sabato 26 dicembre 2020

Varie Citazioni da Libri Amati

at dicembre 26, 2020

Piccole Donne

"Tu ora pensi così, ma verrà il giorno in cui amerai qualcuno, e lo amerai pazzamente, e vivrai e morrai per lui. Ne sono sicuro, lo so. Sei fatta così tu, e io dovrò stare a guardare."


"Odio il solo pensiero di crescere e di diventare ‘miss March’, di dover indossare lunghi vestiti ed essere sempre agghindata come un fiore. È già abbastanza brutto essere una ragazza quando si amano, come me, i giochi, i lavori, e le maniere dei ragazzi. Ancora non mi arrendo all’idea di non essere un ragazzo."


“Ma io sono perdutamente imperfetta.”


“Ti invidio,hai tutto ciò che occorre per essere una persona felice e utile oltre che a te stessa anche agli altri, e invece ti comporti come un povero triste schiavo della sua pigrizia mentale, squallido d’animo come può essere solo un deserto, del tutto inutile”


“Jo, c’è molto di più dentro di te, se troverai il coraggio di scriverlo!”


“Noi siamo giovani e giovane è il cuore, oh perché restiamo così senza amore?”


“E non sentirá la sua mancanza come la sentirò io. Beth è la mia anima e io non posso perderla, non posso, non posso!”


"Come se avesse sentito quelle parole, aprì gli occhi e tese le braccia con un sorriso che andò dritto al cuore della sorella. Nessuna delle due parlò ma si abbracciarono strette e ogni cosa fu dimenticata a perdonata in un bacio che veniva dal cuore."


“Mancare mi sento…e una fiamma ardente mi consuma. ..”


"Se uno vuole andarci sul serio e lotta tutta la vita per riuscirci io credo che ce la farà.Non ha serrature, quella porta, né guardie al cancello.Io me lo immagino sempre come viene raffigurato nel quadro, con le anime buone che, cinte di luce, tendono le braccia al povero cristiano che emerge dal fiume."


"Si strinse forte a lei e, nel silenzio che seguì, dal suo cuore sgorgò la preghiera più sentita della sua vita, una preghiera che non aveva bisogno di parole perché, in quell’ora triste e allo stesso tempo felice, aveva conosciuto non solo l’amarezza del rimorso e della disperazione ma anche la dolcezza del sacrificio e dell’autocontrollo."


Non posso esistere senza di te

"Ti amerei nel vento

Sotto il cielo terso in primavera

Tra la dolcezza delle rose...

Ti amerei nel canto degli uccelli

All'ombra della vegetazione

Sulla pietra calda e nuda

Sotto il sole bruciante,

Nella frescura dell'erba

E con il canto degli insetti...

Ti amerei il giorno e la notte,

Nella calma e nella tempesta

Sotto le stelle che brillano

Sotto la rugiada della notte

E la mattina all'alba

Con il sorriso e con le lacrime, 

Ti amerei con tutte le mie forze... 

Percy Bysshe Shelley"


"Lord Rochester mi fissa, la fronte aggrottata, e i suoi occhi mi spaventano davvero. Sembrano privi di anima. Quest'uomo non prova sentimenti umani, a parte la rabbia e l'orgoglio. Come fa a essere imparentato con suo nonno? Com'è possibile che abbiano lo stesso sangue?"


"Avrebbe potuto essere una straordinaria esperienza vedere le stelle, le nebulose e le galassie - ma mi scontro con un'inattesa debolezza: soffro certamente di vertigini. Per tutto il tempo in cui rimaniamo su questa specie di precaria sporgenza, gomito a gomito, un costante capogiro mi impedisce di concentrarmi sull'incantesimo: In più, il batticuore mi assorda, e mi dà l'impressione che sia questo, un palpito rimbombante nel silenzio, il rumore che fanno le stelle. Vorrei dargli un calcio quando mi sfiora, quando mi parla da così vicino che scorgo il movimento carnoso delle sue labbra nonostante l'oscurità, e mi pare che profumi di fiori - lavanda, garofani, cosa? - e lo odio, lo odio tantissimo, e odio me stessa per essere voluta salire quassù."


"Quel gesto le parve più tragico e inglorioso di un assassinio. Sapeva come colpire, il demonio, sapeva dove faceva male. Sapeva che osservarla da così vicino, dritto nelle sue ferite, l'avrebbe umiliata di più. Provò a fare resistenza, ma ben presto si sentì come se fosse nuda, più nuda che se non indossasse un solo abito, i capelli all'indietro, la luce delle stelle sulle guance. Lord Alnwick mantenne fermo lo sguardo, esaminando ogni dettaglio, scrutandola con impetiosa attenzione, portandole una ciocca indietro per studiarla meglio. A un tratto, con un dito, le sfiorò una cicatrice, lentamente, delicatamente, quasi accarezzasse la corolla di un tarassaco. Senza capire come e perché, Ophelia avvertì un brivido alla base del collo, e subito dopo un tepore che si irridiava fino alla schiena e alle gambe, come quando si immergeva nell'acqua calda e profumata di olio di lavanda ricevendone sollievo. Ma soprattutto, senza capire come e perché, Ophelia non si oppose. Chiuse gli occhi e attese che la offendesse."


"Paura paura paura, bisogno di evadere da quella gelida prigione. Per tirarsi fuori la scaraventò giù. E, mentre lei tentava di riemergere a sua volta, la colpì ovunque con le lame dei pattini. Non fu un gesto intenzionale - non voleva colpirla, dannazione, non voleva colpirla, lui voleva baciarla, e toccarla, e odiarla anche, proprio perché voleva baciarla e toccarla - ma il terrore e il freddo lo trasformarono in un assassino codardo."


"Adesso perché mai, invece, guardo queste gambe color avorio, e avverto una specie di sottile, strano affanno che mi sale su per i polmoni e mi arriva alla gola e soprattutto ai pensieri? Perché guardo quei capelli e mi sembrano la cosa più lussuriosa sulla quale abbia mai posato gli occhi?"


"Poiché questa ragazza non intendo toccarla nemmeno con un dito. O meglio, vorrei farlo, dannazione, vorrei sentire come cede la sua carne sotto i polpastrelli, quanto è morbida, sfiorarle i capelli per capire se hanno la stessa consistenza della seta, vorrei annusarla - che bisogno insensato e primitivo, forse causato da un colpo di sole? - e poi baciarla."


"I suoi capelli brillano come papaveri incendiati. Non riesco a staccarle gli occhi di dosso e ho la fastidiosa, inconsueta sensazione, mai provata nella mia vita all'insegna delle emozioni castigate, di essere arrossito. Mentre si allaccia gli stivaletti e indossa il soprabito sulla veste bagnata, sono certo di avere le gote dello stesso colore dei suoi capelli. E non so nemmeno perché. Perché mai questa specie di folletto irlandese piccolo e magro che inforca la salita con energia, dandosi alla fuga da un pericolo che ignora ma sospetta, dovrebbe farmi sentire più tentato di qualsiasi altra donna incontrata fino a ora?"


"La fisso e mi domando come mai sembri sull'orlo delle lacrime. Lei mi ignora e si rivolge al nonno. Gli sorride. Sgrano gli occhi. Forse il cavallo si è impennato di nuovo, forse sto scivolando dalla sella, forse sarà un altro colpo di sole a dispetto della fitta nuvolaglia: so solo che, per un istante, mi coglie uno strano smarrimento. In più mi si contrae dolorosamente lo stomaco."


"Sono turbato, il nonno ha ragione, ma per un motivo diverso: mi turba il mio turbamento. Non è possibile che abbia visto una ragazza qualsiasi per una manciata di volte e non riesca a togliermela dalla testa. Non è possibile che non riesca a smettere di pensare alla sua bocca rosea e morbida e alle sue gambe bianche e morbide. E a quei maledetti capelli. E ai suoi occhi bellicosi. E a tutto, diamine. E se oltre a essere la figlia di una donna di facili costumi, destinata a diventarlo a sua volta, fosse anche una strega? Lo so, non dovrei pensarlo, non fa onore alla mia cultura e alla mia passione per la scienza, ma in quale altro modo potrei spiegare questa specie di ossessione?"


"Voglio questa ragazza, la voglio come un pazzo. La tengo stretta, la capovolgo e la sovrasto. Intravedo le sue gambe che si dimenano furiose, il suo corpo che si divincola sotto il mio corpo, i capelli scarmigliati, le gote accese, le labbra come fiori rosso sangue. Da quel verme traditore si fa toccare, con me fa resistenza? Mio Dio, perché non mi limito a odiarla e basta? Forse, questo desiderio che mi devasta è, a suo modo, una forma di odio?"


"Mentre la guardo, mentre lei si dibatte come un animale intrappolato, vorrei baciarla così tanto, così tanto, da averne quasi paura. Ho paura di me stesso e di queste sensazioni che sfondano la rete della ragione e mi fanno diventare bestiale. Io sono il futuro conte di Alnwick, non seduco le ragazze di bassa lega in mezzo all'erba! Così, la osservo con rabbia e disprezzo, e la lascio andare. La lascio andare e porto altrove il mio corpo affamato, e la odio ancora di più per aver provocato il mostro che avevo dentro e non sapevo di avere."


"Cane traditore! Gli avevo comandato di morderla a sangue! Lui, invece, gioca a rincorrere bastoncini, corre in tondo come un matto, la insegue e si fa inseguire, mentre lei ride, ride, ride, e io sono senza fiato. La osservo con le labbra serrate, osservo i suoi capelli svolazzanti, la sua allegria fanciullesca, e a un tratto mi accorgo di ansimare leggermente, come se avessi intrapeso una salita trattenendo il fiato. Cosa mi sta succedendo? Sono davvero vittima di un sortilegio? Come posso liberarmi da questa malìa silenziosa? Lei ride. E io non riesco a fare altro che domandarmi cosa si prova a baciarla, se la sua bocca è morbida come sembra, se è come posare le labbra sulla corolla di una rosa, e cosa porta sotto l'abito, e di cosa profumano i suoi capelli."


"Rimango nella stanza da solo, insieme al suo ritratto che mi sovrasta dall'alto. Insieme al mio batticuore. Insieme a un desiderio sconcertante. La voglio più di quanto sia lecito per un uomo del mio stampo volere una donna. Non so dove mi porterà tutto ciò: so solo che, se per averla dovessi sposarla, la sposerei anche subito."


"Se, per caso - per caso? - la sfioro si irrigidisce e il suo viso denuncia la volontà di scappare da me. Eppure si trattiene, mi chiede di usare il telescopio, e mentre siamo lassù, sotto le stelle, più vicini di fiori con la stessa radice, vorrei così tanto baciarla, entrare fra le sue labbra con la lingua, vorrei così tanto stringerla e dirle che brilla più delle stelle... ma per fortuna mi fa infuriare e mi aiuta a resistere. Mentre si allontana la osservo fino a che il buio non la inghiotte, e so di essere a un passo dal baratro. Un passo soltanto, e potrei essere vinto dal bisogno di fare quello che voglio fare.Ci penso e ci ripenso da giorni, e spesso mi dico no, è una pessima idea, non merita i tuoi pensieri, i tuoi battiti soffocati, i tuoi desideri segreti, non li merita! E poi mi dico: sì, fallo, non hai nulla da perdere, vai, cercala, dille quanto la vuoi, che vorresti donarle tutti gli arcobaleni del mondo in cambio di un solo bacio, che ti tenta come il riverbero di un lingotto tenterebbe una gazza..."


"Follie, piccole e innocue follie per non pensare a ciò a cui penso in modo incessante da mesi. A lei. Al fatto che non la rivedrò più. All'idea che non sarà mai mia, o comunque solo mia. Al mio sangue che fa rumore, al mio corpo bramoso, alle stelle che non mi bastano, e all'insensatezza di tutto questo. Una stupidaggine avventurosa può aiutare a dirottare i battiti del cuore verso un'altra paura. E poi il ghiaccio non è come l'acqua. Posso affrontarlo."


