martedì 29 dicembre 2020

Varie Citazioni da Libri Amati 3

at dicembre 29, 2020

Hai cambiato la mia vita (The Law of Moses)

"Immaginai il figlio del crack, Moses, con una crepa che gli correva lungo il corpo, come se si fosse spezzato durante il parto. Lo so che il termine si riferisce a un'altra cosa. Tuttavia, non riuscivo a togliermi l'immagine dalla testa. Forse, il fatto che fosse spezzato mi spinse sin dall'inizio verso di lui."


"Qualunque sia stata la ragione, quando Moses arrivò a Levan per me fu come trovare altra acqua: fredda, profonda, imprevedibile e, come la pozza del canyon, pericolosa, perché non sai mai cosa nasconde sotto la superficie. E, come facevo da sempre, mi buttai di testa, anche se me l'avevano proibito. Stavolta, però, andai a fondo."


"Barcollai leggermente, e iniziai a rendermi conto dell'esperienza orribile che avevo vissuto. Sempre più chiaramente, sempre di più. Dovevo andare a casa. Moses forse percepì che stavo lentamente precipitando nell'abisso, perché senza dire una parola allungò una mano e mi strinse il braccio, lievemente, offrendomi un sostegno. In quel momento lo amai, più di quanto credessi possibile. Molto più di quanto i nostri pochi incontri potessero giustificare. Il casinista, il delinquente, il bambino spezzato. Era diventato il mio eroe."


"Di nascosto, l'avevo guardata molte volte mentre si allenava. Dal giorno dell'incidente nel fienile, l'avevo evitata. Non sapevo come fare con lei. Era un cane sciolto. Una ragazza di paese che parlava e pensava in modo semplice, con una spiccata onestà che mi eccitava e mi respingeva insieme. Mi faceva venire voglia di scappare e, allo stesso tempo, la pensavo di continuo."


"Voleva viaggiare per il mondo e vedere i grandi capolavori dell'arte. Era il suo sogno. Lo lasciai parlare, in silenzio, dando il mio contributo solo nei momenti di stanchezza, quando aveva bisogno di una pausa. Volevo che continuasse a raccontare. Volevo sapere tutto di lui. Volevo che si confidasse. Di tanto in tanto, mentre dipingeva, soprattutto, mi donava degli attimi di confidenza di cui facevo tesoro, come una bambina che raccoglie fragili conchiglie e sassolini lucenti. E, quando non ero con lui, prendevo i miei tesori e li rigiravo nella mente, studiandoli da ogni prospettiva, imparando a conoscerlo."


"Pensai all'immagine di lei addormentata, la notte che avevo dipinto il soffitto della sua stanza. Avevo sbirciato fra le assi dell'impalcatura, e l'avevo vista proprio sotto di me. Era rannicchiata e stringeva un cuscino che aveva tolto da sotto le coperte. Era come se fluttuassi sopra di lei, con il corpo sospeso a quasi due metri d'altezza. Aveva i capelli sciolti sulle spalle, dello stesso colore dei campi di grano che circondavano il nostro paesino. Però non erano secchi e pungenti come le spighe, bensì setosi, folti e ondulati per via della treccia che aveva tenuto tutto il giorno. Era alta, non quanto me, slanciata e snella, con la pelle ambrata e occhi marrone scuro, che contrastavano con i capelli chiari. Il mio oppsto. Io avevo gli occhi chiari e i capelli scuri. Forse, messi insieme, avremmo appianato le nostre stranezze fisiche. Al pensiero mi irrigidii. Nessuno ci avrebbe messo insieme. Sicuramente non io."


"Rimasi a fissare Georgia a lungo, molto a lungo, quella ragazza tenace quanto i fantasmi nella mia testa. Per una volta, il mio cervello si riempì di immagini create da me, sogni che io avevo partorito. E, per la primissima volta, mi addormentai con Georgia sotto di me e la pace nel cuore."


"Fra le luci e le ombre, i suoi occhi marroni sembravano neri, dello stesso colore dell'acqua in cui eravamo immersi. Allungai una mano cieca per trovare un appiglio che mi impedisse di caderci dentro. La mano destra di Georgia era ancora appoggiata al muro, accanto alla mia, e mi sorpresi a tracciare il contorno delle sue dita, tutt'intorno, come fanno i bambini. Mi fermai alla base del pollice. Poi, continuai, salendo e sfiorandole il braccio, leggero come una piuma, fino ad arrivare alla spalla. Accarezzai le clavicole, prima una e poi l'altra, fino a ridiscendere sull'altro braccio. Quando arrivai alle dita, le intrecciai alle mie, stringendo forte. Aspettai che fosse lei ad avvicinarsi, a posare la bocca sulla mia, a guidare, come desiderava. Invece Georgia rimase ferma a guardarmi, stringendo la mia mano sotto la superficie dell'acqua. A quel punto, mi arresi. Ero impaziente.Le sue labbra erano fredde e bagnate, e immagino che anche le mie fossero uguali. Il calore della sua bocca, tuttavia, mi accolse come un abbraccio. Mi abbandonai al tepore con un sospiro che avrei trovato imbarazzante, se lei non avesse esalato uno del tutto simile."


"<<Mi piace la tua pelle. Amo il colore dei tuoi occhi. Dovrei forse ignorarlo?>>, sussurrò, e in quel momento il mio cuore corse fino al recinto, saltò la staccionata e tornò di corsa da me, felice e frastornato. <<Ti piace la mia pelle?>> bisbigliai, sorpresa. <<Sì>>, confessò lui, e tornò a guardare i cavalli. Era la cosa più bella che mi avesse mai detto. Rimasi immobile, muta e felice. <<Se dovessi dipingermi, quali colori sceglieresti?>>. Lo volevo sapere. <<Marrone, bianco, oro, rosa e pesca>>, sospirò. <<Dovrei sperimentare>>. <<Lo farai, un giorno?>>. Lo desideravo con tutta me stessa. <<No>>. Sospirò una seconda volta. <<Perché?>>. Cercai di non offendermi. <<E' più facile dipingere le cose nella mia testa delle cose che vedo con i miei occhi>>. <<Allora... disegnami a memoria.>>"


"La maggior parte del tempo, la trattavo di merda. E lei scrollava le spalle e tornava alla carica. Non la disturbava e, aquanto pareva, non la persuadeva a lasciarmi perdere. Il problema era che mi piaceva baciarla. Mi piaceva la sensazione dei suoi capelli fra le mani e anche il suo corpo, quando mi stava appiccicata e invadeva il mio spazio, chiedendo e dando attenzioni, ogni singolo minuto. E poi mi faceva ridere. Non ero uno che ride spesso. Più che sorridere, imprecavo. La vita non era affatto divertente. Invece, Georgia era estremamente divertente. Ridere e baciarsi non ti facilitano la vita se vuoi convincere l'altra persona a sparire. Infatti, lei non se ne andava."


"<<E queste sono le mie>>. Baciò il mignolo. <<Gli occhi di Moses>>. Passò all'anulare. <<Il sorriso di Moses>>. Un altro bacio sul dito più lungo. <<La risata di Moses>>. Aveva le labbra morbidissime. <<I dipinti di Moses>>. Arrivò al pollice e accostò la bocca al polpastrello. <<I baci di Moses>>. Alla fine, premette la bocca contro il palmo. <<Queste sono le cinque cose belle di Georgia per oggi. Erano anche le mie cose belle di ieri, e lo saranno anche di domani e di dopodomani, finché i tuoi baci non diventeranno vecchi. Poi, dovrò inventarmi qualcos'altro>>."


