì dai polmoni. La tenni stretta a me e in quell'istante capii che avrei fatto esplodere l'intero universo per lei, se fosse stato necessario. Avrei fatto l'impossibile per tenerla al sicuro. Avrei ucciso. Avrei curato. Qualsiasi cosa. Perché lei era tutto per me. E volevo dirglielo, ma non volevo tirare troppo la corda. Accadevano sempre brutte cose alle persone che amavo."


"La guardai negli occhi. <<Dimmelo ancora.>> <<Cosa?>> <<Quello che mi hai detto ieri.>> Sentii il suo cuore accellerare i battiti, poi si chinò fino a sfiorarmi la guancia con il naso e disse: <<Ti amo>>. Le misi una mano dietro la nuca e la tirai a me, baciandola in un modo che mi fece venire voglia di farla sdraiare sul letto e di mandare al diavolo la scuola e tutto il resto. <<Ecco... questo volevo sentire.>>"


Oblivion 3 (The Lux saga)

"Ti amo. Non mi sarei mai e poi mai stancato di sentire quelle due parole. Mi regalavano sempre un fremito di piacere. Mi facevano venire voglia di abbracciarla e tenerla al sicuro: di essere migliore, per lei. Mi girai su un fianco e la tirai verso di me. Lei si divincolò e alzò la testa. Mi guardava con aria seria. <<Daemon?>> <<E' tutto okay.>> Avevo la voce rotta dall'emozione. La baciai sulla fronte. Avrei dovuto cercare di capire dove fosse andato Dawson. Se era tornato nel bosco oppure se era rientrato in casa. Eppure non volevo. Preferivo rimanere con Kat."


"La baciai di nuovo e la sua bocca si aprì. Il bacio divenne più appassionato; aveva un sapore paradisiaco. Feci scivolare le sue mani giù, sui suoi fianchi, e la attirai verso di me, i nostri corpi premuti l'uno contro l'altro. Il suo gemito riecheggiò dentro di me. La feci arretrare finché non arrivammo ad appoggiarci alla portiera del SUV. Il resto del mondo cadeva a pezzi intorno a noi, e forse non avrei dovuto baciarla così in pubblico, dove tutti potevano vederci, ma non mi importava. Kat mi faceva quell'effetto."


"Aprii la bocca per protestare, ma aveva ragione. Non avrei mentito. Lo sapevo già. Guardai Kat, le braccia strette intorno al petto per ripararsi dal vento freddo che soffiava tra gli alberi. Se l'avessero presa, nulla, e intendo dire proprio nulla, mi avrebbe impedito di andare a salvarla."


"I baci iniziarono piano, dolci come acqua zuccherata, ma non ci volle molto perché diventassero più profondi, più appassionati. Non c'era timidezza nel modo in cui mi baciava, in cui la sua lingua danzava con la mia. Mi girai e la feci sdraiare supina. Mi avvolse le braccia intorno al collo e mi passò le dita fra i capelli. Era evidente che le piaceva, e neanche di questo potevo lamentarmi."


"Lei mi guardò. <<Ti brillano gli occhi.>> Sorrisi. <<Non mi sorprende.>> Mi passò di nuovo le dita tra i capelli, togliendomeli dalla fronte. Il nostro fiato si fondeva nel poco spazio che ci divideva, e l'unico rumore nella stanza era quello del nostro respiro. Kat posò la fronte sulla mia e mi mise la mano sulla guancia, sospirando. Potevo vivere di quei baci. Potevo vivere di quei sospiri. Potevo vivere di lei."


"Le presi il viso tra le dita e mi inginocchiai tra le sue gambe. <<Mi sei mancata.>> Lei mi afferrò i polsi. <<Mi vedi tutti i giorni.>> <<Non basta>> mormorai."


"Kat tratteneva il fiato mentre le sfioravo la pelle nuda delle gambe, seguendo con le labbra lo stesso percorso di poco prima ma stavolta senza niente, senza niente a dividerci. A ogni bacio, a ogni tocco la sentivo tremare. Tenevo gli occhi aperti, una mano sulla sua coscia, perché non mi volevo perdere neanche il minimo segnale di piacere. Non che ci fosse pericolo, in effetti. Una lieva luce la avvolgeva mentre fremeva. Cavolo, se era bella. E la sua reazione - lei, tutto -, dal più lieve dei sospiri ai gemiti che emetteva, mi riempivano di meraviglia."