"Avrebbe dovuto fare molte cose, ma si limitò a farne una sola. Baciarla.Aveva baciato molte donne, ne aveva possedute moltissime, ma non si era mai sentito così. Perduto. Confuso, sconvolto, affamato, col cuore in bocca e nella lingua. Mai così, mai. Quella strega, quella dannata piccola strega, era tornata con l'intenzione di annientarlo? Voleva vendicarsi per le ferite che le aveva causato? Voleva trasformarlo in un essere rantolante, privo di ragione, desideroso delle sue labbra come se fossero fatte d'acqua e di aria e di luce? Voleva condannarlo a non dimenticarla mai più?"


"Quando strinse al petto il cagnolino, avvertì il suo tepore e un fremito di ingenua felicità. L'animaletto sollevò il muso imbiancato e gli rivolse un'occhiata che trafisse la tenerezza che non sapeva di possedere."


"Philip si sentiva prigioniero di un limbo infuocato: uno stato d'animo intermedio dell'anima, un atroce dilemma tra intenzioni e istinto, tra ciò che avrebbe dovuto provare e ciò che provava.Così, bagnata e ridente, gli ricordava la prima volta che l'aveva vista, dentro il fiume, mentre osservava gli arcobaleni di luce. Ora era lei l'arcobaleno. Era giunta la notte, il fuoco nel caminetto era stato acceso, e in quella penombra lei sembrava brillare."


"<<I cani sono esseri superiori. Loro non dimenticano. Non mi vedeva da otto anni, e mi ha incontrato sì e no un paio di volte, eppure mi ha fatto tante di quelle feste...le persone avrebbero molto da imparare.>>"


"Per un attimo a Philip parve di essere perduto, come se quel commento intempestivo lo costringesse a dirle tutto - il tormento, il desiderio, la voglia di toccarla, la sensazione che il cuore fosse sul punto di aprirsi in due metà, l'anima come trafitta da eterne spine di rosa - ma poi inseguì la ragione, persa da qualche parte nella stanza, la riacciuffò e impose alle proprie spalle una scrollata sarcastica."


"Lui si accostò ancora di più. Ophelia avvertì il peso del suo corpo, quel profumo di fiori, un sentore di tabacco e dell'amido della camicia ormai stropicciata, e un brivido scalò la sua schiena come un animale freddo e caldo, come una paura e una febbre. Avrebbe tanto voluto che la abbracciasse, anche se non sapeva perché, e che la smettesse di fissarla con tanto odio, anche se non doveva importarle."


"Un attonito silenzio del cuore, un panico che cominciava a serpeggiare perché se era in quel modo, se voleva quell'uomo, se desiderava aprire gli occhi e scorgere il verde delle sue pupille, se aveva bisogno del suo profumo di fiori e tabacco, era perduta. Più perduta di quanto fosse stata otto anni prima, quando aveva rischiato di morire."


"Voleva lei. Non riusciva a sentirsi altrettanto vivo, con tutte le emozioni che quella parola calamitava - felicità, tormento, desiderio, dolore, sangue, speranza, futuro - se non immaginando di unire la parola "vita" al suo nome. Lo aveva capito subito, fin da quel primo incontro segreto di cui Ophelia non sapeva nulla, fin da quando l'arcobaleno lo aveva attirato per indicargli il luogo preciso, uno spicchio di fiume, nel quale il suo cuore avrebbe imparato a battere non soltanto per sopravvivere, ma per esistere vertiginosamente."


"E allora perché non andava via? Perché vuoi vedere lui, un altro giorno ancora, vuoi intravedere la sua sagoma sulle scale, a cavallo, fra gli alberi. Se ti pare che sia triste, accigliato, vagamente pensieroso, perfino scontroso, sei tentata dalla smania di consolarlo, di rimproverarlo e poi... baciarlo."


"Esiste amore al mondo che non sia un inganno? Allora vide Keplero che saltellava sotto un melograno, talmente felice da sembrare lui stesso la felicità, e Ophelia pensò che sì, esisteva, ma non aveva forma umana."


"<<Intendo solo rafforzare le mie scuse, farvi capire che non penso nemmeno all'ombra dell'ombra di ciò che ho detto ieri. Voi mi piacete più di quanto sia lecito.>>Tacque un attimo, deglutì, la osservò senza distrazioni, con l'insistenza di un uomo incatenato. Infine disse con fermezza:<<Vi desidero in un modo che la maggioranza giudicherebbe indecoroso, che io stesso giudico indecoroso. Ma non vi toccherò con un dite, non fuggite, vi prego.>>Ophelia avrebbe voluto dirgli che non fuggiva dal suo tocco, né tremava, per una banale paura. Non aveva paura. Desiderava soltanto avvicinarsi a lui, aggrapparsi alle sue spalle e baciarlo in mezzo all'erba, al vento, ai papaveri, al nulla di quella radura verde e purpurea, senza altre anime se non le loro. Desiderava le sue dita fra i capelli, sulla schiena, la sua lingua fra le labbra, il suo respiro fino al cuore. Aveva paura di se stessa, non di lui."


"Lei glielo disse senza adoperare una sola parola. Glielo disse colmando lo spazio che li separavaPhilip la catturò tra le braccia, cercò la sua bocca, invase la sua bocca. Ophelia pensò di essere fatta davvero di zucchero, che ormai gli si sgretolava fra le dita in grani bianchi, crollando sul pavimento di pietra qui e lì cosparso da fili di paglia. Era priva di forza e di volontà, desiderava follemente la sua stretta ruvida, e quella bocca avida come le bocche di chi ha fame..."


"Lui la sovrastava, i capelli bagnati, gli occhi lucidi, un sorriso un po' felice e un po' sgomento.<<Non devo spingermi oltre, non devo>>, le sussurrò. <<Non così, non in un fienile umido e diroccato, con te che tremi di freddo.>> 

<<Non tremo di freddo.>>

<<Stai tremando, invece.>>

<<Sì, ma non di freddo.>>

<<Hai paura di me?>>

<<Ho paura di me.>>"


"Non fece altro che ricordare Philip. Philip. Solo lui. I suoi baci, le sue mani, le sue mani addosso, le sue mani parevano fatte di aria e di fuoco. Dio quanto lo amava.Quando era successo? Come? Poteva essere che lo avesse sempre amato, anche quando era troppo infantile per capirlo? I suoi occhi, i suoi occhi verdi, avrebbe voluto guardarli per sempre."


"<<Non so cosa tu mi abbia fatto>>, le disse in un sussurro.<<Non sono mai stato così... così incapace di vivere senza baciare qualcuno. Non ho fame, non ho sonno, non respiro, non ragiono. Voglio solo la tua bocca.>>Prima che la frase fosse terminata, percorse i due passi che li separavano e la baciò. Dapprima sulle labbra, poi scivolò lento, come il pennello di un pittore, sulla pelle del suo viso. Ophelia avvertì una tiepida carezza sulle guance, sul naso, la fronte, e una soata sulle cicatrici.<<Non me lo perdonerò mai>>, le bisbigliò, mentre baciava anche quelle."


"Non aveva smai messo di pensare a lui, e lui era sempre lui e nessun altro. Non aveva neppure tentato di contrastare i ricordi: benché le facesse male, era un tormento che desiderava provare, un dolore che non intendeva mettere in disparte, era l'unica emozione forte in un'esistenza ormai piatta come un tavolo."


"Allora, Philip si concentrò su Ophelia.La guardò, la guardò come se potesse mangiarla con gli occhi e le palpebre e il respiro. Era lei, la sua piccola strega, il suo folletto, la sua donna.Si sentì come se, dopo mesi, il sole stesse risorgendo nel suo petto. Il suo cuore non era più suo: era di quella sala e di quelle opere d'arte e di quel palazzo e del cielo sopra Firenze. Il suo cuore era, esso stesso, un'opera d'arte."


"<<Tu non sai che...>> <<Io so tutto, tutto quanto. So che appena ti ho vista, nove anni fa, ho perso il cuore nel bosco e riesco a ritrovarlo solo quando sono con te.So che accanto a te mi sento uomo, non travestito da uomo, ma uomo vero, fino all'ultima goccia di sangue. So che voglio sposarti, non per are contento mio nonno o la mia coscienza, ma perché ti voglio, io, Lord Percy, visconte di Rochester, conte di Alnwick, ma soprattutto Philip, ti voglio e non mi interessa altro. Non potremo avere figli? Perché, credi che senza di te ne avrei? Credi che sposerei qualsiasi altra per un erede? Cosa vuoi che m'importi!Che sia qualche remoto cugino a continuare la dannata stirpe quando sarà il momento!Per me conti solo tu. Fidati di me, Ophelia, te ne prego.Te ne prego. Non abbandonarmi. Ora che ti ho ritrovata non abbandonarmi.>>"


"Lei sorrise, negli occhi un luccichio sempre più umido, mentre l'anello scivolava lungo il suo anulare sinistro. <<Ti volevo follemente anche quando eri antipatico. Volevo prenderti a cazzotti e baciarti. Adesso desidero solo baciarti. E sposarti. Sì voglio sposarti. Ti amo, Philip. Amo il bambino che eri, quello che aveva paura dell'acqua e temeva di non essere amato da suo padre. Amo il ragazzo cocciuto che parlava a voce alta per non permettere al mondo di percepire il battito del suo cuore. Amo l'uomo che vedo, sempre più cocciuto ma con un cuore che batte più forte delle campane di Santa Croce. E poi... come potrei dire di no a un anello come questo?>> Risero insieme, donandosi un bacio profondo. Rimasero così, uniti con le labbra e la lingua e le metà gemelle del cuore infine ricongiunte."


Un mascalzone senza pari

"Tuttavia, la sua voce la fermò. Non poté fare a meno di restare inchiodata alla pavimentazione della loggia, il cuore che pulsava come un grillo. Che voce spaventosa. Non perché fosse brutta, no. Avrebbe preferito che fosse brutta. Invece era tenebrosamente gradevole, come una carezza fatta con gli artigli."


"Con un gesto che definire villano sarebbe stato poco espressivo, la avvinghiò con un braccio, le strinse la nuca con una mano, forzò le sue labbra ed entrò nella sua bocca.Mary brancolò nel buioi del panico. La sua lingua sapeva vagamente di liquore, sigaro e caffè. E sapeva di arroganza e inferno. Soprattutto di arroganza e inferno. Non aveva mai baciato nessuno e, se pure lo avesse fatto, era certa che nessuno si sarebbe permesso di invaderla con tanta prepotenza.Per un attimo pensò che era orribile, insolente, violento e... soffice. Dolce e aspro e vellutato come un acino d'uva, come una fragola, la polpa di una pesca e il cuore caldo del pane. Come un raggio di sole invernale, che ti si posa su una guancia e la fa ardere."


"Perché, è possibile non accorgersene?Capita che qualcuno lo guardi e non pensi alla sua bellezza come a un fuoco che divora il cielo? Ma la bellezza non è tutto, anzi, non è niente se dentro sei raccapricciante."


"Lo odiava mortalmente. Non si sarebbe mai piegata a un così abominevole volere. Eppure... eppure... mentre lui la accarezzava, le era parso che il cuore stesse per scoppiarle sotto il mantello, sotto il nastro sfiorato con quella mefistofelica lentezza, sotto la veste invasa dalle sue gambe. E non per odio, non per rabbia, non per sconforto. Il suo cuore traditore gli era stato complice. La sua pelle, odiosa connivente. Per un momento, aveva ceduto a imperativi ignominiosi. Non doveva più accadere. Ricca o povera che fosse, nessuno l'avrebbe mai privata della dignità trasformandola in un corpo che voleva cose innominabili."