"Quando si perdeva, tuttavia, e iniziava a dipingere come un diavolo, raffigurando scene incredibili che venivano da un universo nascosto dietro i suoi occhi ambra e verdi, non riuscivo ad avvicinarmi. Volevo che mi ritraesse. Volevo stare in posa davanti a lui e lasciare che mi ricoprisse di colore, volevo essere una delle sue creazioni. Volevo fare parte del suo mondo. Volevo un cantuccio, là dentro. Era ironico, ma per la prima volta nella mia vita volevo integrarmi, se integrarsi significava essere inglobata dai suoi pensieri, risucchiata nella sua testa. Forse era l'età, diciassette anni, forse era il primo amore, il primo desiderio fisico. Fosse quello che fosse, lo volevo con una disprazione tale che mi consumava. Non avevo mai voluto niente con quella forza. E non riuscivo a immaginare di provare lo stesso in futuro per qualcun altro."


"Volevo fare tutto ciò che il mio corpo desiderava fare. Volevo dipingere il suo corpo di rosso e volevo che lui usasse il suo corpo per dipingere il mio, fino ad annullare qualsiasi differenza, senza più nero o bianco, senza passato e senza futuro, senza delitto né castigo. Solo un rosso vivo, vivo come il mio desiderio. Invece, le leggi esistevano. E le regole anche. Le leggi della natura e le leggi della vita. Le leggi dell'amore e le leggi della morte. Quando le infrangi, non puoi sfuggire alle conseguenze. E noi due, come tante coppie di amanti sfortunati prima di noi, e tante che sarebbero venute dopo, eravamo governati da quelle leggi, che decidessimo di rispettarle o no."


"Lasciai che mi raggiungesse. E quando arrivò, mi voltai verso di lei e la strinsi fortissimo, tanto che i nostri cuori si fusero e iniziarono a battere allo stesso ritmo. Il mio batteva contro i suoi seni, e il suo rispondeva contro il mio petto, sfidandomi come piaceva a lei. La baciai mille volte sulle labbra, lasciando che il colore della sua bocca inondasse la mia mente turbata, sommergendo le immagini nella testa, finché non restò solamente Georgia, solamente baci rosa e chiaro di luna, solamente calore. Toccai il suo corpo e scaldai le mani sulla sua pelle, finché le domande non volarono via con il vento. E la ragazza che avevo dipinto sul cavalcavia di cemento tenne il viso rivolto al cielo e ci lasciò soli."


"Ci muovevamo in uno spazio ancestrale, talmente immerso nel presente che i battiti dei nostri cuori divennero un metromono assordante che scandiva il tempo, che accompagnava il momento. Ero piena di meraviglia, non riuscivo a distogliere lo sguardo da lui. Non riuscivo neppure a chiudere gli occhi. <<Moses, Moses, Moses>>, gridava il mio cuore, e la mia bocca gli faceva eco. I suoi occhi erano sgranati, come i miei probabilmente. Aveva il fiato corto e le sue labbra, quando non erano premute sulle mie, rimanevano leggermente dischiuse, ansimanti, mentre ci aggrappavamo l'uno all'altra, con le dita intrecciate e gli occhi incollati. I nostri corpi si muovevano a un ritmo antico quanto la terra su cui eravamo distesi."


"Nessuno mi aveva detto che resistere sarebbe stato come respirare da una cannuccia. Inutile, impossibile, utopico. Infatti, avevo gettato via la cannuccia e respirato a pieni polmini, li avevo riempiti di Moses, ingoiando grosse boccate d'aria, incapace di rallentare o di concentrarmi su altro che non fosse il prossimo respiro. Forse avrei potuto stargli lontana. Forse avrei dovuto. Ma la sera prima non c'ero riuscita. E, alla luce del giorno, seduta al sole sbiadito di un mese di ottobre, con il volto di un'altra ragazza che mi fissava, dipinto dal mio amante, da colui che possedeva il mio corpo e la mia anima, rimpiansi di non averlo fatto."


"Non sapevo come dare loro la notizia, non sapevo come ammettere davanti ai miei genitori che avevano ragione, e io torto. Non ero un'adulta. Ero una ragazzina indifesa, un ruolo che avevo sempre odiato. Me ne ero sempre fatta beffe. Avevo sempre fatto la dura. Mi piaceva, mi piaceva essere forte come i ragazzi. Peccato che non ero forte come loro. Ero debole. Dannatamente debole. Ero stata debole, e la mia debolezza aveva generato un figlio, un figlio senza padre. Forse Moses non mi aveva abbandonato - come poteva, se non mi era mai appartenuto? Mi sentivo comunque abbandonata. Abbandonata e solissima. In sua difesa, potevo affermare che forse lui era ancora più solo, forse era lui quello abbamndonato. Ma non potevo pensare a Moses. Lui non tornò, ed essere arrabbiata divenne più facile."


"Non volevo tornare a Levan, da Georgia, o agli anni precedenti. Non ero mai voluto tornare, e negli anni avevo sepolto il suo ricordo sotto una pila di sassi, l'avevo sotterrata in fondo al mare. Nonostante questo, ogni volta che dividevo le acque e permettevo ai ricordi delle persone di raggiungermi, l'immagine di Georgia tornava in superficie, e la pensavo, la ricordavo. Ricordavo quanto l'avevo voluta e odiata, e desideravo che mi lasciasse in pace e allo stesso tempo non mi abbandonasse mai. Mi mancava. E quando mi mancava, facevo la lista delle cose che odiavo. Cinque cose che odiavo. Lei aveva sempre in serbo cinque cose belle, io cinque cose odiose."


"Molte cose che non potevo odiare. La sua focosità, la sua vena testarda, il modo in cui si aggrappava a me con le gambe, i suoi occhi nei miei, che mi chiedevano di darle tutto, mentre mi sforzavo di prenderla senza innamorarmi di lei. Lei mi aveva voluto, dal primo momento all'ultimo. Anche nelle pieghe più intime. Era ancora bellissima."


"L'urlo riverberò dentro di me quando la connessione fu interrotta e il flusso di immagini nel mio cervello si dissolse. Ma Eli non se ne andò. Piegò la testa di lato e attese. Poi accennò un sorriso triste, come se sapesse che ciò che mi aveva mostrato mi avrebbe fatto soffrire.  E io sprofondai la faccia nelle mani e piansi."


"Moses, chino al mio fianco, piangeva un figlio che non aveva mai conosciuto. Esprimeva apertamente il suo dolore, la sua disperazione, e niente avrebbe potuto sorprendermi più di questo. La sua sofferenza gli gocciolava dalle dita e bagnava la terra, addolcendomi il cuore. Infine si voltò e mi venne vicino e, anche se gli tremavano le labbra e aveva il respiro rotto, si calmò, smettendo di piangere. <<Perché sei qui, Moses?>>, mormorai. <<Perché sei tornato?>>. Lui girò leggermente la testa e mi guardò negli occhi. La rabbia era sparita. Anche l'odio, ma forse era solo una tregua. Sostenni il suo sguardo, pensando che lui stesse leggendo le stesse emozioni sulla mia faccia. Niente rabbia. Disperazione, accettazione, dolore. Ma non rabbia. <<E' stato lui a riportarmi qui, Georgia>>."


"Non potei che mostrarmi d'accordo: non volevo pensare alla vecchia Georgia e al vecchio Moses e alla passione di un tempo. Avevo seppellito i ricordi e il ritorno a Levan mi aveva fatto tornare la voglia di rivisitarli. Avrei voluto baciarla fino a bruciarle le labbra, fare l'amore con lei nel fienile e nuotare nella torre idrica, e soprattutto, avrei voluto liberarla dal dolore che la schiacciava."