"Qualcuno rideva, qualcun altro imprecava, ma era tutto forzato, fasullo. Sapevamo bene che alcuni di noi, se non tutti, rischiavano di non fare più ritorno. Era una consapevolezza che non dava tregua a nessuno. Perciò decisi di concentrarmi sul fatto che Kat portava uno dei miei vecchi maglioni neri, e non c'era niente di più eccitante che vederla con i miei vestiti addosso. L'orgoglio e la possessività che sentivo nei suoi confronti erano quasi inquietanti."


"Volevo che la nostra prima volta fosse perfetta. Un pensiero sdolcinato, sì, ma non mi importava. Kat valeva la perfezione, eppure in quel momento ero preda delle mie sensazioni e dei miei desideri. Tra noi sfrigolava l'energia, e io ero pronto. Lei era pronta. <<Non fermarti>> sussurrò. Il cuore mi si arrestò udendo quelle parole. La baciai profondamente e quando mi staccai l'energia statica sfrigolò sulla nostra pelle. Sarebbe accaduto. Avevamo il respiro corto e i nostri cuori battevano all'unisono."  


"Mi sdraiai accanto a lei, la abbracciai e le sistemai la testa sul mio petto senza svegliarla. Lei si accoccolò contro il mio corpo, ancora nel sonno. Non si era rimessa la maglietta, e mi fu molto difficile ignorare il fatto che era completamente nuda. Molto, molto difficile. Fu dura anche addormentarsi, dopo tutto quello che era successo, ma mi costrinsi a chiudere gli occhi stringendomi a Kat. La sensazione che mi avevano lasciato le parole di Dawson, la paura di perderla, mi perseguitò anche nel sonno."


"Potevo soltanto tenerla tra le braccia, e mentre piangeva sussurrarle parole gentili nella mia vera lingua. Le dissi che sarebbe andato tutto bene. Le dissi che ci sarei sempre stato per lei, a prescindere da ogni cosa. E le dissi che un giorno avrebbe vissuto senza provare più quel dolore e quella paura. Me ne sarei assicurato personalmente."


"Ridendo, le misi un braccio sulle spalle e riprendemmo a camminare verso casa, con la luce della luna che illuminava i nostri passi. Per una coppia... normale sarebbe stata una passeggiata romantica, ma quella luce sembrava solo preannunciare l'arrivo di tanta, troppa oscurità."


"Appena arrivai alla radura davanti al lago, però, mi bloccai. Probabilmente smisi anche di respirare. Se n'erano andati tutti tranne Kat. Sulla sponda del lago c'era lei, sdraiata al sole, la testa posata sull'erba. Aveva gli occhi chiusi e i capelli sparsi sul terreno, ed era... era adorabile."


"Baciarla. Toccarla. Non mi bastava mai. Avrei potuto ubriacarmi del suo sapore, stordirmi con i gemiti che faceva mentre la accarezzavo. Avrei potuto dimenticare il resto del mondo grazie alle sue braccia intorno a me, che mi stringevano forte, e vivere della sensazione di averla accanto."


"Era lei. Era ferita, e gravemente. Stava morendo. Oddio, stava morendo, e io non ero con lei. Rabbrividii mentre tentavo disperatamente di respirare. Era davvero così? Non poteva essere, maledizione, non poteva essere. L'avrei rivista. Avrei udito di nuovo la sua voce, quelle labbra morbide che pronunciavano il mio nome. L'avrei baciata di nuovo. Avrei sentito il suo respiro su di me, l'avrei toccata ancora. L'avrei amata. Non poteva essere."