"Mio Dio quanto è morbida. Il suo corpo sembra fatto di onde e anse e nascondigli. Profuma di zucchero e violetta, non esala fragranze insolenti e ingannatrici, ma questo aroma timido, dolce e silenzioso. Anche se è tutto tranne che timida, dolce e silenziosa. E infatti parla e mi sfida, provoca il farabutto che mi abita dentro, steso comodamente sui divani della mia anima, e il farabutto non si fa pregare. Vorrei baciarla e toccarla e punirla e sradicare questìorchidea arrogante, petalo per petalo. Vorrei farle capire che comanda, chi decide, chi indirizza le sorti della guerra, perché di guerra si tratta. Ma la parte più imprevista di questa imprevista rappresaglia, non è il suo cuore forsennato sotto la mia mano, le punte dei suoi seni simili a spine di rosa, il suo respiro che sa di desiderio e le sue gambe leggermente schiuse.  La parte più imprevista è il mio cuore forsennato, il mio corpo armato, il mio respiro avido, le mie gambe accolte dal suo vuoto."


"Mary si siede su una panchetta accanto alla ninfa. Appare stanca o forse rassegnata. Dovrei infischiarmene, ma per un istante, mi sento in colpa. Per un istante mi appare fragile e giovanissima, disperata e sola, e questa scoperta mi fa sentire smarrito. Non so se dipenda da lei o dal fatto che sono in astinenza da alcol da parecchi giorni: so soltanto che da quando questa ragazza è entrata nella mia vita, o meglio, da quando l'ho costretta a entrare nella mia vita entrando dispoticamente nella sua, mi imbatto sempre più di frequente in un insolito me stesso."


"Si avvicinò ancora. Mary si accorse di quanto quel sofà fosse piccolo, pieno di limiti che le impedivano di fuggire, e di quanto lui, invece, sembrasse infinito. Una delle sue mani le sfiorò il collo e la nuca, l'altra si adagiò sulla coperta che la proteggeva, Un baluardo fin troppo morbido e vago, che scivolò per terra come un'ala rotta.  <<Adesso vi bacio, bambina>>, le sussurrò. <<Sarà un bacio senza guerra. Di pace e di odio.>> <<Io non... io non vo...voglio.>> <<Abbassate le palpebre e socchiudete le labbra, piccola. Così. Un bacio d'addio si concede anche a un nemico, non credete?>>  Mary si sentì come se una poltiglia malfunzionante avesse sostituito quell'agglomerato di stelle e pianeti che in passato era il suo efficente cervello. Dopotutto, che senso aveva resistere e farsi del male resistendo? Non era più una lotta fra due volontà appartenenti a due persone diverse: in quel caso avrebbe vinto lei. Ma quando le due volontà altercano all'interno della stessa persona, qual è la soluzione migliore se non cedere a quella che promette il maggiore sollievo?"


"Il pensiero di non vederlo più la fece quasi gridare, come se le avessero piantato un coltello al centro del petto. <<Io... io vi odio>>, gli ripeté. <<Siete il solito bugiardo che gioca. Fate finta di... di essere animato dalle migliori intenzioni, ma poi... poi mi confondete, e mi fate... mi fate tremare... e mi sento come se... come se fossi fatta davvero di vetro, ma un vetro pieno di creper. Vi odio, lo giuro...>> Lord Devon le portò una ciocca di capelli dietro un orecchio, le accarezzò lentamente un ricciolo e le parlò vicino a un lobo. Un sussurro caldo che creò una nuova crepa sulla sua già incrinata superficie. <<Volete sposarmi, Mary?>> A quel punto, lei ne ebbe la certezza. si sarebbe fatta male. Non un male fisico, tangibile, ma un male interiore, fatto di cose perdute e rimpiante. L'aveva usata ancora una volta. Aveva capito quanto la sua presenza, le sue carezze, i suoi baci, la rendessero cedevole, sciocca, quasi primitiva. Aveva finto di volerla liberare, per imprigionarla maggiormente. Perché adesso Mary... voleva bere ancora quell'acqua impetuosa. Più di tutto."


"Povera piccola Mary, Si innamorerà e soffrirà e morirà come mia madre. Le farò del male, ormai non ho più dubbi, ma non posso permettermi di non distruggerla. Non posso permettermi di non sposarla e di perdere i vantaggi di questa unione. Non vorrei, Dio mi è testimone, ma dovrò sacrificare i suoi sogni sull'altare dei miei."


"<<La mia natura sarà farvi del male, dunque?>>  <<Sì, per quanto possiate sforzarvi di non nuocermi.>> Lui tacque per un momento, mandò giù un sorso di brandy, e poi dichiarò:  <<Avete ragione. Tuttavia, ci sposeremo. Volermi, nonostante le mie pessime argomentazioni, è la vostra natura>>."


"La strinse a sé, le sfiorò una ciocca di capelli e adagiò le labbra su una tempia, donandole esili baci. Mary sentì la sua bocca tiepida che la sfiorava in un modo meravigliosamente delicato eppure pericolosamente sensuale, e il suo cuore si spalancò come una ninfea su un lago. Si domandò come potesse sopravvivere a tutto quanto, come potesse giungere viva alla fine di quell'incantesimo, se le bastava un'emozione così elementare per fluttuare nella stanza."


"Cosa potrei dirgli? Che se salgo al piano di sopra e la vedo, nel suo abito setoso, se ripenso alla sua bocca dolce come zucchero, al suo respiro ansante, a ciò che di lei potrei fare mio senza alcun limite, prendo quel limite, lo scaravento giù dalla finestra, e la divoro? Che, per una volta nella vita, vorrei fare la cosa giusta o, almeno, quella meno sbagliata? Tuttavia, non posso restare qui in eterno. E, a essere franco, non voglio restare qui in eterno. Così, a un tratto, la raggiungo."


"Come si spiega tutto questo? Questa passione che sfocia nella sofferenza, questo tormento inesplicabile, questo non sapere dove sono ma sapere benissimo con chi sono? Perché il suo corpo sotto il mio non è soltanto un ornamento, un nome qualsiasi e un corpo qualsiasi, dagli indifferenti capelli biondi, bruni, rossi, dagli indifferenti sospiri, dall'indifferente bellezza sempre uguale? Perché lei non è solo una donna ma Mary? Non so quando è accaduto esattamente, in quale momento il mio desiderio ha cessato d'essere una smania indefinita per diventare una smania con un nome. Non è una fame generica, è una fame di Mary."


"Non sono mai stato trasportato così lontano da me stesso. La guardo e mi pare che il mio cuore batta per la prima volta nella vita. La tocco e mi pare di non aver mai toccato altro che corteccia prima d'ora. Mai seta, mai raso, mai velluto e petali. La sento, e sono certo che nessun sospiro mi abbia mai sconvolto tanto. Sospira per me, solo per me, e questa cosa mi devasta, mi fa sentire forte e inerme nello stesso attimo. Come può bastarmi una piccola smorfia di dolore, e poi un sussurro, e quindi un gemito, per provare un turbamento così profondo da volere che questa notte non finisca mai? Può, una sola, piccola, banale goccia di sangue, farmi sentire come se avessi conquistato il mondo intero? Non è normale, lo ripeto. Tutto ciò non è normale. Non sono io: sono posseduto da qualcuno che vuole ardentemente i suoi capelli sparsi sul cuscino, le sue palpebre abbassate, il suo seno che respira come mantice, la curva dei suoi fianchi, il modo in cui partecipa a ogni gesto, a ogni movimento. Con un abbandono tanto innocente e insieme audace da non farmi pensare ad altro, da non desiderare altro, da non smettere di ripetere mentalmente lo stesso mantra disperato: 'sei mia, sei mia, sei mia.' "


"Mi giro, e la vedo stesa su un fianco, avvolta nel lenzuolo, che mi dà le spalle. Allungo un braccio verso di lei, ma lo tiro subito indietro. Se la tocco, dannazione, se la tocco, la prendo subito, così, schiena contro petto. Il corpo ha ascoltato tutte le sagge considerazioni della testa, ma non pare disposto a seguire la stessa rotta. Non accetta frasi come 'il patto era questo, l'hai avuta, adesso basta'. Sto farneticando, non c'è altra spiegazione. Se il mio cuore non si ferma adesso, frenetico com'è, non si ferma più. La chiazza rosata sul lenzuolo mi fa impazzire l'anima. Devo fare qualcosa prima di dire qualcosa. Sono così sconvolto, e drogato, e ancora confuso dai postumi di questa sbornia di emozioni, che potrei fare promesse in cui non crederò domani."


"Mi sono fatta ingannare da due occhi belli, come se non sapessi cosa c'era dietro, come se ignorassi dove sarei finita. In una carrozza solitaria, a sentirmi tradita da qualcuno che non mi ha tradita, perché se non c'è illusione non c'è errore. La colpa è tutta mia, che ho preso un abbaglio anche senza inganni."


"Non la toccherò perché ho paura. Se lo facessi, se di nuovo affondassi nel suo profumo e nel suo corpo, diventerei sempre più prigioniero, sobrio ed ebbro allo stesso tempo. Ubriacato dal bisogno di riaverla. Se assecondi un vizio, quello ti divora finché non riesci a estirparlo. Ci sono vizi che non intendo prendere. E' già abbastanza strano così, con me che la sbircio, la ricordo la desidero, e vado in bestia se qualcuno la guarda."


"<<Avevi mai baciato nessun altro prima di me, Mary?>> Rabbrividisco prima che risponda.  <<No.>> Rimango in silenzio, stordito ed euforico, e poi le pongo un'altra domanda.  <<E bacerai qualcun altro dopo?>> Dimmi di no, bambina, dimmi di no. <<Fa parte del patto.>> Ti odio Mary, non sai quanto ti odio. Appena arriviamo in Devonshire devo guarire da questa follia. Troverò un'altra donna e spezzerò il tuo dannato incantesimo e potrai baciare chi vuoi senza che il pensiero mi faccia venire voglia di assassinare il mondo."


"Non esisteva nessun uomo perfetto. Esisteva solo l'uomo imperfetto che aveva davanti. Esisteva una nostalgia che la trovava impreparata. Era sicura che, vivendo a Watermouth, sarebbe riuscita a crearsi un proprio spazio, dei propri ritmi, un'esistenza che potesse coesistere con l'indifferenza di un marito desiderato più di quanto meritasse. E invece... si sentiva fuori posto. Non era casa sua, anche se l'aveva comprata. Non era suo marito, anche se lo aveva sposato. Non aveva nulla se non tanto denaro e una profonda solitudine. Perciò, il suo sogno era diventato un altro: acquistare la casetta nella quale aveva vissuto a Porthtowan, trasformarla in un'abitazione confortevole, e vivere in Cornovaglia il più a lungo possibile. Lì era stata felice, un tempo, e forse poteva esserlo di nuovo. Forse."


"Lancelot la guardò come se volesse divorarla. Nei suoi occhi c'era uno smarrimento uguale al proprio, e tante piccole luci, come se gli fossero entrate dentro mille schegge di luna. Di nuovo, le sfiorò le labbra con le dita, lentamente, e si chinò, e il suo respiro le socchiuse il respiro. Mary avrebbe dovuto respingerlo, avrebbe potuto respingerlo.  Ma lasciò che lui restasse, insieme alla sua bocca, alla sua lingua, alle sue mani, e a ogni parte del suo corpo."


"Non riesco a smettere di pensare a Mary. E' un chiodo conficcato nella fronte e nella nuca, e ovunque sia possibile piantare un chiodo. Non riesco a smettere di desiderarla. Ma non è solo questo, non è solo la fame naturale di un cibo che mi appartiene, che è nella mia dispensa, e ho diritto di mangiare quando voglio anche se, stramaledizione, non lo mangio. Non so cosa sia, ma non è solo questo. E' che ho bisogno di vederla, anche se soltanto da lontano. E' che la seguo mentre si avvia nella serra, la spio, e vorrei essere quella felce che la sfiora e quella terra nella quale scava a piene mani. E' che le poche volte in cui ci ritroviamo insieme in una stanza, e mi parla, vorrei che parlasse ancora per udire ancora la sua voce. E' che sono geloso fino alla follia, e il pensiero che un altro la tocchi, o che possa suscitare qualsiasi sua emozione, mi scatena dentro un'orda di demoni furiosi. E' che sono patetico e ridicolo."