"Chinai il capo e la baciai, prima che lei potesse aprir bocca o scappare via, prima guardarla o di poterci ripensare. Non volevo vedere. Volevo sentire. E udire. E gustare. La sua bocca mi riempì la mente di colori. Come tutte le altre volte. Rosa. I suoi baci erano rosa. Morbido rosa tramonto, striato d'oro. Spirali rosate sbocciarono sulle mie palpebre abbassate, e premetti con forza le labbra contro le sue, lasciandole i capelli e la vita per prenderle il viso tra le mani, per fissare i colori e non farli sbiadire. Poi le sue labbra si schiusero sotto le mie e i colori divennero correnti palpitanti di rosso e oro, pulsarono contro i miei occhi come se il soffice guizzo della sua lingua lasciasse strisce di fuoco."


"Ma i suoi disegni erano così: meravigliosi e terribili. Meravigliosi perché riportavano in vita i ricordi, terribili per lo stesso motivo. Il tempo sbiadisce la memoria, smussando le asperità del lutto. Ma i dipinti di Moses erano pieni di vita e ci ricordavano la nostra perdita." 


"Avevo paura di parlare. Mi limitai ad annuire, accettando il suo perdono. E lei sorrise. Ero troppo carico emotivamente per rispondere al sorriso, temevo che schiudere le labbra, anche solo di poco, avrebbe riaperto tutte le mie vecchie ferite. Le sfiorai una guancia, con tenerezza e gratitudine, poi lasciai cadere la mano. <<Ora sono cinque cose belle, Moses>>, disse. <<Il tuo perdono. E il mio>>."


"<<Chi sei , Moses? Non sei più lo stesso. Non credevo che fosse possibile innamorarmi di nuovo di te>>. Le lacrime mi rigavano la faccia, ma non le asciugai. <<Tu non sapevi amare. Non so cosa fare con la persona che sei diventato>>. <<Sapevo amare. Ti amavo già allora. Solo che non sapevo come dimostrartelo>>. <<E poi cosa è successo?>>, domandai. <<Eli. Me l'ha insegnato lui>>, rispose. Per fortuna, non sollevò la testa dai miei capelli. Avevo bisogno di un po' di tempo per pensare alla risposta. Sapevo che se l'avessi guardato con compassione, paura o incredulità, quello che avevamo appena costruito sarebbe crollato. E avevo finalmente capito che se volevo amarlo, nel vero senso della parola, non solo perché lo desideravo o perché avevo bisogno di lui, dovevo accettare quello che era. Così gli posai le labbra sul collo e mormorai: <<Grazie, Eli>>. Moses sussultò e mi strinse più forte. <<Ti amavo allora, Georgia. E ti amo ancora adesso>>."


"Non ricordo quando posai il pennello né se riavvitai i tappi dei miei colori a olio. Non ricordo nemmeno come arrivammo al letto né come mezzanotte divenne mattina. Ricordo solo come mi sentii ad accorciare le distanze e a posare le labbra sulle sue. Non fu un bacio violente né veloce. Non l'accompagnarono studiate carezze né altre pratiche di seduzione. Ma fu carico di promesse. Sincero. E non cercai di andare oltre. Anche se avrei potuto. Brillava tra noi il ricordo di com'era stato tuffarsi nel calore del bacio. Ma io non volevo ricordi. Volevo un futuro, così presi la tonalità tenue della speranza e la avvolsi intorno a noi."


"<<Posso stringerti, Eli?>>. Lui sorrise e si gettò subito tra le mie braccia. Affondai la faccia tra i suoi riccioli e sentii le seriche ciocche solleticarmi il naso. Profumava di borotalco, paglia pulita e calzini appena lavati. Colsi una traccia del profumo di Georgia, come se lei l'avesse tenuto stretto, poco prima di perderlo, e lui l'avesse portata con sé da allora. Era caldo, sinuoso, e la sua guancia, premuta sulla mia, era liscia e morbida. Quando sogniamo non sappiamo di sognare. Nei sogni il nostro corpo è solido, possiamo toccare, baciare, correre, sentire. I nostri pensieri creano la realtà. Era così anche là. Sapevo di non avere un corpo e che neppure Eli ce l'aveva. Ma non importava. Eli era solido e concreto tra le mie braccia e io stavo abbracciando mio figlio. E avrei voluto non lasciarlo andare mai più. Eli si allontanò leggermente e mi guardò con espressione seria. I suoi occhi castani erano così simili a quelli di sua madre che avrei voluto annegarvi. Poi sciolse l'abbraccio e mi prese il volto tra le sue manine. <<Devi scegliere, papà>>."


"Le prime parole di una storia sono sempre le più difficili da scrivere. E' come se tirarle fuori, metterle per iscritto, ti constringesse ad andare fino in fondo. Come se, una volta iniziato, dovessi finire per forza. Io e Georgia non avevamo finito. La nostra storia non era finita. Lo sapevo, come lo sapeva Eli. <<Devi andare adesso, papà>>, sussurrò. <<Lo so>>. Mi sentii trascinare via, quasi precipitando. Somigliava alla sensazione che avevo quando invocavo le acque. <<Buonanotte, Frank Fetente>>, disse Eli, in tono allegro. <<Buonanotte, Bart Beccamorto>>, risposi, sentendo la lingua così pesante che riuscivo a malapena a parlare. <<A presto, Papà il Duro>>. <<A presto, ometto>>, sussurrai. Era scomparso."


"Poi Georgia sussurrò parole tenere alla nostra bambina, cullandola e accarezzando le sue soffici guance. <<Ecco cinque cose belle per te,  Kathleen. Cinque cose belle per oggi e per sempre>>. Io e Georgia restammo per un po' in silenzio, a osservare la nostra piccolina. Aveva smesso di piangere e guardava alle nostre spalle, con gli occhi spalancati e la manina stretta intorno al mio dito. Mi voltai, chiedendomi cosa stesse guardando. E con la coda dell'occhio lo vidi. Solo di sfuggita. Solo per un istante. E colsi un lampo di quel sorriso."


9 Novembre (November 9)

"Sono traslucido, acquatico. Alla deriva, senza meta. Lei è un'ancora che affonda nel mio mare."


"Non so nemmeno cosa rispondere. Quest'uomo non ha un briciolo di rimorso. Lo detesto e lo invidio per questo. Per certi versi avrei voluto somigliare un po' più a lui e un po' meno a mia madre. mio padre è totalmente inconsapevole dei suoi numerosi difetti, mentre i miei sono il punto focale di tutta la mia vita: sono ciò che mi sveglia la mattina e mi tiene sveglia ogni notte."


"Non dovrebbe piacermi niente di ciò che mi ha strappato la vita così come la conoscevo, nemmeno la sensazione sotto le dita. Il loro aspetto, invece, è un'altra storia. Così come gli altri miei difetti, sono state sottolineate e messe in bella mostra così che tutto il mondo possa vederle. Per quanto provi a nasconderle con i capelli e i vestiti, sono lì. Saranno sempre lì, eterno memento della notte che ha distrutto le parti migliori di me."


"Si sistema meglio sulla sedia quando gli passo davanti, e il suo sguardo diventa di colpo...  troppo. Troppo invadente. Sento le guance avvampare e la pelle formicolare, così abbasso gli occhi e mi guardo i piedi, permettendo ai capelli di ricadere sul viso. Me ne porto perfino una ciocca in bocca, in modo da bloccare del tutto la sua visuale. Non so perché il suo sguardo mi sta mettendo in imbarazzo, ma è così. Solo qualche istante fa stavo pensando a quanto mi mancasse essere guardata, e ora che sta succedendo voglio solo che guardi altrove. Appena prima che esca dalla mia visuale, mi volto verso di lui e colgo l'ombra di un sorriso. Non deve aver notato le mie cicatrici. E' l'unico motivo per cui un ragazzo come lui può sorridermi."