"<<Come puoi esserne così sicuro?>> sussurrò. Le sorrisi. <<Perché sei buona. E io non ti meritavo... ma tu hai creduto di sì. Pur sapendo cosa avevo fatto in passato e nonostante il modo in cui all'inizio ti ho trattata, hai sempre creduto che ti meritassi.>> <<Io...>> <<E questo perché sei buona dentro.. lo sei sempre stata e sempre lo sarai.>> Le accarezzai il collo, poi le spalle. <<Non c'è nulla che tu possa dire o fare per cambiare questa cosa. Perciò ora piangi, sfogati, ma non biasimarti per le cose che hai fatto. Togliti queste brutte idee dalla testa, perché tu sei molto di più, molto di più.>>"


"Baciarla... era una cosa che avevo temuto di non poter più fare. Assaporai le sue labbra e sentii crescere il desiderio. Il bacio divenne più profondo, e fu diverso, diversissimo da tutte le volte precedenti. Perché in quel bacio c'erano centinaia di emozioni diverse: speranza per il domani e per un vero futuro, accettazione l'uno dell'altra e così tanto desiderio represso che minacciava di inghiottirci entrambi. E io volevo essere inghiottito. Volevo che ci trascinasse con sé. Kat si staccò. I nostri sguardi si incrociarono. Le presi il viso tra le mani e le dissi due parole nella mia lingua, parole potenti ma comunque non erano abbastanza per esprimere quello che provavo."


"I nostri cuori battevano all'unisono mentre le cingevo i fianchi, tenendola più stretta possibile. I suoi gemiti erano una sinfonia, una preghiera, e volevo che durassero per sempre. La feci sdraiare di nuovo, meravigliato di tanta bellezza e del fatto che scegliesse me, che avesse scelto me."


"Rallentai ancora, baciandola e stuzzicandola, toccandola e stringendola finché nessuno dei due poté più aspettare ancora. Odiai quell'attimo di dolore, il modo in cui si irrigidì tutta, e feci tutto quello che sapevo, ricorrendo anche a una buona dose di creatività, per farle passare quel dolore. E ci riuscii come se non fosse mai arrivato, ma non fu nulla a confronto di quello che lei fece a me. I nostri respiri si placarano. I nostri cuori rallentarono. Ero scosso, mi aveva fatto a pezzi e rimesso insieme in un attimo. Quello che avevamo vissuto, che avevamo condiviso... nulla mi aveva mai dato quelle sensazioni. Sembrava così melenso, ma era vero e sembrava tanto perfetto che sentii di nuovo quel nodo alla gola."


"Mi si ruppe qualcosa nel petto, in profondità. Dentro di me esplose un terrore che non avevo mai provato prima. <<No! Ti prego, nooo!>> Mi si incrinò la voce. <<Kat!>> La stavano circondando, ma lei non distolse mai lo sguardo da me. Mi fissava mentre tentavo di divincolarmi dalla stretta di Matthew. Poi sorrise, e il mio petto implose. Era un sorriso debole, esitante e fragile, e una parte di me morì in quell'istante. <<Andrà bene>> mormorò fra le lacrime. <<Andrà tutto bene.>> Tesi una mano verso di lei, però ormai le porte erano quasi chiuse. Matthew mi tirò indietro. Il cuore mi batteva all'impazzata. Nel giro di pochi secondi Kat sarebbe scomparsa dietro quelle porte, l'avrebbero portata via da me. Con la morte nel cuore le dissi quello che avrei dovuto dirle settimane, mesi prima. <<Ti amo, Katy. Ti ho sempre amata e sempre ti amerò. Tornerò a prenderti. Io... >> Le porte si sigillarono con un tonfo cupo. Non c'era più."


Obsession (Spin Off Lux saga)

"Mi strinse al suo petto e chinò la testa, portando le labbra all'altezza delle mie. Per un istante di pura follia credetti che stesse per baciarmi. E l'unica cosa cui riuscii a pensare fu che non lo conoscevo. Non che un alieno, un alieno malvagio, mi avrebbe baciata, no; il problema era che non lo conoscevo. Ero ufficialmente impazzita. Le labbra di Hunter non toccarono le mie, eppure fu come se l'avessero fatto. Sentivo il gelo che emanavano e una parte di me si chiese che sapore avessero, cosa avrei provato. Solo allora la sua bocca fu sulla mia. Le sue labbra erano fredde e immobili. Sussultando, schiusi le mie. Sapeva di neve e di qualcosa di dolce e intenso, come il cioccolato. Ma non mi stava baciando. Hunter stava inspirando."