"Mary è lì, con quell'Ermes. E io sono qui, novello Prometeo, insieme a un mostro dagli occhi verdi che mi squarcia il petto e mi dilania il fegato.  Sento il bisogno di mostrarmi, ucciderli entrambi, e andare via. Poi quello di uccidere lui soltanto. Poi solo lei. Poi di prendere a pugni la scogliera fino a grondare sangue.  Infine, vado via senza uccidere nessuno. Ho ancora un orgoglio. Non intendo ammettere la mia spaventosa debolezza, non voglio che capisca che mi sento tradito, ferito, disperato e, un poco, morto. La gelosia non può che appartenere alla famiglia dell'amore: è una parente subdola, una figlia bastarda, una sorella strega. Se le mostrassi quel che sono, quel che ho dentro capirebbe. Non sono mai stato così tanto diverso da mio padre. Non sono mai stato così tanto simile a mia madre. Non sono mai stato così tanto nelle mani di qualcuno."


"Maledico Mary con tutte le mie forze. E poi mi fermo. Perché non mi basta, una donna qualsiasi non mi basta. Non riesco a farmi piacere un corpo qualunque steso su un giaciglio di paglia. Non ce la faccio ad accontentarmi di una rosa quando voglio un'orchidea. Mi sento frustrato, rovinato, finito. Sono disperatamente innamorato di mia moglie."


"Mary tacque per qualche attimo, non più incredula, la fronte sul suo petto.  <<Non dare la tua vita, dammi te stesso>>, gli disse infine.  <<Cosa...>>  <<Chiudi quella dannata porta, baciami e dammi te stesso.>> Lui sorrise, posandole le labbra su una tempia e poi scivolando giù, fino alle labbra. <<Profumi di zucchero e violetta>>, le bisbigliò, ansimante. Quindi la prese in braccio e la condusse sul letto. Dal piano inferiore la musica filtrava come se fosse fatta di parole. A Mary parve di vederle, lì intorno, poesie e promesse vere che galleggiavano nell'aria, mentre Lancelot la accarezzava con dolcezza ed entrava nel suo corpo e nel suo cuore nello stesso istante, senza furia."


"Pianse, Mary, ma non di tristezza. Pianse di conforto ed estasi, mentre lui la guardava gemendo il suo nome fra i baci e il piacere, e seppe che, da ora in avanti, la vita avrebbe avuto il suo sapore e la sua voce, i suoi occhi e la sua anima, e che voleva quel sapore, quella voce, quegli occhi e quell'anima molto più a lungo di un semplice per sempre."


Torna da me (Come back to me Serie)

"Sto vivendo la scena più terribile  dei miei incubi, quella che mi compare sempre davanti. E' il peggiore dei sogni a occhi aperti, corroborato da tutti i film e da tutte le storie vere che si sentono raccontare. Cerchi di immaginarti come ti comporterai, cosa dirai, cosa farai quando aprirai la porta e te li troverai davanti. Preghi ogni dio che ti viene in mente perché non succeda mai. Fai patti, promesse, baratti disperati. E vivi ogni giorno con il sottofondo delle tue preghiere nella mente, con una litania infinita. Ma poi il momento arriva, e capisci che è stato tutto inutile. Le tue suppliche non sono state ascoltate. Fine della negoziazione. E' stata colpa tua? Non sei riuscita a mentenere le tue promesse?"


"Torna da me, Kit. E' stata l'ultima cosa che gli ho detto. Torna da me. Sempre. L'ultima cosa che mi ha detto lui."


"Mi sposto indietro di mezzo centimetro con il cuore che galoppa. Ho paura. Non di Kit, ma di ciò che sta per succedere tra noi. Mi sento come se stessi per fare un passo e precipitare giù da una rupe, nel vuoto, e non so se atterrerò sana e salva o se mi sfracellerò contro una roccia aguzza che ancora non riesco a vedere. Potrebbe essere incauto, stupido, pericoloso. O la cosa migliore che abbia mai fatto."


"Kit sorride. Alza una mano e mi sposta una ciocca di capelli dietro l'orecchio. <<Ne varrebbe la pena>> dice. Indugia con la mano sulla mia guancia. <<Per cosa?>> chiedo. Ho i sensi annebbiati, sono concentrata solo sulla sua mano e sulle sue labbra, così vicine alle mie. <<Per questo>> dice. E mi bacia. Ho sognato un milione di volte di baciare Kit, ma mai, neanche nella mia più remota fantasia, l'avevo immaginato così. L'istante in cui le sue labbra toccano le mie mi sembra di fluttuare nello spazio. Mi stringe le braccia intorno alla vita, mi attira verso di lui, il calore delle sue mani e delle sue labbra lancia segnali d'allarme antincendio in tutto il mio corpo. E' tenero, gentile, quasi attento con me, finché, completamente consumata dal desiderio, mi alzo in punta di piedi e gli metto le braccia intorno al collo, tirandolo ancora più vicino."


"A starmene qui disteso insieme a lei, adesso, sotto questo cielo infinito, mi sembra che siamo le uniche due persone al mondo, e per una volta non sono fuori da tutto, ma dentro, esattamente nel posto che mi spetta. Quando porto l'uniforme mi sembra di fingere di essere qualcun altro, una persona che forse non sono davvero. Quando Jessa mi guarda, invece, il mio corpo si libera di tutta la tensione, di tutte le false sembianze, e si rilassa. Ed è una bella sensazione. Più che bella. E' una sensazione di vera libertà. Mi piace come mi considera, penso, mentre osservo i milioni di stelle morte e morenti sopra di noi. Mi considera una persona che vale la pena di sforzarsi di essere."


"Le accarezzo i capelli, pettinandogleli su una spalla con la mano, e così facendo le sfioro il collo. Jessa rabbrividisce, e io voglio soltanto rifarlo. Raccoglie i capelli e li tiene alti, in cima alla testa. E' leggermente abbronzata e ha una costellazione di lentiggini sulle spalle che avrei voglia di toccare. Potrei tranquillamente starmene qui tutto il giorno a studiarla, cercando di imprimermela bene nella memoria. So già che, quando tornerò in servizio, sarà quest'immagine quella che richiamerò alla mente più spesso; quest'istantanea di Jessa che si tiene su i capelli, con la salsedine sul collo, la pelle brillante baciata dal sole."


"Forse dovrei semplicemente tirarmi indietro e dire a Jessa che non possiamo più vederci, ma poi la guardo. Sta ridendo di qualcosa che le ha detto Didi e d'un tratto si gira verso di me; mi si mozza il respiro come se mi avessero infilato un amo da pesca nei polmoni. Allontanarsi da qualcuno è sempre stato facile, non ho mai avuto bisogno di pensarci due volte. Ma con Jessa mi sembra impossibile."


"Ma quando ride, riesce a illuminare il luogo in cui si trova. E' come il sole che spunta da dietro una nuvola."


"Se lo faccio con Kit gli darò ben  più che il mio corpo. Gli darò la mia anima. E lui partirà presto. Partirà presto, e non voglio certo che mi lasci qui con il cuore spezzato. Te lo spezzerà comunque, esclama una voce nella mia testa. Kit si volta a guardarmi e sorride. In quel'istante capisco che è proprio vero. Che è inevitabile. Che ci vada a letto o meno, quando se ne andrà il mio cuore finirà in briciole."


"<<Sei stato con centinai di ragazze, tu>>. Kit mi prende tra le braccia e mi attira verso di lui finché non sono distesa sul suo petto. I miei capelli ci coprono come una tenda. <<Non me le ricordo più. Nessuna di loro>> dice baciandomi. << Ci sei solo tu>>."


"Mi chiedo se con le altre ragazze lui si sia sentito allo stesso modo, perché io non mi sono mai sentita così con un ragazzo, prima d'ora. Vorrei entrargli sottopelle, sciogliermi in lui, perdermi completamente dentro il suo corpo."


"Ci addormentiamo all'alba, l'uno nelle braccia dell'altra, e l'ultima cosa che penso prima che il sonno abbia la meglio su di me è che non c'è nulla che non farei per questa ragazza. Sono completamente perso in lei."


"Kit sprofonda nel silenzio. Io mi faccio piccola piccola contro la portiera. Dopo un attimo, però, mi prende la mano e la stringe forte e ho la sensazione di tornare da lui. So cosa sta facendo. Non è che non mi voglia. Sta cercando di proteggermi, di non farmi stare male. Non capisce che mi farebbe molto più male non poter stare con lui."


"Mi bacia il collo, le labbra, il seno, e io gli accarezzo il petto e l'addome, duri come la roccia; anche se per un attimo mi ha fatto male, presto dimentico qualsiasi cosa tranne la sensazione di lui dentro di me, il suo peso sul mio corpo, la sua forza. E' come se entrassimo uno nell'altro. Non voglio più lasciarlo andare. Dopo pochi secondi inizio a sentire un fuoco che mi si diffonde nelle vene, un'incredibile, intensa spirale di piacere che Kit alimenta a ogni movimento, finché non mi sembra di esplodere. Lui accellera il ritmo e io alzo i fianchi, spingendomi contro di lui. Ne voglio ancora, voglio tutto."


"La cingo con le braccia all'altezza della vita e le strofino il naso sul collo. Finalmente rilassa le spalle e si gira a guardarmi. <<Torna da me, Kit. Promettimi che tornerai da me.>> sussurra, le labbra sulle mie, con le lacrime che le rigano le guance. Le sistemo dietro l'orecchio quella ciocca ribelle. <<Sempre>> rispondo."


"Voglio prenderla, respirarla, possederla. Voglio infilarmi sotto la sua pelle come un dito nell'argilla fresca. Voglio lasciare la mia impronta. Voglio portare con me una parte di lei e lasciare una parte di me. Come faccio a fare in modo che mi basti per un anno?"


"Kit mi viene vicino e mi prende il viso tra le mani, sollevandomelo in modo che sia costretta a guardarlo attraverso un velo di lacrime. <<Ti amo>> dice, con un tono così aggressivo che sento qualcosa che mi si smuove nel petto. <<Ti amerò per sempre>>. Io gli prendo le mani. Perché deve andare? Abbiamo appena cominciato. <<Ti amo anch'io>>. Accosta la fronte alla mia. <<Ti prego, prenditi cura di Riley. Sii il suo portafortuna, come lo sei per me>>. Mi sistema i capelli dietro l'orecchio. <<Lo prometto>>. Piango con le labbra sulle sue. <<Torna da me>> sussurro. <<Sempre>> risponde, e mi bacia per l'ultima volta."


"Per un attimo, solo per un attimo, scorgo Jessa che mi dà le spalle, i suoi capelli biondi, come la luce di un faro in un mare di nero. La sua sola vista è sufficiente a portarmi via la poca aria che ho nei polmoni. Mi tocco il fianco con la mano dove la scheggia mi ha colpito e mi costringo ad arretrare, perché suo padre ha ragione. Io non vado bene per lei. Non vado bene per nessuno."


"Mi metto in punta di piedi e lo bacio. All'inizio non reagisce, ma poi mi spingo contro di lui e, dopo qualche secondo, sento che la sua resistenza inizia a venire meno. Lentamente risponde al mio bacio, allora gli allaccio le braccia intorno al collo per impedirgli di ritrarsi, di sfuggire. Finalmente anche lui mi stringe la vita e un singhiozzo mi sale in gola perché, finalmente, mi sento salva: non mi sembra più di precipitare in un abisso senza fondo. Qualcuno mi ha afferrato. Apro la bocca e il nostro bacio si fa all'improvviso frenetico, disperato. Il suo sapore, il suo odore inebriante, il calore bruciante delle sue labbra. Non ne ho mai abbastanza e,appena mi infila le dita tra i capelli e la lingua in bocca, mi rendo conto che entrambi cerchiamo di farci faticosamente strada verso la luce, di trovare una sorta di redenzione, o almeno un modo per vincere la sofferenza."