"<<Tienilo pure>> risponde Fallon con un gesto della mano. Il cameriere sparecchia il tavolo, e quando si allontana non c'è più niente tra di noi. L'imminente fine del pranzo mi lascia una sensazione di disagio, perché non so cosa dire per tenerla ancora qui. Si sta per trasferire a New York e con ogni probabilità non la rivedrò mai più. Non so perché, questo pensiero mi mette ansia."


"La sua risata svanisce e lascia dietro di sé un sorriso. Si volta verso la porta. <<Ti chiami davvero Ben?>> mi chiede poi, tornando a guardarmi. Annuisco. <<Qual è il tuo più grande rammarico, Ben?>> Domanda bizzarra, ma decido di stare al gioco. 'Bizzarro' sembra la normalità con questa ragazza - e non fa niente se non direi mai a nessuno il mio più grande rammarico. <<Non penso di averlo ancora vissuto>> mento. Fallon mi guarda con aria assorta. <<In pratica, sei un essere decente? Non hai mai ucciso nessuno?>> <<Per ora.>>"


"Sorride e inizia a mangiare. Poi si sfila il cucchiaio di bocca e lecca lo yogurt che le è rimasto sul labbro inferiore. Non mi aspettavo davvero niente del genere, oggi. Starmene qui seduto di fronte a questa ragazza, a guardarla leccarsi lo yogurt dal labbro, cercando di mandare giù una boccata d'aria giusto per essere sicuro che sto ancora respirando."


"Respiro a fondo per calmarmi, ma mi blocco di colpo quando sento le sue dita sfiorare i capelli che mi coprono il viso. Quell'inatteso contatto fisico mi spinge a strizzare ancora di più gli occhi. Mi sento così stupida per non averlo sbattuto fuori di casa - o quantomeno dalla cabina armadio.  Ma chissà perché, non sembro in grado di muovermi né di parlare. Né, a quanto pare, di respirare. Ben mi scosta i capelli dalla fronte pettinandoli con le dita, mi scopre il viso. <<Porti i capelli in questo modo perché non vuoi che la gente veda bene il tuo viso. Porti le maniche lunghe e le magliette accollate perché pensi che sia meglio. Ma non è così.>> E' come se le sue parole si trasformassero in pugni e mi colpissero dritte allo stomaco."


"<<Fallon>> dice, richiamando la mia attenzione. Le sue dita si posano sul mio mento, sollevandomi il viso. Quando riapro gli occhi, è molto più vicino di quanto pensassi e mi sta guardando con espressione intensa. <<Le persone vogliono guardarti. Credimi, sono uno di loro. Ma se tutto di te grida'Distogliete lo sguardo', be', allora è esattamente quello che faranno. L'unica a cui frega qualcosa della manciata di cicatrici che hai in faccia sei tu.>> Vorrei disperatamente credergli. Se riuscissi a credere a tutto ciò che mi sta dicendo, forse tornerei a tenere alla mia vita molto più di quanto non faccia ora. Se gli credessi, forse non sarei più così nervosa al pensiero di affrontare di nuovo un'audizione. Forse farei esattamente ciò che mia madre sostiene dovrebbe fare una ragazza della mia età: scoprire chi sono. Non nascondermi da me stessa."


"Sento la sua fronte posarsi piano sulla mia, e il suo respiro affannato è l'unica cosa che mi dà un senso di conforto in questo momento. Quando le sue mani si posano sulla fascia dei miei jeans, sento lo stomaco serrarsi. Questa cosa sta andando troppo oltre. Troppo, troppo, troppo oltre. Eppure non riesco a fare altro che cercare di respirare e lasciare che le sue dita aprano il primo bottone dei jeans. Perché per quanto vorrei che si fermasse, ho la sensazione che non mi stia spogliando per piacere. Non so bene cosa stia facendo, ma sono troppo immobile per chiederglielo. Respira, Fallon. Respira. I tuoi polmoni hanno bisogno di aria."


"Non riesco a credere che mi abbia appena spogliato solo per dimostrarmi qualcosa. Non riesco a credere di averglielo permesso. Ora capisco esattamente cosa intendeva quando ha detto di avere difficoltà a controllare l'indignazione in presenza dell'assurdità. Pensa che le mie insicurezze siano assurde, e si è messo in testa di dimostrarmelo. Ben fa un passo avanti e mi prende tra le braccia. Ogni cosa in lui è calda e confortante, e non ho idea di come reagire. Mi posa una mano sulla nuca e attira il mio viso contro il suo petto. Mi ritrovo a ridere delle mie lacrime, perché sono ridicole. Chi mai si metterebbe a piangere quando un ragazzo la spoglia per la prima volta?"


"Fallon scoppia a ridere e si concentra sui miei occhi per una frazione di secondo; poi il suo sguardo si posa sulla mia bocca e, dio santo, voglio baciarla. Voglio baciarla così tanto da stare male - e adesso dal dolore non riesco nemmeno più a sorridere. <<Che succede?>> Faccio una smorfia e stringo la presa sullo stipite della porta. <<Voglio baciarti davvero, davvero tanto, e sto facendo tutto il possibile per non farlo, ancora.>>"


"Avrei quasi preferito non averla mai incontrata. Perché non sono un tipo da fidanzamento, e lei sta per trasferirsi a New York, e abbiamo solo diciotto anni, e tanti... tanti... altri motivi. Fisso il soffitto e mi chiedo come andrà. Come diavolo faccio a dirle addio questa sera, sapendo che non le parlerò mai più? Mi copro gli occhi con il braccio. Se solo non fossi entrato in quel ristorante oggi. Non ti può mancare qualcosa che non hai mai consciuto."


"<<Abbiamo solo diciotto anni. Sto per andare a New York. Ci conosciamo appena. E ho promesso a mia madre che non mi sarei innamorata di nessuno fino ai ventitré anni.>> Giusto, giusto, giusto, e... cosa? <<Perché ventitré?>> <<Mia madre sostiene che la maggior parte della gente verso i ventitré anni ha capito cosa vuole. E io, prima di innamorarmi di qualcuno, vorrei essere sicura di sapere chi sono e cosa voglio dalla vita. Perché è facile innamorarsi, Ben. La parte più difficile arriva quando vuoi uscirne.>>"


"Nonostante le cicatrici e l'espressione triste dipinta sul suo viso, resta una delle ragazze più belle che abbia mai visto. Ha le labbra morbide e invitanti, e anche se sto cercando di ignorare il nodo allo stomaco, ogni volta che guardo la sua bocca mi ritrovo a stringere i denti dall'intensità con cui mi sto trattenendo. Provo a non immaginare come sarebbe chinarmi verso di lei e baciarla, ma è così vicina che vorrei aver già letto ogni romanzo rosa mai stato scritto per sapere cosa diavolo renda un bacio 'degno di un libro'. Ho bisogno di saperlo per fare in modo che accada."


"Le accarezzo la spalla, scendo lungo il braccio, poi torno su. Quando i miei occhi incontrano i suoi, vedo la scia che una lacrima ha lasciato sulla sua guancia. <<Una delle cose che cerco di non dimenticare mai è che tutti noi abbiamo delle cicatrici>> mi dice. <<Molti ne hanno di peggiori rispetto alle mie. L'unica differenza è che le mie sono visibili, mentre quelle della maggior parte della gente non lo sono.>> Non le dico che ha ragione. E non le dico che mi basterebbe essere bello dentro una frazione di quanto è bella fuori."