"Non capivo perché il mio corpo fosse così sensibile al suo tocco... forse volevo soltanto che allontanasse la mano. Gli cadde lo sguardo sulle mie labbra e il suo possente corpo si irriggidì. Nell'azzurro lattiginoso dei suoi occhi iniziarono a vorticare piccole macchie blu. La tensione calò sulla stanza, pesante come una coperta. L'aria si raffreddò come se qualcuno avesse acceso un condizionatore alla massima potenza. Si fece più buio, anche se, alle spalle di Hunter e fuori dalle finestre, splendeva il sole. Mi tornò la pelle d'oca. L'istinto mi gridava di scappare, di mettermi a correre più veloce che potevo. Era un sistema di allarme ingenuo, molto umano, che urlava contro l'innaturalezza della situazione. Eppure non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. Nello sguardo di Hunter non c'era comprensione, ma un calore primordiale da cui il mio corpo era attratto, nonostante tutto."


"Avanzai di un passo e le sfiorai le labbra con le mie. Rimasi assordato dal rombo della mia eccitazione. Alzai la testa e la guardai in faccia, alla ricerca di un segnale, di qualcosa. Lei mi fissava imbambolata, le labbra schiuse. Il rossore che le colorava le guance mi affascinò. Dalla sua espressione non capivo un accidente, ma di certo non mi stava respingendo. Avrebbe dovuto farlo, mantre io non avrei dovuto farlo. Al diavolo. Mi chinai e le catturai le labbra tra le mie. Il suo sussulto riverberò dentro di me come un tuono. Resi il bacio più profondo, facendo scivolare la lingua su quelle labbra, che sapevano di cioccolato e di quella freschezza che ormai avevo imparato a riconoscere... la luce del sole. Non avevo idea di quale fosse il sapore del sole, ma in ogni caso lo sentivo su Serena. Cazzo. Stavo affogando nel suo sapore e nel suo calore, e non mi importava."


"Non c'era niente di umano in quello sguardo. Nessuna compassione. Nessun calore. Rabbrividii ancora, cercando di farmi più piccola possibile, ma il mio ginocchio gli sfiorò una gamba e lui emise un suono a metà strada tra un ringhio e un sibilo. Oh, merda. Gli occhi di Hunter lampeggiarono, lanciandomi uno sguardo di pura lussuria mescolata a qualcosa di più oscuro, di più letale. Abbassò la testa fino a sfiorarmi il naso con la punta del suo, gelido. L'aria intorno a noi si fece rarefatta. <<Ti prego>> sussurrai. Hunter si immobilizzò e fu scosso da un fremito. Girò la testa da una parte, poi dall'altra, come per sciogliere i muscoli del collo. Quindi scomparve. Di punto in bianco. Non emise alcun rumore, assolutamente nulla. Mi ritrovai sola."


"Mi chinai su di lei e le sfiorai la guancia con le labbra. <<Vuoi capirmi? Davvero? Io so che non dovresti essere in questa stanza con me. So che non sei al sicuro, eppure eccoti qui. Non credo che tu voglia capirmi, Serena.>> Lei trasalì ma non si ritrasse. <<Se avessi voluto farmi del male, a quest'ora l'avresti già fatto.>> Risi, accarezzandole i capelli. Il suo calore mi attirava. <<Lo pensi sul serio?>> Esitò solo per un attimo. <<Prima non ne ero sicura, però ora sì.>> <<Sei pazza.>> Con le labbra scivolai lungo la delicata curva della sua mandibola, attratta dal brivido da cui fu scossa. <<Ed è troppo tardi.>> Il suo respiro era lieve sulla mia guancia. <<Hunter... che stai facendo?>> <<Quello che voglio.>> Le presi la mano e me l'appoggiai in grembo. Serena trasalì. <<E voglio te.>> Aspettai che spostasse la mano. Volevo darle quella possibilità: se si fosse rifiutata, l'avrei lasciata andare via. Per trattenermi avrei dovuto inchiodarmi alla sedia, ma ci avrei provato. Non si ritrasse. Forse voleva morire. Dopo la sera prima non ero sicuro di poter controllare la parte più oscura di me, però a quel punto non importava più."


"E quindi? Quindi le cose non si mettevano bene per lei. Uno strano pesò mi schiacciò il petto, come se una grossa pietra fosse calata su di me: un'altra sensazione insolita. Non sapevo bene cosa pensare di tutta quella faccenda, però decisi di non rimuginarci troppo, per il momento, e mi rilassai sul letto accanto a Serena. Non chiusi gli occhi e feci quello che facevo sempre. Rimasi a guardarla."