"Sento solo i nostri respiri, il pulsare del sangue nelle orecchie, come un tamburo. Tutto il dolore scompare, i ricordi svaniscono, il mondo diventa un'idea vaga ai confini della mia coscienza. Esiste solo il qui e adesso e Kit e il fuoco che sento dentro. E' una sensazione che vorrei non finisse mai, cui mi aggrappo con tutta me stessa, perché dall'altra parte c'è solo sofferenza e oscurità."


"Quelli che ti spaventono sono composti al sessantacinque per cento di acqua. E quelli che ami sono fatti di polvere di stelle, e so che a volte non riesci neanche a respirare profondamente, e che il cielo di notte non è come a casa, e che hai pianto fino ad addormentarti tante volte, che sei arrivato al tuo ultimo due per cento, ma niente è infinito, niente è perduto. Sei fatto di mare e di stelle, e un giorno ritroverai nuovamente te stesso." 


"Mi manchi, Kit. Ti ricordi le nostre gite nel deserto? Quando mi hai mostrato la Stella Polare? Adesso la cerco ogni notte, sai? Mi ricordo che mi hai detto che la Stella Polare è quella che si guarda per orientarsi e ritrovare la via di casa. Continuo a sperare che un giorno la userai per ritrovare la tua casa, perché è così che mi sento: come se ti fossi smarrito, e aspetto che ritrovi la via. Continuerò ad aspettarti, Kit." 


"Mi manchi. Ti amo. Anche se ho abbandonato tanto tempo fa qualsiasi pretesa nei tuoi confronti, non posso smettere di amarti. Non lo farò mai. Sei nel mio sangue, ormai. Sei l'unica cosa che mi ha permesso di andare avanti, Jessa. Perché anche durante i periodi bui, quelli peggiori, quelli in cui mi svegliavo coperto di sudore, col cuore a mille, nei periodi in cui pensavo che l'unica via d'uscita fosse uccidermi e liberarmi di questo fardello, pensavo a te e uscivo dall'abisso in cui ero caduto."


"<<Penso che tu ami ancora me,>> prosegue <<anche se non vuoi dirmelo>>. Lo guardo, mentre dentro di me l'ira lotta contro l'istinto. <<Perché quel tipo di amore, Jessa,>> prosegue Kit <<non scompare così. Non si affievolisce. Io ti amo ancora. Ti amerò sempre. E credo che anche tu provi la stessa cosa. So che non me lo merito. So che merito solo il tuo odio. Ma se c'è una possibilità, anche la più minuscola possibilità che tu mi ami ancora, allora non la getterò via. Perché ho attraversato l'inferno e tu sei l'unica ragione per cui ne sono uscito vivo>>."


"Con la mano libera mi accarezza i capelli dietro all'orecchio. <<Perché sei la mia ragazza>> sussurra. <<Sei mia, Jessa. E io sono tuo. E sono stato un idiota, ma giuro su Dio che non me ne andrò mai più>>. Lo guardo negli occhi e noto che lo stato febbrile che avevo visto al funerale è svanito e non c'è più traccia della disperazione che lo affliggeva l'ultima volta che abbiamo fatto l'amore. Mi guarda come faceva prima che Riley morisse. <<Promesso?>> chiedo. Ancora non so se posso crederci. Irrigidisce la mascella. Mi prende il viso tra le mani e mi punta lo sguardo negli occhi. <<Con tutto il cuore. Sono tornato. Per sempre>>."


"E poi mi bacia. Il mio corpo reagisce automaticamente. Anche se sono passati nove mesi, sembrano nove secondi perché la connessione tra noi è istantanea. Non è cambiato nulla. Mi sciolgo. E' come se fossi rimasta ibernata e mi stessi svegliando adesso, ora che le sue labbra, le sue mani, il suo tocco infondono di nuovo il calore nel mio corpo, riportandomi alla vita dall'interno. Rispondo al bacio disperatamente, come se stessi cercando di ritrovare la via verso la luce e fosse lui ad avere la torcia. Mi ero scordata la sensazione che si prova a stare tra le sue braccia - il semplice ricordo non può fargli giustizia - e mi spingo contro di lui. Voglio ricordare. Siamo senza fiato e, quando ci stacchiamo, entrambi stiamo tremando e piangiamo."


"<<Ti amo così tanto>> sospira, abbracciandomi e tenendomi stretta. Mi bacia sulla testa e mi sposta i capelli dietro l'orecchio, poi mi dà un bacio sul collo. Rabbrividisco. <<Sei mia?>> mormora Kit. <<Sempre>> rispondo, mentre lui posa le labbra sulle mie."


Obsidian (The Lux saga)

"<<Sai che cos'ho sempre pensato?>> mi disse lui dolcemente. Eravamo ancora sul sentiero, intorno a noi solo il cinguettio degli uccelli. <<No>> La mia voce fu portata via dal vento leggero. <<Che le persone più belle, quelle veramente belle, sia dentro che fuori, sono proprio quelle meno consapevoli dell'effetto che hanno sugli altri.>> I suoi occhi cercarono i miei e per un attimo restammo a guardarci. <<Chi va in giro a vantarsi in realtà non fa che svilirsi. La bellezza è passeggera, questo corpo è solo un guscio.>>"


"Il suo petto si sollevava e si abbassava mentre il verde bottiglia dei suoi occhi assumeva nuove sfumature. Provai una sensazione forte, come se una scossa elettrica mi attraversare... Come se tutto il mio corpo trovasse in lui una sorta di corrispondenza... E questo non aveva assolutamente senso, visto che lui mi odiava."


"Lui aprì lentamente gli occhi, posando l’altra mano sulla mia. «Ricordami» disse con voce strozzata «di non trattarti mai più come una ragazzina… d’accordo?» Ridendo e singhiozzando allo stesso tempo gli gettai le braccia al collo, rischiando di farlo cadere all’indietro. Premetti il viso contro il suo collo, respirandone il profumo. A lui non rimase altra scelta che ricambiare l’abbraccio e sentii una mano affondarmi fra i capelli ormai sciolti. «Non mi hai ascoltato» mi sussurrò contro la spalla.  «Non lo faccio mai.»


"Daemon mi fissò per un istante, poi scoppiò a ridere. Era una risata cupa, di gola. Molto sexy. Oh cavolo. Distolsi lo sguardo. Era il tipico rubacuori che, ovunque andasse, si lasciava dietro una scia di vittime. Portava guai. Guai molto stuzzicanti, forse, ma pur sempre guai."


"Dall’altra parte si udirono dei passi pesanti, poi la porta si spalancò e mi ritrovai davanti un petto ampio e muscoloso. E nudo. Abbassai lo sguardo e rimasi… senza fiato.  Quel ragazzo aveva addominali pazzeschi. Perfetti. Di quelli che ti fanno venire voglia di allungare una mano. Non me lo sarei aspettata da un ragazzo di diciassette anni, ovvero l’età che credevo avesse, ma non osavo lamentarmi. Né parlare. Guardavo e basta."


"Non era il primo a farmi un complimento, ma era la prima volta che m’importava."


"Ero spaventata e confusa, impreparata a ciò che stava per accadere, ma tutto il mio corpo pretendeva molto più che baci e carezze… volevo lui. E lui voleva me. Non si tornava indietro. In quel momento il mondo… l’universo intero… cessò di esistere."


"«Okay, senti qua, ma prima mettiamo in chiaro una cosa. Io non ci credo per niente, capito?».La cosa si faceva interessante… «Capito.» «C’è gente che dice di aver visto cose strane nei pressi delle Seneca Rocks. Tipo… luci… dalla forma umana. Alcuni credono che si tratti di fantasmi o alieni.» «Alieni?» Scoppiai a ridere e alcuni si girarono. «Scusa, ma sul serio?» «Sul serio» ripeté lei con un sorriso da orecchio a orecchio. «Io non ci credo, ma di sicuro in giro c’è gente in cerca di prove. Guarda che non sto scherzando. Qui è come stare a Point Pleasant.» «Cioè? Non ho idea di cosa tu stia dicendo.» «Mai sentito parlare dell’Uomo falena?» Vedendo la mia espressione, Lisa si mise a ridere. «È questa specie di insetto gigante che sembra appaia alla gente quando qualcosa di terribile sta per accadere. Su a Point Pleasant si dice che qualcuno l’abbia visto prima che il ponte crollasse uccidendo un sacco di persone. E molti sostengono di aver visto degli uomini in completo nero aggirarsi da quelle parti qualche giorno prima.»"


"Con gli occhi di tutti ancora puntati addosso, si sporse ancora di più sul banco e mi disse: «Indovina?». «Cosa?» «Ho dato un’occhiata al tuo blog.» Oh – Madre – Santissima. L’aveva cercato? E, cosa ancora più incredibile, l’aveva trovato!? Era googleabile? Che figata pazzescaaa! «Cos’è, adesso ti metti a spiarmi?» «Nei tuoi sogni, Kitty.» Poi sorrise, compiaciuto. «Ah, dimenticavo, di quelli sono già il protagonista.» «Incubi, Daemon, incubi.» Lui mi sorrise e stavo quasi per ricambiare, quando fortunatamente il professore iniziò a fare l’appello spezzando la magia. Mi girai, sospirando.Daemon ridacchiò."


"<<Grazie>> mormorai e sottovoce aggiunsi <<coglione>>. Lui scoppiò a ridere di gusto. <<Questa non me l’aspettavo da una signorina come te Kittycat.>> Mi girai di scatto. <<Non chiamarmi mai più così>> sbottai. <<Meglio che sentirsi dare del coglione, no?>> E si allontanò dalla porta.  <<E’ stato proprio un incontro interessante. Ne serberò a lungo il ricordo.>> Okay. Basta così. <<Sai una cosa?? Hai ragione. Non sei un coglione>>. Sorrisi educatamente. <<Sei proprio una testa di cazzo.>> <<Testa di cazzo>> ripetè lui. <<Affascinante.>> Sollevai il dito medio. "


"Lui mi guardò incuriosito <<Perché, com’è fatto un alieno?>> <<Non…come te>> balbettai. <<Non sono così belli…>> <<Quindi mi ritieni bello?>> chiese, compiaciuto. Lo guardai storto. <<Taci. Non far finta di non sapere che chiunque su questo pianeta ti troverebbe attraente.>> Non potevo credere di averglielo detto davvero. <<Gli alieni…sempre che esistano…sono omini verdi con gli occhi enormi e le braccia molli o… o… insetti giganti o… così bitorzoluti…>> Daemon scoppiò a ridere. <<Tipo ET?>> <<Bravo! Tipo ET… sono proprio contenta che la trovi una cosa divertente...prego, accomodati pure, spappolami il cervello come solo voi alieni sapete fare… tanto… oddio, mi sa che ho battuto la testa.>>" 


"Le sue mani mi scivolarono lungo i fianchi. «Scommetto che pensi a me tutto il tempo.» «Tu sei matto.» Mi appiattii contro il muro, trattenendo il fiato. «E mi sogni anche.» Daemon abbassò lo sguardo sulle mie labbra che come per magia si socchiusero. «Scommetto che scrivi il mio nome sui quaderni, con i cuoricini intorno.» Ridacchiai. «Ti piacerebbe, povero illuso. Ma sappi che io con te non…» E mi baciò."


"Di ritorno a casa, però, trovai davanti alla porta una pila di pacchetti e i brutti pensieri svanirono. Ne afferrai uno con un gridolino di gioia. Erano libri… libri freschi di stampa che avevo ordinato settimane prima. Corsi di sopra e accesi il computer per dare un’occhiata alla recensione che avevo pubblicato la sera prima. Nessun commento… La vita era una merda. Ma avevo ben cinque nuovi utenti! La vita non era più una merda."


"Non volevo neanche pensare al primo giorno di scuola, con tutta quella gente nuova. Buttai metà uova nella spazzatura. <<Sì mi piacerebbe. Ma non andrò a supplicarli di essere miei amici.>> <<Non si tratta di supplicare. Se solo indossassi uno di quei bei vestitini estivi che portavi in Florida, invece che questa...>> e mi tirò l'orlo della maglietta.<<potresti flirtare>>." 