"Siamo quasi in salotto quando Ben si blocca e si volta. Ancora una volta sembra sul punto di vomitare. Resto immobile e aspetto di vedere cosa sta per dire. <<Non sarà da libro, ma devo farlo.>> Fa due passi verso di me, intreccia le mani ai miei capelli e mi bacia. Sussulto sorpresa e mi aggrappo alle sue spalle, ma immediatamente mi adeguo al ritmo e faccio scivolare le mani sul suo collo. Mi spinge spalle al muro, le mani, il petto, le labbra premute contro di me, insaziabili. Mi tiene il viso come se avesse paura a lasciarmi andare, e io sto lottando per respirare, perché è passato così tanto tempo dall'ultima volta che ho baciato qualcuno che potrei aver dimenticato come farlo nel modo giusto." 


"Mi spinge di nuovo contro il muro e si comporta come se gli ultimi dieci secondi di incertezza non fossero mai esistiti. Mi gira la testa. Mi gira la testa, ed è bellissimo, e mia madre è pazza. Stupida, folle assurda; e si sbaglia. Perché una ragazza dovrebbe preoccuparsi di trovare sé stessa se non riuscirà mai a sentirsi bene come riesce a farla sentire bene un ragazzo? Okay, ho appena detto una stupidaggine. Ma Ben mi sta facendo sentire davvero bene in questo momento. Lo sento gemere, ed è la fine. Intreccio le mani ai suoi capelli, mentre la sua bocca mi divora il collo."


"Getta uno sguardo verso la camera da letto, poi incrocia di nuovo i miei occhi. Vuole che sia io a scegliere, ma non voglio farlo. Mi è piaciuto quando ha assunto il controllo della situazione e mi ha baciato. Non voglio che la prossima decisione ricada su di me. Continuiamo a fissarci per un minuto buono, Lui spera che lo inviti a tornare in camera; io vorrei che mi ci spingesse. Tutti e due sappiamo che la cosa migliore sarebbe andare alla porta."


"Mi bacia come se volesse imprimerlo nella memoria. Di chi di noi due, non lo so, ma lascio che prenda tutto ciò che vuole e gli do tutto ciò che ho. Ed è perfetto. Bello. Veramente bello. E' come se fosse davvero il mio ragazzo e se questo bacio fosse qualcosa che dovessimo fare continuamente. Il che mi riporta al concetto che sentirsi troppo a proprio agio può trasformarsi in un erroneo sostegno. Con baci come questo non fatico a immaginare di calarmi nella vita di Ben, dimenticandomi di vivere la mia. Il che è esattamente il motivo per cui devo andare dritta per la mia strada e salutarlo."


"Lascio penetrare le sue parole per un istante. Cerco di eguagliare la sua espressione seria, ma la prospettiva di vederlo una volta l'anno mi riempe di gioia e sto facendo del mio meglio per non mettermi a saltellare. <<Incontrarsi una volta l'anno nello stesso giorno mi sembra un gran bel punto di partenza per un romanzo. E se racconterai la nostra storia, non potrà che saltare in cima alla mia lista di libri da leggere.>> Adesso Ben sta sorridendo. E anch'io, perché non avrei mai immaginato di poter aspettare con impazienza un nostro futuro appuntamento. Il 9 novembre è un anniversario di cui ho timore dalla notte dell'incendio, ed è la prima volta che pensare a questa data mi lascia una sensazione positiva."


"Preme la sua bocca sulla mia e mi bacia con così tanta emozione da farmi dimenticare tutto. Tutto. Mi dimentico dove sono. Chi sono. C'è un ragazzo e io sono una ragazza e ci stiamo baciando e le sensazioni e i nodi allo stomaco e i brividi sulla pelle e la mano nei miei capelli e le braccia che mi sembrano troppo pesanti e adesso sta sorridendo contro le mie labbra. Apro le palpebre, le sento tremare, e non sapevo nemmeno che le palpebre potessero tremare. Ma è così e le mie stanno tremando."


"Sta stringendo tra i pugni il tessuto della mia maglietta, e io sto cercando di fare in modo che non sia troppo ovvio che sono lievemente ossessionato dal suo nuovo taglio di capelli. Sono più morbidi. Più lisci. Freschi, e cazzo se fa male. Di nuovo. Perché è l'unica che riesce a farmi trasalire in questo modo? Sospira ancora una volta contro il mio petto e quasi la spingo via, perché maledizione, è troppo. Non so cosa mi disturba di più: il fatto che sembriamo aver ripreso esattamente da dove abbiamo lasciato lo scorso anno, o il fatto che lo scorso anno non sia stato un caso. Se devo essere onesto, penso sia quest'ultima cosa. Perché gli ultimi didici mesi sono stati un inferno avendola in testa ogni minuto del giorno senza sapere se l'avrei rivista, e ora che so che anche lei ha in mente di rispettare questo piano idiota di incontrarci una volta l'anno, vedo già davanti a me altri dodici mesi di agonia. Già mi terrorizza pensare al momento in cui andrà via, ed è appena arrivata."


"<<Fallon, sono così su di giri, cazzo. Devo baciarti, e non ti chiederò scusa.>> E poi le sue labbra catturano le mie. Mi gira la testa, è come se il mio corpo stesse galleggiando e non riesco a muovere le braccia. Ma non devo, perché mi solleva le mani sopra la testa e intreccia le dita alle mie, bloccandole contro il materasso. La sua lingua scivola contro la mia, e c'è così tanto trasporto in questo gesto. E' come se mi stesse baciando come mi guarda: attraversandomi. Disegna una scia di piccoli baci sul mio collo continuando a tenermi ferme le mani, non lasciando che lo tocchi a mia volta, mentre esplora la mia pelle. Dio, mi è mancato. Mi è mancato il modo in cui mi sento quando sono con lui. Vorrei poterlo provare ogni giorno. Una volta l'anno non è minimamente sufficiente."


"Restiamo così per oltre due minuti, nessuno dei due vuole lasciare andare l'altro. La sua mano è poggiata sulla mia nuca, e cerco di memorizzare quella sensazione. Memorizzo anche il suo odore, così come ho fatto con la spiaggia dove questa sera abbiamo passato più di tre ore. Cerco di memorizzare la mia bocca appoggiata all'altezza del suo collo, come se le sue spalle fossero fatte perché vi appoggi sopra la testa."


"Gli bacio il collo. Un piccolo tocco delle labbra e niente di più. Lui alza il mio viso dalla sua spalla, mi solleva il mento e osserva i miei lineamenti. <<Pensavo di essere più forte di così>> dice. <<Ma ho scoperto che doverti salutare è una delle cose più difficili che io abbia mai dovuto fare.>> Vorrei dirgli 'Allora chiedimi di restare', ma la sua bocca è sulla mia e mi sta baciando. Forte. Mi sta salutando con il modo in cui le sue labbra si muovono contro le mie, con il modo in cui le sue mani mi accarezzano le guance, con il modo in cui la sua bocca si sposta sulla mia fronte premendo al centro un singlo bacio lieve, prima che mi lasci andare. Poi mi spinge letteralmente via, come se frapporre fra noi distanza rendesse le cose più facili. Cammina all'indietro fino al bordo del cordolo, e sento tutte le parole che vorrei dirgli accalcarsi nella gola. Stringo forte le labbra e cerco di non lasciarle uscire. Restiamo a fissarci per parecchi secondi; nell'aria tra noi è evidente il dolore di questo saluto. Poi si volta e corre verso il parcheggio. E io cerco di non piangere, perché sarebbe sciocco. Giusto?"