"Il mio corpo premeva contro il suo e bramava la sua carne, eppure sapevo che Hunter era diverso da tutti gli altri. Poteva perdere il controllo, e in quel caso mi sarei ritrovata in grossi guai. Però lo guardai in faccia e vidi Hunter, lessi dentro di lui. Di fronte non avevo un predatore né una minaccia, ma lui, soltanto lui. E, passandogli la mano sul petto, lo sentii. Sapevo che sotto la sua meravigliosa pelle esisteva qualcosa di completamente diverso, e avevo intenzione di affidargli la mia vita e il mio corpo. Mi fidavo di lui, e solo questo contava."


"Inarcai la schiena e gli appoggiai le mani sulle spalle, mentre lui mi afferrava per i fianchi. Lo vidi guardare il punto in cui i nostri corpi si congiungevano mentre mi spingeva su e poi giù. Poi alzò lo sguardo, che incontrò il mio. In quel momento il mondo sembrò fermarsi, per quanto suonasse sdolcinato. Eravamo soltanto noi due. Non c'era nient'altro, e io ero persa in lui."


"Era ufficiale, impossibile negarlo. Non mi stavo innamorando di Hunter. Ero già innamorata di lui. Quella nuova consapevolezza mi fece venire un nodo in gola. Amare Hunter era assurdo, una pazzia, ma il calore che provavo, il modo in cui mi si stringeva il cuore a quell'idea, mi fece capire che era così. La mia vita andava a rotoli. Il governo e un'altra razza aliena cercavano di uccidermi, eppure per me nulla di tutto questo contava. Amare Hunter era talmente sbagliato da sembrarmi giusto."


"Serena si era alzata: era pallida e piena di lividi, ma viva. E io la amavo. Ci guardammo per diversi istanti, senza parlare né muoverci, e poi le andai vicino, la strinsi al petto, respirai il suo profumo e mi inginocchiai, portandola giù con me. Mi gettò le braccia al collo e mi strinse forte. Fu allora che mi resi conto di essere ancora nella mia vera forma. Lei era la luce contro il mio buio. Serena non era arretrata né aveva esitato un attimo. Mi aveva accettato così com'ero. Come aveva sempre fatto. Riassunsi la mia forma umana e la cullai tra le braccia. Le parole mi uscirono più facilmente di quanto avessi mai ritenuto possibile: <<Ti amo>>."


"Aprii gli occhi e ricacciai indietro le lacrime, spuntate all'improvviso. Hunter mi aveva fatto una promessa che sapevo avrebbe mantenuto a costo della vita. Avrei voluto dire un migliaio di cose, ma riuscii solo a sussurare: <<Ti amo>>. Hunter si irrigidì e poi mi prese il viso tra le mani. Mi baciò di nuovo, un bacio lungo e appassionato. Mi sciolsi contro di lui mentre la sua lingua scivolava sulla mia, reclamando il possesso di qualcosa che era già suo. Mi tolse la maglietta, con gesti così delicati che quelle maledette lacrime diventarono sempre più difficili da trattenere. <<Ancora una volta,>> disse mettendosi in ginocchio davanti a me e tirandomi giù i jeans <<mi ritrovo a desiderare qualcosa che non avrei mai creduto di volere.>> <<Cosa?>> Scalciai via i pantaloni e lo guardai mentre si rialzava. Mi slacciò il reggiseno. <<Vorrei essere un Luxen.>> Mi fece scivolare le spalline lungo le braccia, e il reggiseno cadde a terra. Poi si chinò a baciarmi un livido sulla spalla. <<Vorrei poterti curare solo con un tocco.>>"


"Be', i buoni non erano i tipici eroi dei libri. Anzi, non erano affatto buoni; però, se c'era una cosa che avevo capito era che non esistevano buoni o cattivi. Tra il bianco e il nero c'era sempre molto grigio."