"I raggi del sole le creavano una sorta di aura intorno alla chioma scura e sulle labbra aveva un sorriso birichino. Sembrava la regina delle fate. O Campanellino sotto anfetamine, visto quant'era agitata."


"<<Siete fatti come noi… da quelle parti?>> domandai senza pensare. Daemon si tirò su a sedere, con un sopracciglio sollevato. <<Come, prego?>>  Sentii le guance avvampare ma ormai non potevo più rimangiarmi quello che avevo detto. <<A livello sessuale, intendo. Sai… non riesco davvero a immaginare come possa funzionare fra voi.>> Sulle sue labbra apparve un mezzo sorriso e quella fu l’ultima cosa che vidi prima di ritrovarmi distesa. Con lui sopra. <<Vuoi sapere se sono attratto dalle umane in generale?>> mi domandò. I suoi capelli ricaddero sul mio viso. <<O da te?>> Fra i nostri corpi c’erano solo pochi millimetri. Smisi di respirare non appena sentii i suoi muscoli premere contro il mio petto. Quella inaspettata vicinanza scatenò un turbine di sensazioni sconosciute dentro di me. Iniziai a tremare. E questa volta non per il freddo. Sentivo il suo respiro caldo su di me, poi d’un tratto lui mosse i fianchi, facendomi sussultare. Okay, da quelle parti erano esattamente come noi. Daemon tornò disteso a pancia insù accanto a me. <<Vuoi sapere altro?>> chiese, la voce profonda e roca. Io non mi mossi. Stavo ancora fissando il cielo con gli occhi spalancati. <<Bastava che me lo dicessi, sai?>> sussurrai guardandolo. <<Non c’era bisogno di farmi sentire.>> <<E che divertimento ci sarebbe stato, allora?>> ribattè lui girandosi verso di me. <<Prossima domanda, Kitty?>>"


"<<Beh, Katy non ha nulla da fare domani.>> puntò il suo sguardo su di me, e riuscivo praticamente a vederla mentre immaginava i nostri futuri figli. Mia madre non era normale. <<È libera di andare a nuotare.>>"


Shadows (The Lux saga)

“«Credete che la Austen tratti il tema dell’amore in modo cinico o soltanto realistico?» chiese Patterson, compiaciuto. «Secondo me vuole dirci che a volte ascoltare il cuore non conviene» rispose Daemon. Bethany chiuse gli occhi. «O che a non ascoltarlo si finisce male» disse Dawson, in tono deciso. «Che il vero amore vince su tutto.» Bethany si girò un istante e lui le sorrise. «Il vero amore…» ripeté Daemon sarcastico. «Il vero amore è un’illusione.»”


"<<Ancora non mi capacito della fortuna che ho. Tu mi hai accettato completamente. Non me lo sarei mai nemmeno sognato>>" disse in un impeto di tenerezza. <<Io ti amo, Dawson. Amo tutto di te. E l'amore non fa differenze. E poi...non siamo così diversi>>"


"Pensò di aver perso la ragione per il troppo dolore. <<Bethany, ti amo. Scusa se non te l'ho mai detto. Ti amo. Avrei tanto voluto farlo. Ti amo da morire e non posso...>> <<Ti amo anch'io>>"


"Le sue mani forti le sfiorarono il viso con delicatezza. Poi la baciò di nuovo, con trasporto, e quando si staccarono nei suoi occhi Bethany vide un sentimento che conosceva bene. Era lo stesso che provava lei. Era amore."


"Non che importasse davvero. Per quanto le riguardava, avrebbe potuto anche essere un lama in incognito e lei sarebbe comunque stata... attratta da lui."


"<<La fissa come fosse...>> Ci fu una strana pausa, quasi come se Daemon non sapesse come dirlo a parole, come se non avesse mai guardato una ragazza in quel modo... e infatti non lo aveva mai fatto. <<Come fosse la bistecca più buona di questo mondo e lui stesse morendo di fame.>> Dawson alzò le sopracciglia. Era così che fissava Beth? Come fosse una bistecca? <<Tu non mi hai mai guardata in quel modo.>> sibilò Ash. Daemon la fissò. Decisamente non in quel modo."


"<<Non posso credere che tu stia permettendo tutto questo. E magari la prossima volta sarai tu a uscire con un'umana.>> Daemon scoppiò a ridere. <<Sì, come no. Non accadrà mai.>>"


"Un vortice d’aria attraversò la stanza e, abbassando le mani, Dawson si ritrovò davanti Dee, che lo guardava incuriosita. Dee era probabilmente la persona più importante per lui e Daemon. Entrambi avrebbero scatenato l’inferno su chiunque le avesse anche solo torto un capello. Dee era la loro sorellina e il loro più prezioso tesoro. Sul pianeta da cui venivano, le femmine erano venerate. Sulla Terra, però, non sembrava essere così. Piena d’energia e voglia di amare, Dee era un vero e proprio ciclone che investiva la vita di chiunque incrociasse il suo cammino. Era anche la sua migliore amica. Il loro era un legame forte, più profondo di quello che c’era tra lei e Daemon. Dawson non avrebbe saputo dire perché. Del resto il fratello aveva eretto intorno a sé un muro che nemmeno loro riuscivano mai a penetrare veramente. Dee e Dawson erano da sempre inseparabili."


Onyx (The Lux saga)

"<<Sei così sicuro di te...>> <<Talmente sicuro che ti propongo una scommessa.>> <<Non puoi essere serio>> Lui mi sorrise. «Scommetto che entro la fine dell'anno confesserai di essere follemente, totalmente, irrimediabilmente...». «Ti piacciono gli avverbi?» Avevo le guance in fiamme. «Irrevocabilmente?» «Almeno sai cos'è un avverbio, non immaginavo» borbottai sbuffando. «Smettila di distrarmi, Kitty. Entro la fine dell'anno, confesserai di essere follemente, totalmente, irrimediabilmente, irrevocabilmente innamorata di me». Soffocai una risata, sconvolta.  «E che mi sogni, anche.» Mi lasciò il braccio e si mise a braccia conserte. «Scommetto che confesserai anche questo. Forse mi mostrerai persino il quaderno in cui hai scritto il mio nome circondato da cuoricini...» «Oh, ma per favore...»  Daemon mi fece l'occhiolino. «Ti sfido»."


"<<Biscotto?>> mi offrì, tenendo in mano un biscotto pieno di gocce di cioccolato. Mal di pancia o meno, non c'era la minima possibilità che io potessi rifiutarlo. <<Certo.>> Le sue labbra si incurvarono su di un lato e si chinò verso di me, la sua bocca a pochi centimetri dalla mia. <<Vieni a prendertelo.>> Vieni a prender...? Daemon mise metà biscotto tra quelle piene labbra assolutamente baciabili. Oh, santi bambini alieni da tutte le parti.


"<<Che cosa stiamo per fare Kitty?>>" Le dita dei miei piedi si incurvarono al profondo tono della sua voce.  <<Non lo so.>> <<Io ho qualche idea.>> Feci un sorriso. <<Sono sicura che ce le hai.>> <<Vuoi sentirle? Anche se sarei più bravo a mostrartele che a dirtele.>> <<Non so perché, ma ti credo.>> <<Se non lo fai, potrei sempre darti un'anticipazione.>> Si fermò, e potei sentire il sorriso nella sua voce. <<Voi amanti dei libri adorate le anticipazioni, non è vero?>>"


"Non feci in tempo a rispondere o a riflettere un secondo sul fatto di averlo spaventato, che le nostre labbra si toccarono. Spensi il cervello e affondai le unghie nella sua maglia... i suoi baci erano così profondi e le sue mani così forti mentre mi tirava a sé. Baciava come se io fossi l'acqua e lui un assetato, con avidità. "


"In quelle ore avevo capito tante cose. Mi ero resa conto di quanto ero cambiata dal giorno in cui avevo conosciuto i Luxen, di quanto ero diventata coraggiosa per poterli difendere. Avevo mentito, ma l'avevo fatto per proteggerli. E ora sapevo anche che non avrei esitato a uccidere per Daemon e tutti quelli che amavo. La vecchia Katy non c'era più. Al suo posto c'era una persona diversa."


"<<Kitty...>> mormorò lui. Lo baciai dolcemente passando le dita nei suoi capelli bagnati. In lui sentii crescere il mio stesso desiderio. Era un bisogno doloroso e quasi mi spaventai . <<Kitty>> disse lui di nuovo, la voce strozzata <<non puoi fermarti ora>>. Lo guardai senza fiato. <<Tu sei mia>> disse, e indietreggiando si lasciò scivolare contro la parete, tenendomi fra le braccia. <<Mia.>> Mi tirò a sé e mi baciò. Fu un bacio lento e sensuale. " 


“Alle poste c’erano ad attendermi un sacco di pacchi e feci una gran fatica per non mettermi a saltare di gioia. Erano tutte copie non definitive di libri che ci scambiavamo fra blogger. Tremavo di contentezza. Forse erano i primi sintomi della sindrome della mucca pazza. Tornare a casa fu un’impresa. Avevo le mani molli, la mente offuscata. Stringendomi i pacchetti al petto, ignorai il formicolio alla nuca e salii i gradini della veranda. E ignorai anche il ragazzone di un metro e novanta appoggiato alla ringhiera. «Non sei tornata subito a casa dopo la scuola.» Dal tono trapelava irritazione. Neanche fosse un agente supersexy dei Servizi Segreti assegnato alla mia custodia e io avessi osato scappare. Tirai fuori le chiavi dalla tasca con la mano libera. «Dovevo andare alle poste, come vedi.» Aprii la porta e lasciai cadere tutto sul tavolino dell’ingresso. Ovviamente me lo ritrovai dietro senza che l’avessi invitato a entrare. «La posta poteva aspettare.» Mi seguì in cucina. «Cosa sono? Ancora libri?» Prendendo il succo d’arancia dal frigo, sospirai. Chi non amava i libri non poteva proprio capire. «Sì, ancora libri.» «Lo so che non ci sono Arum nei paraggi in questo momento, ma non si è mai troppo prudenti. La tua traccia potrebbe portarli dritti alla soglia di casa nostra. Ora come ora, mi pare più importante questo di qualche libro.» Nah, i libri erano sempre più importanti, persino degli Arum.”


"<<Posso tenerti un po' tra le braccia?>> <<Non voglio altro.>>"


“Passarono dieci secondi dal momento in cui Daemon si mise a sedere a quando mi picchiettò la penna sulla spalla. Dieci lunghissimi secondi. Girandomi verso di lui, respirai quel suo profumo così speciale. Daemon si toccò le labbra con il cappuccio blu della penna. Labbra che conoscevo bene. «Buongiorno, Kitty.»"


"Presi un segnalibro dal tavolino del soggiorno e lo infilai nel romanzo. Le orecchiette erano l'Anticristo di qualsiasi book lover."


“La Modestia è per i santi e i perdenti. E io non sono nessuno dei due.”


"L'attrazione che sentivo per lui era quasi dolorosa e ogni singola cellula del mio corpo bruciava quando ero con lui, ma cedere sarebbe stato come dire che poteva trattarmi come voleva. E dovevo sperare davvero che i sentimenti che provavamo fossero reali. E se avessimo scoperto il contrario? Sarebbe stata la fine per me, perché a quel punto sarei stata totalmente persa per lui... più di quanto già non fossi."