"Forse non so niente dell'amore, perché continuo a ripetermi che non mi sono ancora innamorata di lui. Che è troppo presto. Ma non lo è. Ciò che sta succedendo nel mio cuore in questo momento è troppo forte per essere negato. Comincio a pensare di aver giudicato male l'instalove. Ora devo solo capire come fare per concludere questi anni con un happy ending."


"Avverto chiaramente il suo dolore per questa nostra conversazione, e mi fa star male per lui. <<Stessa ora l'anno prossimo?>> mi chiede. <<Stesso posto?>> <<Certo.>> cerco di rispondere prima di scoppiare in lacrime, prima di dirgli che non ce la faccio ad aspettare un altro anno. <<Okay>> dice lui. <<Ora devo andare. Mi dispiace davvero.>> <<Va tutto bene, Ben. Ti prego, non sentirti in colpa per me...lo capisco.>> Il silenzio ci avvolge entrambi. Poi Ben sospira. <<Arrivederci, Fallon.>> La chiamata s'interrompe prima che possa rispondere. Abbasso lo sguardo sul telefono, le lacrime mi annebbiano la vista. Ho il cuore a pezzi. Sono distrutta. E mi sento una stronza, perché per quanto voglia convincermi che sto piangendo per la sua perdita, non è così. Sto piangendo per motivi del tutto egoistici, e rendermi conto che sono un essere umano così patetico mi fa piangere ancora più forte."


"E per quanto volessi rassicurarla che l'anno prossimo ci sarei stato, ciò che avrei voluto davvero fare era mettermi in ginocchio e implorarla di venire qui. Oggi. Non ho mai avuto così bisogno di stringere qualcuno tra le braccia come in questo momento, e darei qualsiasi cosa per averla qui con me. Per poter seppellire il viso tra i suoi capelli e sentire le sue braccia attorno alla vita, le sue mani sulla schiena. Niente al mondo avrebbe potuto darmi conforto quanto lei, ma non gliel'ho detto. Non potevo. Forse avrei dovuto farlo, ma chiederle di venire qui all'ultimo minuto sarebbe stata una richiesta troppo grande anche per me."


"La porto su per le scale, verso la mia stanza. Lontano dal resto del mondo che in questo momento non voglio né vedere né sentire. Fallon è l'unica persona che avrei voluto con me oggi, ed eccola qui. Con me. Solo per me. Perché le mancavo. Se non sta attenta, potrei innamorarmi di lei. Stanotte."


"Chiuo gli occhi e tengo la testa premuta contro il suo petto. Una delle sue mani è poggiata alla mia nuca, e l'altra dietro la mia schiena. Potrei restare così tutta la notte. Se non facessimo nient'altro, se non mi dicesse neanche una parola, ne sarebbe comunque valsa la pena. Chissà se anche lui prova la stessa cosa. Se pensa a me ogni singolo giorno come io penso a lui ogni singolo giorno. Se qualunque cosa fa e ovunque va vorrebbe condividerlo con me. Mi dà un bacio sulla testa, poi mi prende il viso tra le mani e lo solleva verso di sé. <<Non riesco a credere che tu sia qui>> dice. Vedo un sorriso lottare contro la devastazione nei suoi occhi. Gli accarezzo una guancia e sfioro con il pollice le sue labbra."


"Restiamo sdraiati in silenzio così a lungo che inizio a pensare possa essersi addormentato, ma dopo qualche minuto l'abbraccio si fa più intenso, quasi disperato, come se si stesse aggrappando a me. Ruota il viso fino a nasconderlo nella mia maglietta, e le sue spalle iniziano a essere scosse dal pianto. E' come se il cuore mi esplodesse in un milione di minuscole lacrime. Vorrei avvolgermi attorno a lui e dirgli di sfogarsi, ma il suo è un pianto così quieto, così pacato, che credo preferisca non parlarne. Ha solo bisogno che lo lasci piangere, ed è esattamente quello che farò."


"Non mi ero mai, mai, nemmeno prima dell'incendio, sentita così bella. Ben mi sta guardando come se fosse un privilegio, piuttosto che un favore. E quando si china per cingermi il viso con le mani, schiudo le labbra e aspetto il suo bacio. Perché non l'ho mai voluto quanto lo voglio in questo momento. Le sue labbra sono umide, e sento che mi bacia senza tanti complimenti. La sua lingua è ruvida e inclemente, e l'adoro.Adoro sentirmi desiderata in questo modo. Mi rendo conto, mentre le sue dita scendono lentamente lungo la mia schiena, che dopotutto non serve l'ansia perché un bacio sia da dieci. Perché non c'è alcuna ansia in questo bacio, ed è già da nove. Ben mi stringe forte a sé, il mio petto nudo contro il suo. Okay, ora è da dieci."


"I suoi occhi tornano subito seri e il sorriso si trasforma in una linea severa. Scuote appena la testa. <<Non voglio essere il tuo primo, Fallon. Voglio essere il tuo ultimo.>> Resto senza fiato nel processare ciò che ha detto. Non mi sta nemmeno baciando, e le sue parole hanno appena reso questo momento da dodici. Gli sfioro la guancia con la punta delle dita e sorrido. <<Io voglio che tu sia il mio primo e ultimo.>>"


"Per la prima volta mi rendo conto che non mi importano quei cinque anni. Non m'importa non averne ventitré. M'importa solo di Ben, di come mi sento quando sono con lui e di quanto non possa più farne a meno. <<Voglio che tu sia l'unico>> dico a voce più bassa, ma con tono più risoluto. Ben fa una smorfia come se sentisse dolore, ma ormai so che è un buon segno. Un ottimo segno. Mi sfiora le labbra con il pollice. <<Anch'io voglio essere l'unico per te, Fallon. Ma stanotte non accadrà niente a meno che tu non mi prometta che potrò sentire la tua voce domani, e tutti i giorni a seguire.>> Faccio segno di sì con la testa, sorpresa dalla conversazione. Non l'avevo previsto quando sono salita sull'aereo stamattina, ma so che è la cosa giusta. Non incontrerò mai nessuno che mi faccia sentire come mi fa sentire lui. Non si può essere così fortunati più di una volta nella vita. <<Te lo prometto.>>"


"<<Fallon>> sussurra, sfiorandomi lentamente le labbra con le sue. <<Grazie per questo bellissimo dono.>> Le sue parole accarezzano appena la mia bocca che subito copre con un bacio appassionato. Il mio corpo si tende da capo a piedi dall'improvviso dolore che mi attraversa nel momento in cui si spinge dentro di me, ma la perfezione con cui i nostri corpi si incastrano lo rende un mero fastidio. E' una sensazione bellissima. Lui è bellissimo. E chissà come, dal modo in cui mi guarda, finisco per credere di essere bellissima perfino io. Preme la bocca contro il mio orecchio e sussurra: <<Nessuna combinazione di parole potrebbe mai rendere giustizia a questo momento.>> Sorrido tra i gemiti. <<E allora come farai a scriverne?>> Mi bacia dolcemente, allangolo della bocca. <<Mi toccherà sfumare...>>"


"Non so se è normale che il sesso ti faccia sentire come se avessi appena perso una parte di te nella persona che hai dentro, ma è esattamente così che mi sento. Come se, nel momento in cui ci siamo uniti, le nostre anime si fossero confuse e un pezzetto della sua fosse finita in me e un pezzetto della mia in lui. E' stato di gran lunga il momento più intenso che abbia mai condiviso con un'altra persona. Sento una sorta di calore risalire piano il viso come se volessi piangere, ma riesco a tenere a bada le lacrime. E' che so che dopo tutto questo non potrei mai salutarlo per un anno intero. Mi devasterebbe, ancora più dell'anno scorso. Non riesco a pensare di trascorrere un altro giorno senza che Ben ne faccia parte. Non dopo stanotte."