"Sì, era vero. Era ancora una pantera nera. Se qualcuno si avvicinava troppo veniva dilaniato... ma non io. L'emozione mi stringeva la gola mentre lo osservavo. Memorizzai ogni millimetro del suo viso e mi protesi per baciarlo. Lui mi venne incontro. Le sue labbra e il suo abbraccio erano freschi, ma io sentivo solo tanto, tanto calore. Quindi sì, il presente mi andava bene."


Lo sbaglio più bello della mia vita (How to Love)

“Sembrava il suo errore più grande. Era il suo grande Amore.”


"«Se n’è andato», dissi. «Non so dove. Ma non credo che tornerà.» Le mie parole li lasciarono di stucco. Non so cosa si aspettassero, ma di certo non questo. «Quando?» chiese pacata Soledad. «Dieci giorni fa?» risposi. I giorni avevano cominciato a sfumare in un fluire indistinto, settimane intere scorrevano via come un rumore di fondo indefinito. Non so per quanto ancora sarei riuscita a tenere quel segreto. «Due settimane?» Mio padre era rimasto ad ascoltare in silenzio, fissandomi torvo. «Reena, tesoro», disse alla fine, sconcertato. «Perché non ce l’hai detto?» Feci un respiro profondo e mi preparai a uscire allo scoperto. «Ci sono diverse cose che non vi ho detto.»"


“Chissà se un giorno mi metterò il cuore in pace per tutto quello che mi sono persa.”


"E il bello è che sono disposta a perdonarlo. Malgrado tutto. Madre a nemmeno diciassette anni e con davanti a me un avvenire desolato quanto un paesaggio lunare, e mi basta vederlo per struggermi come se riascoltassi una vecchia canzone che avevo dimenticato per non so quale motivo. Com’è possibile che Dio, nella sua immensa saggezza, permetta che possa succedere tutto questo? "


"Era una strana sensazione, ma avevo cominciato a pensare alla vita che mi cresceva dentro come a una persona, un cuoricino in via di formazione che batteva ritmicamente sotto il mio. Una volta, navigando in Internet fino a tarda notte, ero capitata su un sito che paragonava i vari stadi di sviluppo dell’embrione alla grandezza di un frutto: il vostro bambino ha le dimensioni di un acino d’uva, il vostro bambino ha le dimensioni di un mango. In quel momento sentivo un bimbo-mango dentro di me: io e lui formavamo una cosa sola."


"«Dimmi che mi ami», mi intima, senza muovere un muscolo. «Mmm?» bofonchio contro la sua spalla. Guardo in su. Sawyer si appoggia sugli avambracci e posso contargli le lentiggini sulla faccia mentre si china su di me. «Eh?» «Dimmi che mi ami», ripete. E dal cupo lampeggiare dei suoi occhi verdi capisco che è importante per lui saperlo, come se avesse fatto una promessa a se stesso. Prima di andare avanti vuole sentire quelle parole pronunciate da me. «Reena.» Ora è quasi implorante. «Dimmi che mi ami.» Non farmi questo, vorrei dirgli. Non puoi. Non posso. Quando se n’era andato, stringevo un Ti amo nel palmo della mano come un talismano. Ti amo. L’unica cosa che lui mi aveva dato e che non gli avevo restituito. L’unica cosa che avevo tenuto per me."


"Fatto sta che passai lunghi mesi nebulosi nello smarrimento più assoluto. Avevo l'impressione di trovarmi a urlare sull'orlo di un burrone, aspettando invano di sentire l'eco ." 


"Lo amavo anch'io. Ero innamorata di lui sin dalla prima elementare. Mi piacevano le sue mani callose da chitarrista e la fragilità che si nascondeva sotto quell'aria spavalda. Mi piaceva scoprire ogni giorno qualcosa di lui. Adoravo il suo lato scemo sconosciuto ai più e quel modo che aveva di guardarmi che mi faceva sentire alta due metri. L'amore che provavo per Sawyer LeGrande era così immenso che a volte mi sembrava di non riuscire a contenerlo tutto, ma quando aprivo la bocca per dirglielo non usciva una parola..."