"<<Vuoi venirmi a dire che volteresti le spalle a tutti i tuoi simili rischiando la vita per me?>> <<Devi smetterla di supporre cosa voglio o non voglio>> <<Mi cerchi solo per via del nostro legame e perché per te è una sfida>> <<Ma è ridicolo!>> Sbottò. <<Come fai ad esserne tanto certo?>> <<Perché so quello che sento.>> Mi apparve davanti all'improvviso, battendosi una mano sul petto, all'altezza del cuore. <<Lo so! E non sono il tipo che scappa davanti ai problemi, non importa quanto siano grandi. Preferirei morire che vivere col rimpianto di non averci provato.>>"


"<<Posso farti una domanda?>><<Dipende.>> <<Per caso senti qualcosa, quando sei con me?>> <<A parte quello che ho sentito stamattina, quando ti ho visto con quei jeans?>>"


"<<Kat, non sei di aiuto. Sto cercando di essere serio. Guarda che...non è facile.>>"


Opal (The Lux saga)


"<<Mi sei mancato>> confessai <<Lo so. Non puoi vivere senza di me.>> <<Non esageriamo.>><<Confessalo e basta.>> <<Eccolo di nuovo, l’ego grande come una casa>> lo presi in giro."


"Avevo lo stomaco sottosopra e il cuore in gola. <<Com’era lì dentro?>> Sgranò appena gli occhi e trascorse qualche istante prima che parlasse. <<All’inizio non era tanto male. Ci permettevano di vederci. Dicevano che eravamo lì per la nostra sicurezza. Sai, facevano leva sul fatto che se la gente avesse scoperto cosa avevo fatto a Beth, le cose avrebbero potuto mettersi male e andavamo protetti. Dedalo era dalla nostra parte. O almeno così dicevano. Ero…ero quasi convinto che ne saremmo usciti sani e salvi, insieme."


"Daemon mi sorrise e quel sorriso fu come una carezza al cuore. <<Perché sei buona. E io non ti meritavo.. ma tu hai creduto di sì. Pur sapendo cosa avevo fatto in passato e nonostante il modo in cui all’inizio ti ho trattata, hai sempre creduto che ti meritassi.>> <<Io..>>  <<E questo perché sei buona dentro.. lo sei sempre stata e sempre lo sarai. Non c’è nulla che tu possa dire o fare per cambiare questa cosa. Perciò ora piangi, sfogati, ma non biasimarti per le cose che hai fatto.>> Non sapevo cosa dire. La dolcezza lasciò il posto al solito sorrisetto compiaciuto che tanto amavo e detestavo allo stesso tempo. <<Togliti queste brutte idee dalla testa, perché tu sei molto di più, molto di più.>>”


"«Ti amo, Katy ti ho sempre amata e sempre ti amerò»"


"Le sue parole mi avvolsero come una coperta calda. E per ora erano sufficenti a farmi accettare quello che avevo fatto, questa era l'unica cosa che contava. Non posso spiegare quanto apprezzassi ciò che aveva detto. Un grazie non era abbastanza. Tremando ancora,mi avvicinai e lo baciai mentre le sue dita mi massaggiavano le spalle. Sulle sue labbra sentii il sapore delle mie lacrime e quando il bacio si fece più intenso, sentii la mia stessa paura. Ma c'era dell'altro, c'era il nostro amore."


"Blake si ritrasse ma non distolse lo sguardo. Il vento ruggì attraverso gli alberi, frustando i miei capelli intorno al mio viso e lasciando immobile lui. <<Non ho mai voluto che tu mi odiassi.>> Abbaiai una breve risata e cominciai a camminare di nuovo. <<Fai schifo in tutta la parte del non-far-si-che-io-ti-odi>>. <<Lo so.>> Rallentò quando fu accanto a me. <<E io so che non posso cambiarlo. Non sono nemmeno sicuro che l'avrei fatto se avessi avuto la possibilità di farlo di nuovo.>> Gli lanciai un'occhiata tagliente e piena d'odio. <<Almeno sei onesto, giusto? Qualunque cosa sia.>> Si infilò le mani nei jeans. <<Potresti fare lo stesso se ti trovassi nei miei panni -se fosse Daemon quello che avresti bisogno di proteggere.>> Un brivido mi scese lungo la schiena mentre la mia mascella si bloccava. <<Lo faresti,>> insistette con calma. <<Potresti farlo proprio come ho fatto io. Ed è quello che ti dà fastidio più di ogni altra cosa. Siamo più simili di quanto tu non voglia ammettere.>>"


"Non avevamo pianificato tutto questo e ci è stato concesso solo un certo lasso di tempo. Faceva schifo -peggio delle persone che piratano i libri, peggio di aspettare un anno per il sequel di una serie amata, e peggio di un brutale finale cliffhanger. Andare via, sapendo che probabilmente ci stavamo lasciando indietro persone innocenti, mi avrebbe perseguitato per sempre."


"Per un momento non riuscivo a pensare, non riuscivo a respirare. Aprii la bocca per urlare, ma il terrore si riversava dentro di me, tagliando fuori ogni suono."


"<<C'era il nostro amore... la nostra speranza che ne saremmo usciti insieme. C'era la comprensione reciproca, l'accettazione dei nostri difetti belli e brutti. E c'era desiderio, tanto desiderio. Un desiderio che toglieva a entrambi il respiro e ci faceva battere forte il cuore. C'era tutto questo in un semplice bacio.>>"


"C'è da fidarsi di lui? Quali piani ha realmente in testa? Davvero vuol aiutare Daemon e gli altri, o ancora una volta dietro quello sguardo impenetrabile e il sorriso sornione si nasconde un'anima traditrice?"


"Si girò su un fianco, tirandomi contro di lui, inclinando la mia testa verso la tua.  I suoi occhi cercarono i miei. <<Grazie.>>  <<Per cosa?>> Amavo la sensazione delle sue braccia attorno a me e di come mi adattai contro di lui, duro contro morbido. Fece scorrere le dita sopra il mio braccio, e rimasi colpita da come poteva farmi tremare.  <<Per tutto,>> disse. La gioia aumentò dentro il mio petto, e mentre eravamo l’una tra le braccia dell'altro,  i nostri respiri si fecero irregolari, i nostri corpi intrecciati, non eravamo ancora sazi l'uno dell'altra.  Ci siamo baciati. Abbiamo parlato. Abbiamo vissuto. "


"Il verde dei suoi occhi era straordinariamente luminoso e poi tornò bianco quando mi inginocchiai, presi il suo viso e lo baciai... lo baciai realmente come se fosse l'aria di cui avevo bisogno. <<Per cos’era questo?>> chiese quando mi sedetti di nuovo. <<Non che mi lamenti.>>  Mi strinsi nelle spalle. <<Così. E per rispondere alla tua domanda, credo che dovremmo assolutamente saltare la scuola e sparire per la giornata.>> Daemon si mosse così velocemente che un secondo era seduto e quello dopo era sopra di me, le braccia come cinture d'acciaio su entrambi i lati della mia testa, io ero sulla schiena e lo guardavo. <<Ti ho detto che ho un debole per le cattive ragazze?>> mormorò. La sua forma sfuocata ai bordi, un morbido bianco come se qualcuno avesse preso un pennello e sbavato un contorno sfuocato intorno a lui. Un ciuffo di capelli cadde in avanti, in quegli occhi come sorprendenti diamanti. Non riuscivo a respirare. <<L'assenteismo fa per te?>> Quando abbassò il suo corpo, vibrava di una bassa carica e dove i nostri corpi si incontravano, volavano scintille. <<Tu fai per me.>> <<Sempre?>> Sussurrai. Le sue labbra toccarono le mie. <<Sempre.>>"


"Davanti al cuscino di mezzo e dietro al tavolino lo spazio era come distorto, ondulato, come l’acqua attraverso un bicchiere. Capii che doveva trovarsi lì, mimetizzato come un camaleonte. <<Oddio…sei come Predator>> Silenzio. Poi: <<E’ una figata>> Ricomparve sorridente come un bambino la mattina di Natale. <<Mi intrufolerò nel tuo bagno stile Uomo Invisibile>> Alzai gli occhi al cielo <<Dammi l’opale>>."


"Daemon mi fu accanto in un attimo, mi sollevò da terra stringendomi forte. Colta di sorpresa, lasciai cadere la borsetta e mi aggrappai. <<Ma che..?>> Mi zittì con un bacio mozzafiato. Quando mi baciava così, ero allo stesso tempo eccitata e spaventata. Era come se volesse raggiungere la mia anima. Non si rendeva conto di averla già fra le mani. Lentamente mi posò a terra. Un po’ stordita, alzai lo sguardo verso di lui. <<E questo per che cosa era?>> <<Hai sorriso. Non sorridevi da un po’ e mi mancava, così ho deciso che meritavi un premio.>> <<Un premio?>> Scoppiai a ridere. <<I tuoi baci sarebbero premi?>> <<Esatto: cambiano la vita>>”


Origin (The Lux saga)

"<<Forse ci sono situazioni che cambierei, ma non certo te, mai. Io ti amo, questo non cambierà.>><<Dillo ancora.>> <<Ti amo.>> <<Anche il resto.>> <<Ti amo. E sarà sempre così.>>"


"Mi fermai al centro della cella e chiusi le palpebre. Subito mi apparve il viso di Katy e, senza nemmeno sforzarmi, rividi l’orrore nei suoi occhi, scuri come un cielo in tempesta, nell’istante in cui aveva capito di essere intrappolata dall’altra parte. La parte sbagliata."


"«Pensavi di potermi fermare? ... Brucerò il mondo per salvarla» "


"Erano passate trentuno ore, quarantadue minuti e venti secondi da quando le porte avevano iniziato a chiudersi, separandomi da Kat. Trentuno ore, quarantadue minuti e dieci secondi dall’ultima volta che l’avevo vista. Da trentuno ore e quarantuno minuti lei era nelle mani di Dedalo. E io impazzivo, sempre di più, ogni secondo, ogni minuto, ogni ora che passava. Camminavo nervosamente per la stanza con i pugni serrati lungo i fianchi. Più che altro era una cella, rivestita di materiale ovviamente nocivo per noi Luxen. Una rabbia amara si impossessò di me. Non sarebbe dovuta finire così. Se qualcosa doveva andare storto a Mount Weather, se proprio dovevano catturare qualcuno di noi, quello dovevo essere io. Non Kat. Mai Kat."


"Appoggiandogli la testa nello spazio tra il collo e la spalla, respirai quel profumo di sapone e di terra che era suo e solo suo. «Dillo» mormorai. La sua mano mi accarezzò la schiena e fui scossa da un brivido. «Che cosa, Kitty?» «Lo sai.» Strofinò il mento sui miei capelli. «Io amo… la mia auto, Dolly.» Sorrisi, poi feci una smorfia. «Non questo.» «Oh.» Sembrava davvero innocente. «Amo… i programmi sui fantasmi.» «Quanto sei idiota.» Rise piano. «Ma mi ami.» «Sì.» Lo baciai sulla spalla. Ci fu un momento di silenzio, poi sentii il suo cuore accelerare il battito. Il mio si adeguò immediatamente. «Ti amo» mormorò. «Ti amo più di ogni altra cosa al mondo.»"


"La strinsi più forte. «Preparati. Sto per dire una cosa davvero sdolcinata.» Percorrendo con un dito la linea del mio viso, rispose: «Pronta». «Sono pazzo di te.» Esplose in una risata. «Oddio che imbarazzo…» «Ti avevo avvertita.» Le presi il mento fra indice e pollice e la baciai. «Adoro il suono della tua risata. Anche questo è sdolcinato?» «No.» Rispose al mio bacio. «Per niente.»"


"La guardai fino a quando non riuscì più a tenere gli occhi aperti. Poi contai ogni respiro che lei fece fino a quando non riuscì più a ricordare qual era stato l'ultimo numero. E quando successe, ripetei il suo nome, più e più volte, fino a quando fu l'ultima cosa a cui pensai prima di scivolare nell'oblio."


"Fece scivolare la mano sul mio braccio, inclinando la testa di lato mentre il suo sguardo vagava su di me. La mia luce si rifletteva sulle sue guance, dandole un bagliore roseo. Era bellissima, e io ero così, così disperatamente innamorato di lei.  Il suo mento fece uno scatto, e lei ispirò profondamente, gli occhi spalancati.  Okay, potrei aver accidentalmente pensato l'ultima parte ad alta voce. L'hai fatto. Un piccolo sorriso divise le sue labbra. Mi è piaciuto sentirtelo dire. Un sacco.  Inginocchiandomi così che i nostri occhi fossero allo stesso livello, le misi una mano a coppa sulla guancia. Ti prometto che questo non sarà il nostro futuro, Kitty. Ti darò esattamente quello -una vita normale.  I suoi occhi brillavano. Non mi aspetto una vita normale. Mi aspetto solo una vita con te."