Mi sfiora con il naso la linea del viso finché le sue labbra sono contro il mio orecchio. <<Be',>> continua <<pensavo ad alcune delle cose che dicono i protagonisti di quei libri quando sono con una ragazza. Sai quelle cose che giuravamo non avremmo mai detto, tipo quando lui dice a lei che gli appartiene? So che ci abbiamo riso su, ma... cazzo.>> Si tira indietro e mi intrappola in uno sguardo appassionato. >>Non ho mai voluto tanto dire qualcosa quanto avrei voluto dirti quelle cose mentre ero dentro di te. C'è voluto tutto me stesso per trattenermi.>> Non ho mai pensato che una frase potesse farmi gemere, ma è appena successo. <<Se l'avessi fatto... non ti avrei chiesto di smettere.>>"


"Non so da dove viene tutto questo. Non sono mai stato arrabbiato con lei, e adesso sono furioso. Perché fa male, cazzo. Fa male sapere che dopo aver condiviso ciò che abbiamo condiviso nella mia stanza, le siano bastati cinque minuti per decidere che non ha significato un cazzo. Che io non significo un cazzo."


"Un'altra lacrima scende, ma stavolta dal mio occhio. Faccio un passo indietro e la lascio andare. Quando sale sul taxi, abbassa il finestrino; ma non ho intenzione di guardarla in faccia. Fisso invece il terreno sotto i miei piedi, aspettando di vedere se si aprirà in due e mi inghiottirà vivo."


"Nel suo buio, è in silenzio. Nel mio buio, sta gridando."


"Non sono preparata. Non ho idea di come affrontarlo. E' come se il mio cuore stesse letteralmente andando in pezzi. Come se si stesse crepando esattamente al centro, e stesse sanguinando nel mio petto riempendo i polmoni e rendendomi impossibile respirare. Trattenere le lacrime si dimostra ancora più difficile quando la porta del bagno si apre e si richiude. Alzo gli occhi e vedo Ben con Oliver in braccio, che mi sta guardando con profondo rammarico. Chiudo gli occhi per non dover vedere il suo riflesso nello specchio. Chino la testa tra le spalle, e inizio a piangere."


"<<Non volevo che accadesse.>> Come se potessero consolarla, le parole mi escono di bocca prima che riesca a fermarmi. E vorrei rimangiarmele subito. Non importa che Fallon abbia scavato un buco talmente grande nel mio cuore da non aver potuto impedire che qualcun altro trovasse la strada per insinuarvisi. Non importa che io e Jordyn fossimo distrutti dopo la morte di Kyle. Non importa che le cose non siano progredite se non parecchi mesi dopo la nascita di Oliver. Non importa che con Jordyn non sentirò mai lo stesso legame che sento con Fallon, e che sia Oliver a compensare qualsiasi cosa manchi alla nostra relazione. L'unica cosa che le importa è l'inaspettata svolta nella nostra storia. Una svolta che nessuno dei due si aspettava. Una svolta che nessuno dei due nemmeno voleva. Una svolta in cui lei è in parte responsabile. Non devo dimenticarlo. Per quanto stia soffrendo in questo momento, non devo dimenticare che ho sofferto allo stesso modo - se non di più - quando ha scelto New York invece di me."


"Lei scuote la testa. <<Lo so che avevo promesso, ma... non ce la faccio. Non esiste che io mi sottoponga a una cosa del genere un'altra volta. Non hai idea di cosa si provi>> dice portandosi una mano al petto. <<A dire il vero, Fallon, so esattamente cosa si prova.>> Le rivolgo uno sguardo fermo e risoluto, volendo che capisca che non ho intenzione di prendermi per intero la colpa di questa situazione. Se non se ne fosse andata devastandomi, non avrei passato gran parte dell'anno ad avercela con lei, e non mi sarei mai avvicinato a nessuna, men che meno a Jordyn, mettendo a repentaglio quello che avrei potuto avere con Fallon. Ma pensavo che provasse solo una frazione di ciò che provavo io per lei. Non ha la minima idea di quanto mi abbia spezzato il cuore."


"Resto lì immobile, raggelato, incapace di fermarla. Incapace di parlare. Incapace di implorarla. Perché so che non c'è niente che io possa dire per cambiare le cose. Non oggi quantomeno. Non prima di aver sistemato le cose in ogni altro ambito della mia vita. Fallon tira giù il finestrino e si asciuga un'altra lacrima. <<Non verrò l'anno prossimo. Mi dispiace per aver rovinato il tuo libro, era l'ultima cosa che volevo. Ma non posso continuare così.>> Non può mollare per sempre. Afferro la maniglia della sua auto e mi avvicino al finestrino aperto. <<Fanculo il libro, Fallon. non si è mai trattato del libro. Si è sempre trattato di te. Sempre.>>"


"Sentirlo in questo modo, la bocca pericolosamente vicina alla mia, mi riporta alla notte passata insieme. L'unica notte in cui abbia mai permesso a un uomo di consumarmi completamente, cuore, corpo e anima. E mi ritrovo quasi a gemere al pensiero di cosa è stato in grado di farmi quella notte. Ma sono più forte dei miei ormoni. Devo esserlo. Non posso affrontare un'altra delusione come quella dalla quale sto ancora cercando di riprendermi. Le ferite sono ancora troppo fresche, è come se le stesse riaprendo a mani nude."


"<<Due anni fa... quando ho fatto l'amore con te... ti ho dato tutto, cuore e anima. Ma quella notte, quando hai deciso di passare di nuovo un anno intero senza vedermi, non sono riuscito a capire cosa fosse successo. Non riuscivo a capire come potessi aver provato quello che avevo provato, se tu non avevi provato niente. E cazzo quanto a fatto male, Fallon. Te ne sei andata, ed ero arrabbiato, e non saprei come spiegarti quanto sono stati duri i mesi seguenti. Non ero in lutto solo per la morte di Kyle, ma anche per aver perso te.>>"


"Abbasso anch'io lo sguardo sul tatuaggio e mi chiedo se dovrei scendere nei dettagli del perché l'ho scelto. Ma quel momento oscurerebbe questo, e non voglio che accada. <<Motivi personali>> rispondo sforzandomi di sorridere. <<e un giorno te ne parlerò, ma ora voglio solo che continui a baciarmi.>> Dopo neppure dieci secondi Fallon è sotto di me, e io sono sepolto fino in fondo dentro di lei. Facciamo l'amore lentamente, stavolta, non con l'impeto delle due volte precedenti. La bacio dalla bocca al seno e di nuovo su, premendo dolcemente le labbra su ogni centimetro della pelle che ho il privilegio di toccare. E questa volta, dopo aver finito, non restiamo a parlare, ma chiudiamo entrambi gli occhi. E domani mattina, quando mi sveglierò con lei al mio fianco, la mia missione sarà perdonare me stesso per tutte le volte che le ho nascosto la verità in passato."


"Era lì per me? Una valanga di sangue, tutto quello che ho, mi sale al cervello, e perfino le orecchie iniziano a farmi male dalla pressione. La paura si aggrappa al mio corpo come ci si aggrappa a una rupe sull'orlo di un precipizio. Si tiene a ogni parte di me. Devo uscire di qui. Prendo il cellulare e chiamo un taxi senza fare rumore. L'operatore dice che ce n'è uno in fondo alla strada e sarà qui tra pochi minuti. Sono consumata dalla paura. Paura delle pagine che ho tra le mani. Paura di essere stata ingannata. Paura dell'uomo addormentato nella stanza accanto a cui ho promesso tutti i miei domani."