"Sawyer e Hannah sono seduti su una poltroncina  a leggere un libro di favole. Hannah è raggomitolata contro Sawyer come se lo conoscesse da sempre. Il suo fascino è rubicondo e assonnato. Se penso a com'era terrorizzato il primo giorno che aveva preso in braccio la bambina...E' pazzesco come abbia fatto presto a imparare. Mi sistemo su una sedia a sdraio in veranda ad ascoltare la fine della storia. Di solito, appena finita una storia, Hannah protesta per farsene leggere un'altra, oppure è annoiata e vuole giocare. Oggi, invece, se ne sta buona buona, come in attesa. Sawyer le scosta amorevolmente una ciocca di capelli dagli occhi. [...] Indugio ad osservare i lineamenti delicati di Hannah, il piccolo neo a un  lato della bocca: ha preso un po' da tutti e due."


"Quando rialzo lo sguardo, siamo vicinissimi, come pendolari in metropolitana all’ora di punta. Ho bisogno di un momento per... «Ehi», dico. «Frena.» «Reena...» comincia, ma lo interrompo. «Fermati.» Scuoto la testa. «Non... Ho bisogno di...» Sto per dire: pensarci un attimo, ma un secondo dopo le nostre bocche si incollano, cercando con la lingua all’interno di quella cavità buia e umida un ti amo che nessuno osa pronunciare.  È inutile che reciti la parte di quella colta di sorpresa, dopo tutto è per questo che sono venuta, no? È questo che ho voluto dal primo giorno in cui Sawyer si era rifatto vivo.  Gli getto le braccia al collo e lo stringo a me. Un attimo dopo lo sento pronunciare il mio nome."


“<<Non sono un’idiota>>”, proseguo. “<<Ho fatto una cretinata, ma non sono stupida. Non crediate che non mi sia accorta di cosa pensate di me. Me lo avete fatto capire molto chiaramente.>>” [..] “<<Hannah non l’ho fatta da sola. Sawyer e io abbiamo fatto l’amore. E non siamo sposati. Mi dispiace. So che per tutti voi è estremamente disdicevole, e posso anche capirlo, ma non posso starmene seduta qui a far finta di niente e.. continuare a tormentarmi. Adesso basta.>>”


"Ho passato la vita a leggere l’espressione del suo viso. C’era qualcosa, l’altra sera, nel modo in cui mi guardava. Qualcosa che mi diceva: tra noi non è ancora finita."


Oltre le Regole (Rule) (Marked Man serie)

“Non avevo mai pensato di aver bisogno di qualcuno o di qualcosa fino a quando tu non sei entrata nella mia mente e hai cominciato a far crollare tutti i muri che avevo costruito intorno ai miei sentimenti.”


“…ma amavo Rule come se fosse il mio scopo nella vita. Lo amavo come se fosse inevitabile, come se, nonostante tutte le volte in cui avevo compreso che era una cattiva idea, che eravamo una brutta coppia, che lui sapeva essere un inguaribile coglione, comunque non potessi farne a meno. Perciò ogni volta che mi vedevo sbattuto in faccia il fatto che mi ritenesse solo una semplice autista quando condividevamo l’auto, sentivo spezzarsi un pochino di più il mio cuore malconcio.” 


“Lo amavo come se fosse inevitabile, come se, nonostante tutte le volte in cui avevo compreso che era una cattiva idea, che eravamo una brutta coppia, che lui sapeva essere un inguaribile coglione, comunque non potessi farne a meno.”


"Quando ti guardo non vedo altro che te e tu sei perfetta, Shaw. Non mi interessa di che colore hai i capelli, se sei pallida o abbronzata, se sei truccata o se ti sei appena svegliata - tutto quello che mi interessa è che quando ti guardo, anche tu mi guardi e mi vedi. Sei bella dentro e fuori e se vorrai coprire di tatuaggi la tua bella pelle bianca dalla testa ai piedi, sarei onorato di farlo per te, ma se non vorrai, ti vorrei comunque pulita e immacolata ogni volta che posso."


“<<Solo perché non c’è mai stata una ragazza che abbia desiderato frequentare in esclusiva, non significa che non conosca la differenza fra qualità e quantità.>>”


"Non avrei dovuto sentirmi così per Shaw, non avrebbe dovuto essere lei a sconvolgere il mio mondo come nessuno aveva mai fatto prima."


"A volte gli opposti si attraggono. Si infiammano e bruciano tutto ciò che li circonda."


"Sono tuo, Shaw, in qualsiasi modo tu abbia bisogno di me, in qualsiasi modo tu mi voglia, io sono tutto tuo."