"«Blake ci ha traditi due volte. Sapevano che quella sera saremmo andati a prendere Beth. Ci ha venduti in cambio di Chris. Su questo non ho dubbi. Volevano uno di noi e siamo caduti in pieno nella trappola.» «È una faccenda seria» rifletté Matthew a voce alta. «Non possiamo farci fregare di nuovo.» Non aveva importanza. Nemmeno questo mi avrebbe impedito di cercare Kat. Niente al mondo avrebbe potuto impedirmelo."


"Mi sentivo di nuovo andare a fuoco, peggio di quando avevo subito la mutazione, o di quando mi avevano spruzzato in faccia le particelle di onice. «In origine, i Luxen erano la forma di vita più potente e intelligente dell’universo intero. Poi, l’evoluzione fece il suo corso e nacque una nuova specie, per natura opposta ai Luxen: quella degli Arum.»"


"Kat scosse piano la testa e con un filo di voce disse: <<E la tua famiglia, Daemon? Non hai pensato..>> <<Tu sei più importante>> Non appena queste parole mi uscirono di bocca, mi resi conto che era la verità. La famiglia era sempre venuta al primo posto per me e Kat era parte della mia famiglia. Una parte enorme. Era il mio futuro."


"<<Un giorno è composto da ottantaseimilaquattrocento secondi, giusto? Fanno millequattrocentoquaranta minuti al giorno.>> Mi guardò confusa. <<Okay, Mi fido>> <<E' così.>> Mi tamburellai un dito sulla fronte. <<Ci sono un sacco di informazioni inutili qui dentro. Ad ogni modo, mi segui? In una settimana ci sono centosessantotto ore. Circa ottomilasettecento ore in un anno, e sai cosa?>> Sorrise. <<Cosa?>> <<Io voglio passare ogni secondo,ogni minuto, ogni ora con te.>> Non riuscivo a credere che una cosa così sdolcinata mi fosse uscita dalla bocca, ma era così bello e vero. <<Voglio che i miei anni siano composti di secondi e minuti passati insieme a te. Parlo di decenni solo per noi.>>"


"Fermai la lacrima con un bacio. <<Non ti lascerò sola. Tu sei tutto...tutto per me, Kat.>> Sorrisi quando la sentii trattenere il respiro. <<E dài, Kitty, che cosa ti aspettavi? Io ti amo.>>"


"<<Ti amo, Katy. Ti ho sempre amata e sempre ti amerò>> urlò. <<Tornerò a prenderti. Io…>>"


"Eravamo affamati l'uno dell'altra. I suoi baci mi inebriavano, le sue carezze mi incantavano"


"Si staccò da me cercando i miei occhi, poi mi diede un bacio innocente, disperato, perfetto. L'abbracciai forte e, per quanto il bacio fosse iniziato dolcemente, presto ritornò la passione. Ci baciammo più profondamente, mettendoci tutta la paura che avevamo dentro da quando ci avevano separati, tutto ciò che sentivamo l'uno per l'altra. Il suo gemito mi scosse e quando cominciò a muoversi sopra di me credetti di impazzire."


Opposition (The Lux saga)

"<<Kat.>> Pronunciò il mio nome come se fosse una specie di preghiera, poi mi sfiorò con un bacio dietro l'orecchio. <<Ho infranto ogni regola della mia razza per curarti e averti vicina. Ti ho sposata e raso al suolo una città per tenerti al sicuro. Ho ucciso per te. Pensavi davvvero che potessi dimenticare tutto? Che ci fosse qualcosa in questo mondo, in qualsiasi universo, più forte del mio amore per te?>>"


"<<Kitty?>> disse. <<Sì?>> I suoi occhi erano bellissimi, scintillanti. Rimase in silenzio per un lungo istante. <<Ti amo.>>"


“Per la centesima volta dall’arrivo dei Luxen, mi tornarono in mente le parole del sergente Dasher.  Da che parte si sarebbero schierati Daemon e la sua famiglia?  Fui scossa da un brivido” 


"Daemon, imperterrito, si allungò fino a baciarmi. Il contatto fu così improvviso e inaspettato che rimasi immobile, mentre lui faceva ciò che voleva della mia bocca.  <<Stiamo scherzando? Ti pare che baciarla sia la cosa giusta da fare con degli alieni infuriati alle calcagna?>><<Baciarla è sempre la cosa giusta da fare.>>"


"Era così ingiusto. Da quando era scomparso non avevo desiderato altro che poterlo rivedere, toccare, amare. E ora non sapevo nemmeno chi fosse. Da quando erano arrivati i luxen, nulla aveva più senso."


"«Scommetto che a volte ti sei maledetta per aver messo piede in West Virginia.» «Ho avuto dei brutti momenti, questo è vero, e non vorrei mai più riviverli, ma non mi pento di niente.» Gli strinsi la maglietta. «Non posso, perché ti amo. Ti amo davvero, e nell’amore ci sono gli alti e i bassi. Giusto? Anche mia madre non avrebbe mai voluto passare quello che ha dovuto affrontare per la malattia di mio padre, e nemmeno avrebbe mai voluto perderlo, ma certamente non si pente di averlo amato. Tutto il dolore e la tristezza non sono niente.» Daemon mi baciò, catturando le mie parole con una lieve pressione delle sue labbra carnose. «So che molte volte non ti ho meritata, specialmente visto il modo in cui ti trattavo all’inizio. Ma ho intenzione di farmi perdonare.» « Lo hai già fatto»."


"Kat mi affascinava sempre, tutto di lei mi incantava: era bellissima, ma non si trattava solo di questo. Era anche forte, ed esibiva la sue cicatrici con estrema disinvoltura. Era intelligente e cocciuta, ma soprattutto, gentile, e, scegliendo di amarmi, mi aveva fatto il regalo più bello del mondo. Questa era la cosa più importante che avevo imparato stando con lei, una cosa che avrei sempre portato dentro di me: l'amore era un dono."


"<<Lo so, ma...non volevo che combattessi contro tua sorella, che fossi costretto a farle del male e a vivere per sempre con quel peso sulla coscienza.>> Queste parole me la fecero amare oltre ogni possibile immaginazione. Le posai le mani sulle ginocchia e mi avvicinai per baciarla. << Grazie. Non è sufficiente, ma è la sola cosa che possa dirti.>> <<Non ce n'è bisogno.>> Kat appoggiò la fronte alla mia. <<Io ti amo.>>"

"<<Daemon!>> Cercai di rispondere, ma riuscivo solo a concentrarmi su quegli occhi. Lei si chinò su di me, le labbra vicinissime alle mie, il mio nome sulla lingua. Pensai che, se proprio dovevo morire, se questa era la fine, allora volevo vedere lei. Lei e nient'altro."


"La mia bocca era ovunque. Le nostre mani in movimento. Capii che lei era pronta, e feci saltare quel momento il secondo in cui ci baciammo. Ci muovemmo insieme, le nostre mani strettamente intrecciate mentre mi alzavo e fissavo quegli occhi grigi punteggiati di luce bianca. Mi innamorai ancora una volta."


"«Io non ti sto chiedendo di accettarla, ma solo di capire perché dobbiamo farlo, di riconoscere quanto c’è in ballo, e  chi c’è in ballo! Non pensare a me o a te, in questa circostanza. Ti sto chiedendo…» «Mi stai chiedendo l’impossibile.» Daemon si voltò e un secondo dopo mi  ritrovai contro la parete, la sua bocca sulla mia. Quel bacio, oh, cavolo, quel bacio era una combinazione di passione e gelosia, sentivo il sapore della disperazione e della rabbia sulla lingua, eppure la mano con cui mi accarezzava la guancia era così delicata. In quel bacio c’erano tante emozioni, ma l’amore era di gran lunga la più potente."


"<<So che chiederti di stare in macchina è troppo, ma per favore rimanimi vicina>> Daemon rallentò mentre attraversava il parcheggio, dirigendosi verso la macchina nera. <<Luc potrà anche fidarsi di quel tipo, ma io no.>> Resistetti alla tentazione di girare gli occhi. <<Non è che ho intenzione di corrergli incontro e abbracciarlo.>> La sua espressione si fece blanda. <<Spero proprio di no. Potrei diventare geloso. >> <<Diventeresti geloso se lei abbracciasse un albero,>> Archer gettò lì.  <<Forse.>> Daemon costeggiò il parcheggio fino a fermarsi dietro la vettura. <<Sono bisognoso fino a quel punto.>>"


"Avevo visto lui. E lui aveva visto me. Stava in piedi alla fine del corridoio nella sua vera forma, splendente e brillante come un diamante. Non sembrava diverso rispetto al resto dei Luxen, ma ogni briciola del mio essere sapeva che era lui."


"Erano passati due giorni dall'ultima volta che l'avevo vista, ma sembravano un'eternità. Ed era stata una vita fa, un mondo diverso, con un futuro diverso."


"Le sue parole si persero per un momento mentre l'altra sua mano sfiorava tutto il mio corpo. Mi tirò contro di lui, i nostri corpi si adattarono perfettamente insieme e la sensazione che mi fece provare era, in qualche modo, incredibilmente nuova e dolcemente familiare. Il suo bacio si approfondì fino a quando avevo il suo sapore ovunque."


"Non importa quanto tempo sia passato da quegli orribili momenti, quando pensai di averlo perso, non dimenticherò mai il sapore amaro della paura e non considererò mai scontato ogni secondo che passiamo insieme."


"Non importava quante ore, giorni, mesi o anni avessimo ancora davanti; saremmo sempre stati uniti. Questo amore era reale, molto più forte di un esercito di alieni assetati di potere."


"Daemon mi interruppe e mi baciò profondamente, con trasporto. «Hai un grande cuore, Kitty.» Parlava tenendo le labbra sulle mie. «È quello che amo di più di te. Be’, anche il tuo corpo mi piace molto, te l’ho già detto? Ma il tuo buon cuore è la ciliegina sulla torta, un fiocco intorno al pacco regalo. Ti rende perfetta, ai miei occhi.» . «A volte» dissi guardandolo. «A volte dici delle cose meravigliose.» «Tipo che mi piace il tuo sedere.» Scoppiai a ridere. «Ecco, rovini sempre tutto!»"


"«Ehi, tu.» «Sei sveglio da molto?» «Non sono certo neanche di aver dormito.» «E mi hai guardata per tutto il tempo?» Accennai un sorriso. «Forse.» «Inquietante. . .» «Non mi interessa.» Le passai un pollice sulle labbra. «Ho trascorso ore e ore a osservare uno spettacolo bellissimo.» Arrossì di colpo. «Le lusinghe ti porteranno lontano.» «Sono già dove voglio essere.»"


"Sapevo di non dover provare quelle sensazioni, eppure ogni parte di me lo voleva. Sentivo il sangue che mi ribolliva dentro. La desideravo. Ne avevo bisogno. La amavo."


"<<Cosa c'è?>> chiesi. I nostri sguardi si incrociarono. Quegli occhi color smeraldo, così luminosi, non mancavano mai di attirare la mia attenzione. Daemon era bello in modo irreale, anche se la sua bellezza non risiedeva solo in quelle fattezze umane, ma nella sua stessa essenza. E se all'inizio non la pensavo così, poi mi ero dovuta ricredere."


"Falci di luce si proiettavano sulle pareti mentre i nostri cuori battevano all'unisono. Lei mi teneva stretto, avvolgendomi la vita con le gambe, e io soffocai il suo grido con un bacio mentre un vortice di emozioni correva lungo la mia schiena. Non so quanto tempo trascorse, ma mentre la tenevo tra le braccia finalmente chiusi gli occhi e, nonostante tutto quello che ci stava succedendo, trovai la pace."


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