"Ben è di fronte alla porta del suo appartamento, le mani tra i capelli. Mi guarda andare via. Prendo tutte le pagine del manoscritto che riesco a recuperare e le butto fuori dal finestrino. Prima che il taxi prenda velocità, mi giro di nuovo e lo vedo crollare in ginocchio, sconfitto. Sono serviti quattro anni per innamorarmi di lui. Sono bastate quattro pagine per smettere."


"Mi fidavo di quell'uomo. Lo amavo. Credevo con tutto il cuore che il legame tra di noi fosse raro, e vero, e che fossimo tra i pochi fortunati ad aver trovato un amore del genere. Scoprire che non aveva fatto che mentire per tutto il tempo è qualcosa che sto ancora cercando di elaborare. Ogni giorno mi sveglio e mi impongo di allontanare il suo pensiero. Sono andata avanti con la mia vita come se Benton James Kessler non vi fosse mai entrato. A volte funziona, a volte no. La maggior parte delle volte no."


"Quando te ne sei andata, l'anno scorso, l'hai fatto con la mia anima tra le mani e il mio cuore tra i denti, e sapevo che non li avrei mai riavuti indietro. Puoi tenerli, non mi servono più. Non ti scrivo per chiederti di perdonarmi. Meriti di meglio. E' sempre stato così. Niente di ciò che posso dire renderà mai i miei piedi degni di calpestare lo stesso terreno calpestato dai tuoi. Niente di ciò che posso fare renderà il mio cuore degno di condividere il tuo amore. Non ti sto chiedendo di cercarmi. Ti chiedo solo di leggere le pagine contenute nella scatola, nella speranza che ti permettano - e che forse permettano anche a me - di andare avanti limitando i danni causati da questa storia. Puoi non credermi, ma voglio che tu sia felice. Non ho mai voluto altro. E farò di tutto perché questo accada, anche se significherà aiutarti a dimenticarmi. Le parole che stai per leggere non sono mai state lette da nessuno tranne te, né verrano mai lette da nessuno tranne te. E' l'unica copia. Puoi farne ciò che vuoi una volta finito. E so che non mi devi niente, ma non ti sto chiedendo di leggere questo manoscritto per me. Voglio che tu lo legga per te stessa. Perché quando ami qualcuno, hai il dovere di aiutarlo a essere la migliore versione di sé. E per quanto mi devasti ammetterlo, la migliore versione di te non include me."


"<<Non fingerò di sapere cosa stai passando, ma dopo aver letto quelle pagine, ti assicuro che non sei stata l'unica a essere rimasta segnata da quell'incendio. Il fatto che abbia deciso di non farti vedere le sue cicatrici non vuol dire che non esistano.>> Prende la scatola e me la mette sulle gnocchia. <<Sono tutte qui. Ha messo in mostra le sue cicatrici perché le vedessi, e tu devi dimostrargli il rispetto che ha dimostrato a te non voltandoti dall'altra parte."


"'E finalmente, per la prima volta da quando ho trovato il suo corpo questa mattina, mi spunta una lacrima. E poi un'altra. E un'altra. Mi metto a piangere così forte che inizia a essere difficile scorgere la strada davanti a me. Mi fermo su una collinetta. Mi accuccio sul volante e il pianto si trasforma in singhiozzi, perché mi manca. Non è passato neanche un giorno e già mi manca da morire, cazzo, e non ho idea del perché mi abbia fatto questo. Sembra una cosa così personale, e odio essere così egoista da credere che abbia qualcosa a che fare con me, ma non è così? Vivevo insieme a lei. Ero l'unico rimasto in casa. Sapeva che sarei stata io a trovarla. Sapeva cosa mi avrebbe fatto e l'ha fatto lo stesso. Non ho mai amato nessuno che odio così tanto, e non ho mai odiato nessuno che amo così tanto.'"


"'Chissà, magari finirò per soffrire di disturbo post traumatico da stress, o depressione. Ma niente di tutto questo ha importanza. Perché mentre corro su per le scale, spalanco la porta e rimetto tutto il contenuto del mio stomaco nel bagno, l'unica cosa a cui riesco a pensare è quella ragazza, e come le abbia appena rovinato la vita.  Appoggio la fronte al braccio mentre resto lì seduto, aggrappato alla porcellana del bagno come se dovesse sorreggere tutto il mio essere. Non merito di vivere. Non merito di vivere.'"


"'Quando mi piego in due dai singhiozzi, Ian mi passa un braccio attorno alle spalle e mi attira in un abbraccio. So che pensa che stia piangendo per quello che ho appena letto, e in parte ha ragione. Probabilmente crederà anche che io stia piangendo per aver detto quelle cose orribili su mia madre, e in parte ha ragione anche su questo. Ma quello che non sa è che gran parte delle lacrime non sono per la morte di mia madre. Sono il frutto del senso di colpa per aver rovinato la vita di una ragazza innocente.'"


"'Continuo a guardarla, perché non farlo sarebbe un dolore fisico. Penso a come dev'essere stata quella notte per lei. A quanta paura deve aver avuto. A che agonia devono essere stati i mesi successivi. Stringo forte i pugni. Non ho mai avuto così tanto bisogno di sistemare le cose. Vorrei crollare in ginocchio davanti a lei e dirle che mi dispiace da morire per le sofferenze che le ho causato. Per aver rovinato la sua carriera. Per averla costretta a coprirsi il viso con i capelli nonostante sia bellissima, cazzo. Non lo sa, non sa che sta guardando negli occhi il ragazzo che le ha rovinato la vita. Non sa che darei di tutto per premere le labbra su quella guancia, per baciare le cicatrici che le ho procurato io, per dirle quanto mi dispiace. Non sa che sono a un passo dalle lacrime solo guardando il suo viso, perché è tanto straordinario quanto straziante. Ho paura che, se non le sorriderò, mi metterò a piangere per lei.'"


"La giovinezza e la bellezza svaniscono. L'umanità no. So che nella mia lettera precedente ti ho detto che non l'ho scritto per avere il tuo perdono. E anche se è la verità, non intendo far finta che non ti implorerò in ginocchio di perdonarmi, sperando nel miracolo. Non farò finta che non andrò in quel ristorante e ci resterò per ore, nella speranza di vederti entrare dalla porta. Perché è esattamente quello che farò. E se oggi non verrai, mi troverai lì l'anno prossimo. E il successivo. E quello dopo ancora. Ogni 9 novembre ti aspetterò, sperando che un giorno riuscirai a perdonarmi al punto da amarmi di nuovo. Ma se non accadrà e non verrai, ti sarò ugualmente grato fino alla fine dei miei giorni. Tu mi hai salvato il giorno in cui ci siamo conosciuti, Fallon."


"Se le bugie fossero scritte, le cancellerei Ma sono dette; incise dentro Verità convalescenti, grido la mia espiazione Lasciami pentire contro la tua pelle."


"E' in piedi di fianco alla sua auto, il vento le soffia i capelli davanti al viso, mi sta guardando dall'altra parte del parcheggio. Temo che se farò un passo verso di lei, il terreno cederà sotto il peso del mio cuore."


"Sta sorridendo. Non appena mi rendo conto che sta sorridendo, inizio a correre. Attraverso il parcheggio in una manciata di secondi. L'abbraccio e la stringo forte, e nel momento in cui sento le sue braccia ricambiare, faccio l'ultima cosa che farebbe un maschio alfa. Mi metto a piangere come un bambino. La stritolo con le braccia, le mie mani la tengono per la nuca, la mia faccia è sepolta nei suoi capelli. La tengo stretta per un lasso di tempo infinito. Non so nemmeno se è ancora il 9 novembre o siamo già al 10, ma la data non conta, perché l'amerò ogni cazzo di giorno."



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