"A mano a mano che mi avvicinavo, la vidi rabbrividire e nei suoi occhi lessi pura vulnerabilità: Mi spaventava sapere con quanta facilità potevo farle del male e quanto disperatamente desideravo che non accadesse."


".<<..mi ricordo che la prima volta che ti ho visto non riuscivo a credere che fossi il gemello di Remy. Lui era così bello, sempre in ordine, ma tu...Dio, Rule, tu eri perfetto.>>"


"<<Voglio che tu sappia che ci sei solo tu, Shaw. Tu mi fai impazzire e sono così teso che non potrebbe mai esserci un'altra. Mi manchi. So che vuoi una dichiarazione d'amore eterno, so che provarci non è un'opzione e che devo farlo e basta, ma io ti voglio.>>"


"Rule era complicato – era aggressivo, sfacciato, noncurante, irriguardoso, spesso irascibile e in genere un rompipalle insopportabile. Ma quando voleva, era affascinante e divertente, artisticamente brillante e, spesso, la persona più interessante nella stanza. Ero innamorata persa delle sue due facce fin da quando avevo quattordici anni.""


«Non posso cambiare il passato, Casper, nemmeno una parte. Non posso far sparire quelle ragazze o cancellare il fatto che tu le abbia viste in continuazione domenica mattina. Non posso riportare qui Remy o tornare indietro nel tempo e non chiamarlo per farmi venire a prendere quella notte. Probabilmente ho un milione di rimpianti e se si metteranno tra noi qui o a letto allora è meglio farla finita subito, perché non ho intenzione di combattere il passato quando finalmente il futuro sta diventando qualcosa in cui voglio investire». Sollevò le mani e mi afferrò i polsi; all’inizio pensai che volesse respingermi, invece no. Si sporse in avanti e appoggiò la fronte al centro del mio petto. «Rule, se le cose vanno male, sarà bruttissimo». La sua voce era un sussurro rauco contro il mio torace. «È vero, ma se vanno bene, sarà bellissimo»."


"«Ecco il mio cuore, Shaw. È nelle tue mani e ti prometto che sei la prima e l’ultima persona a toccarlo. Devi starci attenta perché è molto più fragile di quanto pensassi e se proverai a ridarmelo non lo accetterò. Non conosco abbastanza l’amore per essere certo che sia quello che c’è tra noi, ma so che per me d’ora in poi ci sarai tu e solo tu. Posso solo prometterti che farò attenzione e non ti allontanerò mai più. La vita senza te è possibile, ma se posso scegliere voglio vivere con te al mio fianco e ti sto dicendo che non scapperò davanti all’impegno che serve perché accada. Shaw, non ho più paura di noi»"


"<<Devi promettermi di non abbandonarmi quando mi perderò, Shaw. Devi promettermi di aspettare fino a quando troverò il modo di tornare indietro. Devo sapere che, quando tutto diventa nero, alla fine del tunnel ci sei tu.>>"


"<<Io non sono Jet quindi non posso scrivere una canzone che ti faccia capire quanto sei importante per me. Non sono Nash quindi non posso trovare un edificio e dipingere un murales che ti faccia vedere che per me tutto inizia e finisce con te. Io sono un tatuatore, probabilmente sarò sempre un tatuatore e non so come questo giocherà nel tuo futuro o nel futuro che avevi programmato dopo la scuola e francamente non mi interessa. Questo è ciò che ho da offrirti Shaw e proprio come tu hai lasciato che io fossi il tuo primo, io ti sto lasciando essere la mia.>>"


"<<Perché ci sei sempre stato tu, anche quando non volevo, anche quando mi spezzavi il cuore in continuazione. Ci sei sempre stato tu.>>"


"«Ti amo davvero, Rule Archer».  Ogni volta che lo diceva, per me era più facile rispondere: «Ti amo anch’io», ecco tutto.  Non dovevo farmi domande, non dovevo preoccuparmi, non dovevo cadere nel tunnel oscuro perché qualsiasi cosa Shaw provasse per me, io la ricambiavo e sapevo che le bastava. Non dovevo provarci, lo facevo e basta e ogni singolo giorno mi riusciva meglio del precedente."



 

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